Dopo mesi di disinteressata vacatio nei quali nessuno, né Matteo Salvini né Luigi Di Maio, hanno rivendicato il Ministero per i rapporti con la Commissione Europea, lasciato libero da Paolo Savona per traslocare in via Martini sede dell’Autorità italiana per la vigilanza sui mercati finanziari (meglio nota come CONSOB), improvvisamente tutto, persino la sorte del Governo, sembra ruotare attorno a quello scranno.
Possibile?
Possibile che un posto, ritenuto da molti secondario, adesso possa rivestire tanta importanza? E, paradosso nel paradosso, perché mai Giuseppe Conte dovrebbe decidere in fretta quando non sembra esserci neppure un nome papabile? Che senso può avere tutto questo trambusto?
Andiamo con ordine e riavvolgiamo il nastro.
Tutto è cominciato appena 13 mesi fa quando, in piena fibrillazione per la composizione di quello che sarebbe divenuto il primo Governo Conte, i leader del Movimento 5 Stelle e della Lega individuarono nel prof. Paolo Savona, allora assai critico nei confronti della politica economica e monetaria dell’Unione, l’esponente più autorevole per ricoprire il ruolo di Ministro dell’Economia.
Una vera e propria sfida verso Bruxelles che il Presidente della Repubblica, annusato il vento giacobino, sventò “imponendo” un triunvirato di propria fiducia: “l’amico” ed esperto Giovanni Tria al dicastero di via XX Settembre, l’ambasciatore ed ex-Ministro Enzo Moavero Milanesi alla Farnesina e, per i Rapporti con l’Europa, il navigato prof. Savona sfilandolo dalle grazie di Salvini e Di Maio.
La mossa del cavallo che portò alla formazione di un Governo con tre soci di maggioranza: Lega, Movimento 5 Stelle usciti entrambi vincitore dalle elezioni politiche del 4 marzo 2018 e, proprio, il Quirinale.
Ecco svelato l’arcano.
Paolo Savona non era un Ministro qualunque. Il suo dicastero era (e rimane) in “quota Quirinale”. Quello stesso Colle che nei mesi ha arruolato anche il Premier Conte e che molti hanno intravisto dietro l’irrituale quanto minacciosa conferenza stampa tenuta dal Presidente del Consiglio appena pochi giorni fa.
Quindi la rivendicazione del posto di Savona altro non è che una rappresaglia, neppure troppo velata, nei confronti del Presidente Sergio Mattarella e del suo sodale Giuseppe Conte.
Ecco la quadratura del cerchio.
E da ciò la contro minaccia del duo Salvini-Di Maio: se Giuseppe Conte vuol continuare a guidare il Governo deve sottrarre al Presidente della Repubblica uno dei sui Ministeri ed assegnarlo al vincitore delle recenti elezioni europee. Risultato che, guarda caso, proprio in queste ore, è stato sottolineato dal potentissimo Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti.
Dietrologie? Forse!
Ma una cosa appare certa: con la rivendicazione dell’ex-posto di Savona il cerino della legislatura è tornato nelle mani di Conte.
Daniele Marchetti


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