Un Twitter di poche righe: <L’eutanasia e il suicidio assistito sono una sconfitta per tutti. La risposta a cui siamo chiamati e non abbandonare mai chi soffre, non arrendersi, ma prendersi cura e amare per ridare speranza> . Così papa Francesco quando ancora non si sapeva che non si trattasse né di eutanasia né di suicidio assistito per ciò che concernesse la dipartita di Noa Pothoven. Invero si è trattato di una forma mista fra eutanasia e suicidio assistito, legittima anch’essa in Olanda anche se fattispecie affatto nuova. La ragazza, infatti, ha chiesto di non essere più alimentata affinché fosse lasciata andare. Intervengono quindi i medici a somministrare, per attutire il dolore, con cure palliative che le consentono di morire senza sofferenze. La Pontificia Accademia per la vita in un altro tweet:< La morte di Noa è una grande perdita per qualsiasi società civile e per l’umanità. Dobbiamo sempre difender la Vita>.
Poco altro trovammo su Avvenire e ancor meno su L’Osservatore Romano di giovedì 6 giugno in cui Francesco D’Agostino, ignaro anch’egli che non si trattasse né di eutanasia né di suicidio assistito, accusava “di rozzezza le norme eutanasiche, unico rimedio delle società civili contro il dolore”. E pensare che soltanto mezzo secolo fa la Chiesa cattolica impediva le cure palliative o antidolorifiche poiché il dolore avrebbe purgato l’anima del malato prima della dipartita. Naturalmente se sono condannabili tale pratiche eutanasiche per i malati terminali assolutamente la Chiesa cattolica ancor di più si oppone quando si tratti di malati psichiatrici i quali, anche secondo il giornalista, non avrebbero la capacità e quindi il diritto di autodeterminarsi. Comunque spera che <questa vicenda dia una mano a riattivare l’impegno a combattere contro il consolidarsi delle legislazioni eutanasiche …>. Ma in conclusione l’autore pone il centro della riflessione sul dolore e sulla condizione dell’uomo moderno che non accetta più tale situazione come fosse <… uno scandalo intollerabile, un inaccettabile attentato alla dignità umana e che pertanto non solo a livello individuale, ma anche soprattutto a livello sociale, va edulcorato, assorbito, trasfigurato, giustificato, e comunque in ultima istanza , soppresso>. Ora a me sembra che l’esempio della Noa non combaci affatto con tale conclusione considerato, che insieme ai suoi genitori ha lottato fino in fondo con l’ausilio di psichiatri e quant’altro la scienza pone a servizio dell’uomo. Tutt’altro che sfuggire dal dolore possiamo affermare, conosciuta la sua vita, che lei ha convissuto con il dolore per anni e anche cercando di combatterlo, contrastandolo con la pubblicazione di una sua biografia, cercando sui social di creare una rete di sostegno per malati anoressici al pari di lei. Dobbiamo pur ammettere che vi siano delle malattie psichiche che come le terminali non danno scampo o speranza di guarigioni e neppure di attenuazione del dolore che spesso è più dirompente di un male fisico. Anche l’appello della chiesa all’assistenza e alla vicinanza del malato sofferente è una problematica tutt’altro che facile a realizzarsi con la parcellizzazione delle famiglie, con la mancanza di fondi per la sanità pubblica. Comunque una risposta la Chiesa l’ha data, condivisibile o meno. E lo Stato laico? Tace. Eppure il Parlamento è chiamato a risolvere la questione sul suicidio assistito fra poco meno di qualche mese essendo sospeso il giudizio su Cappato per aver accompagnato in Svizzera il DJ Fabo. La Corte costituzionale ha rinviato al Parlamento la decisione di una modernizzazione del codice penale in materia risalendo gli articoli attuali al Codice Rocco.
Per una volta dobbiamo dirci soddisfatti che i politici non si sbraccino più di tanto per l’argomento, ci manca in questo Marco Pannella. Però tutto sommato i nostri governanti non potrebbero che far di peggio in presenza di tanti “cattolici competenti” annidati nei bivacchi parlamentari ( http://www.pensalibero.it/e-ufficiale-nasce-il-partito-dei-cattolici-competenti/). Infatti con la legge sul testamento biologico siamo riusciti ad avere l’eutanasia in Italia, con il rifiuto da parte del malato delle cure , compresa l’alimentazione e col supporto delle palliative, senza mai pronunciarne il nome, con il tacito consenso della Chiesa cattolica. Forse fatta edotta dalla morte del cardinale Carlo Maria Martini. Potenza dell’ambiguità. Quindi per una volta ringraziamo i dormienti parlamentari nostrani.
Guglielmo Adilardi


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