
L’intelligenza artificiale non vive nel cloud. Vive dentro infrastrutture enormi che occupano suolo, consumano acqua ed energia e modificano territori e comunità.
Nell’area milanese sono già operativi 33 data center, altri 10 sono in costruzione e 23 sono sottoposti a verifica urbanistica. Intanto, secondo i dati richiamati nell’articolo, le richieste di connessione presentate a Terna dalla sola Lombardia hanno raggiunto dimensioni enormi. Ma il problema non riguarda solo Milano e la Lombardia.
Il punto non è essere contro l’innovazione. Come scrive Pierfrancesco Majorino, «non si chiede di fermare l’innovazione», si chiede che una trasformazione di questa portata non venga decisa soltanto dalle esigenze delle Big Tech e dalla disponibilità dei territori a offrire energia, acqua e terreno.
Per questo la nascita di comitati locali contro una proliferazione sregolata dei data center è interessante anche oltre la Lombardia: riporta una questione apparentemente tecnica dentro il confronto democratico. Chi decide dove costruire? Con quali limiti? A beneficio di chi? E quale ritorno resta alle comunità che sopportano l’impatto?
C’è poi una questione ancora più grande: la sovranità digitale europea. Se infrastrutture, cloud e dati restano concentrati nelle mani di pochi grandi operatori extraeuropei, costruire data center sul nostro territorio non significa automaticamente controllare la tecnologia che ospitano.
Enrico Rossi

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