
Un devastante attacco missilistico perpetrato dai ribelli Houthi ha colpito i Terminal 3 e 4 dell’aeroporto internazionale King Khalid di Riad, causando la morte di almeno 12 persone e il ferimento di oltre 300 civili di varie nazionalità. L’escalation ha provocato l’immediata risposta della coalizione a guida saudita, che ha scatenato pesanti raid aerei di rappresaglia sulla capitale yemenita Sanaa. L’attacco ha paralizzato lo scalo della capitale saudita, costringendo alla temporanea sospensione di tutti i voli proprio alla vigilia di importanti vertici internazionali sull’energia e sugli investimenti programmati in città.
Non si tratta più di una guerriglia di confine o di una remota scaramuccia geopolitica da relegare nelle ultime pagine dei quotidiani. Il sangue versato tra le macerie dei terminal civili di Riad squarcia violentemente il velo di ipocrisia con cui l’Occidente e le cancellerie internazionali hanno finora guardato al conflitto yemenita. Colpire un aeroporto internazionale – snodo vitale per una metropoli di otto milioni di abitanti – significa dichiarare deliberatamente guerra alla convivenza civile, alla sicurezza globale e alla stessa possibilità di un dialogo.
I ribelli Houthi, sostenuti da una precisa regia regionale, hanno dimostrato che nessuno specchio di modernità può dirsi al sicuro dal ricatto asimmetrico dei droni e dei missili balistici. La risposta a colpi di bombe su Sanaa segue il tragico e arcinoto copione della rappresaglia, un circolo vizioso in cui la contabilità dei morti si aggiorna senza sosta da entrambe le parti, mentre la comunità internazionale balbetta promesse di intervento politico o valuta, per bocca della Casa Bianca, un’estensione del coinvolgimento militare.
Mentre Riad tenta faticosamente di blindare la propria sicurezza per non vedere fuggire gli investitori globali attesi per i prossimi summit, la realtà si impone con brutale chiarezza: non esistono zone franche se si permette alle milizie teocratiche di trasformare le rotte aeree e gli hub civili in legittimi obiettivi di guerra. Se il mondo continuerà a tollerare che il terrore diventi lo strumento di negoziazione prediletto nello scacchiere mediorientale, le macerie dell’aeroporto King Khalid saranno solo il preludio di un’instabilità globale dalle conseguenze incalcolabili.
Giuseppe Basilico

Lascia un commento