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L’illusione del potere assoluto di Trump

“Èil presidente più consequenziale del XXI secolo”. Con queste parole Jeffrey Goldberg ha descritto Donald Trump durante il programma Washington Week della Public Broadcasting System (PBS), la rete televisiva pubblica statunitense. Goldberg non ha torto, ma forse Trump lo avrebbe corretto aggiungendo che la sua influenza oltrepassa i confini degli Usa. In un’intervista a Maggie Haberman e Jonathan Swan del New York Times, il presidente statunitense consegnò loro una pagina scritta da uno storico che lo vede come l’uomo più potente che sia mai esistito.

di Domenico Maceri | 3 Luglio 2026

“Èil presidente più consequenziale del XXI secolo”. Con queste parole Jeffrey Goldberg ha descritto Donald Trump durante il programma Washington Week della Public Broadcasting System (PBS), la rete televisiva pubblica statunitense.

Goldberg non ha torto, ma forse Trump lo avrebbe corretto aggiungendo che la sua influenza oltrepassa i confini degli Usa. In un’intervista a Maggie Haberman e Jonathan Swan del New York Times, il presidente statunitense consegnò loro una pagina scritta da uno storico che lo vede come l’uomo più potente che sia mai esistito. Il documento include leader storici come Alessandro Magno, i Cesari, Napoleone, Hitler e Stalin, e afferma che Trump è più potente di tutti loro. L’aneddoto dei giornalisti è incluso nel loro libro “Regime Change: Inside the Imperial Presidency of Donald Trump”.

Lo storico citato da Trump è infatti Dave King, un caddie del giocatore di golf Dave King. Poco importa per Trump, la cui fame di adulazione non ha limiti, anche se il suo potere reale ne ha. Ciononostante, c’è una dose di verità sulla sua rilevanza da quando è entrato in politica, specialmente alla luce del duecentocinquantesimo anniversario degli Stati Uniti. E ci si domanda se la democrazia sopravviverà agli attacchi di Trump al sistema americano, che hanno indebolito i contrappesi al potere esecutivo. Le ultimissime decisioni della Corte Suprema, però, ci rendono ottimisti, anche se non tolgono alcuni dubbi.

Con un voto di 6-3, la Corte Suprema ha proprio in questi giorni riaffermato la validità del XIV emendamento sulla cittadinanza, mantenendo lo ius soli per tutti i nati negli Usa senza riguardo all’origine dei loro genitori. Come si ricorda, l’anno scorso Trump aveva annunciato un ordine esecutivo che imponeva limiti, sostenendo che la cittadinanza non si applicasse a coloro i quali avessero genitori senza documenti legali. Si temeva che la Corte Suprema, con una maggioranza che pende a destra perché sei dei nove giudici sono stati nominati da presidenti repubblicani (tre dei quali proprio da Trump), potesse ribaltare l’emendamento, ridefinendo cosa vuol dire essere americano.

Trump, però, era già riuscito a scuotere la definizione di americano con la sua campagna contro gli immigrati. Senza distinguere tra immigrati non autorizzati e coloro in possesso di documenti legali, il 47esimo presidente è riuscito a cambiare la visione degli Usa come un Paese composto di gente proveniente da tutte le parti del globo. Gli stranieri non sono benvenuti, specialmente quelli provenienti da Paesi che Trump ha classificato come “del Terzo Mondo”, usando anche un linguaggio volgare per descriverli. In questo aspetto, il presidente statunitense è riuscito a riportare la visione degli immigrati alla discriminazione delle leggi degli anni Venti, che stabilivano preferenze per gli ingressi dal Nord Europa a scapito di quelli del Sud e dell’Asia. Questi provvedimenti discriminatori furono eliminati nel 1965 con la nuova legge sui diritti civili.

Trump ha ovviamente guardato indietro e la Corte Suprema lo ha sostenuto nel caso dei migranti haitiani e siriani con Temporary Protected Status, un visto temporaneo per ragioni umanitarie. Una recente decisione ha stabilito che l’amministrazione Trump può eliminare questi visti e deportare quasi un milione di persone in Paesi che non sono sicuri.

La deportazione di questi individui si aggiunge ovviamente a quella massiccia contro i migranti senza documenti legali, che possono essere detenuti se l’Ice (Immigration and Customs Enforcement) li sospetta. Anche qui la Corte Suprema ha dato una grossa mano a Trump, permettendo agli agenti dell’Ice di fermare individui sospettati in base all’accento, all’etnia o al tipo di lavoro svolto. Queste detenzioni dovrebbero essere brevi, ma spesso si protraggono per lunghi periodi e, in alcuni casi, hanno incluso anche cittadini americani.

In sintesi, Trump ha cercato di limitare la cittadinanza a quelli che storicamente hanno detenuto il potere: i bianchi. Infatti, l’attuale inquilino della Casa Bianca ha anche colpito i diritti dei gruppi minoritari, attaccando le politiche di inclusione. Lo abbiamo visto persino nella composizione della sua amministrazione che, a differenza del suo primo mandato, ha escluso in grande misura i membri delle minoranze. Inoltre, gli attacchi alle università da parte dell’amministrazione Trump hanno colpito i programmi di inclusione, visti dal presidente come favoritismi non meritati a scapito dei bianchi.

Gli strapoteri che Trump ha cercato di accaparrarsi, citando il “caddie storico”, esisterebbero in mancanza di resistenza, come si è visto in politica estera. La guerra con l’Iran che il presidente statunitense ha scatenato rimane in un limbo fatto di scaramucce quasi quotidiane. Non si è trattato di un esempio di strapotere di Trump, come lui ha declamato ad nauseam. Infatti, anche gli analisti conservatori hanno rilevato che l’Iran ne è uscito molto bene e il trattato firmato gli concede tanti benefici.

Ma tornando alla politica interna, il potere infinito del presidente statunitense è un’illusione, come ci confermano le recentissime decisioni dei magistrati. Trump, però, non ammette mai le sconfitte e, nel caso dello ius soli, ha già indicato che correrà ai ripari, usando il ramo legislativo per ottenere l’obiettivo negatogli dalla Corte Suprema. Un’idea improbabile dal punto di vista costituzionale, ma anche pratico, considerando la situazione politica e le maggioranze risicate del Partito Repubblicano nelle due Camere. Inoltre, con le elezioni di midterm quasi alle porte, altre nuvole si stanno avvicinando per Trump. Secondo tutti i sondaggi, i democratici si trovano in una buona situazione per conquistare la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti e, potenzialmente, anche al Senato.

Domenico Maceri

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Domenico Maceri

Domenico Maceri, PhD, University of California, scrive su politica americana. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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