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Licio Gelli e il falso scaldalo P2

di Luca Bagatin | 16 Dicembre 2015

Di Licio Gelli è stato detto di tutto e quasi tutto è stato detto a sproposito. Un po’ per convenienza politica, un po’ per invidia, un po’ per lanciare scoop a buon mercato da vendere a lettori avidi di mero sensazionalismo senza costrutto.

Oggi Licio Gelli non c’è più e, forse, proprio da oggi in poi sarà possibile fare maggiore chiarezza su un personaggio ritenuto, a torto e solo per depistare l’opinione pubblica dal vero malaffare politico-partitico-economico di questo Paese, quale il “burattinaio” di tutti i mali dell’Italia, se non del mondo.
Qualche anno fa realizzai su Gelli e la Loggia massonica Propaganda nr. 2, una serie di articoli ed una intervista ad uno dei biografi di Gelli oltre che uno dei massimi esperti di Storia della Massoneria in Italia, ovvero al prof. Aldo A. Mola, pubblicati poi nel mio saggio “Universo Massonico” (Bastogi Editrice). Saggio che, peraltro, assieme al sottoscritto, è citato anche su Wikipedia alla voce “P2” nella sezione “Giudizi critici sul caso P2”.
Proprio per fare maggiore chiarezza ed evitare che il “pensiero unico antipiduista” prevalga sulla realtà dei fatti, desidero pubblicare qui ampi stralci dei capitoli del mio saggio:
(dal capitolo: “Gelli e la P2 fra cronaca e Storia”)
Di Licio Gelli e della Loggia Propaganda 2 sono state scritte un sacco di cose.
Quasi tutte pressoché a sproposito a cominciare dal fatto che fu una “Loggia segreta”.
La P2, Loggia all’Ordine del Grande Oriente d’Italia, fu – diversamente – una Loggia “coperta” di diretta pertinenza del Gran Maestro dell’Obbedienza.
“Coperta” in quanto al suo interno vi erano personalità di spicco (del panorama culturale, politico, artistico ecc…) che – per la loro particolare posizione professionale – preferivano non rivelare l’appartenenza alla Massoneria e dunque figurare unicamente “all’orecchio” del Gran Maestro, come si dice in gergo massonico.
Si pensi solo al fatto che la Loggia Propaganda Massonica (poi P2) fu fondata nel 1877 e di essa vi faceva parte anche il Vate della letteratura risorgimentale Giosue Carducci e l’ottimo ed indimenticato Sindaco di Roma Ernesto Nathan.
Tutto ciò e molto altro ancora è spiegato dettagliatamente e con una ricchissima documentazione e bibliografia dallo storico Alessandro Aldo Mola – Medaglia d’Oro per la Cultura dal 1980 – nel suo ultimo saggio
“Gelli e la P2 fra cronaca e storia” edito dalla Bastogi.
Mola, senza faziosità alcuna, racconta di come il “presunto scandalo” P2 non fu che il pretesto per una lotta senza quartiere contro i massoni e la Massoneria italiana, da sempre vista con sospetto da settori clericali, fascisti e comunisti.
Mola ripercorre così – come già fece lo scrittore Pier Carpi nel suo
“Il Venerabile” nei primi anni ’90 – la vita di Licio Gelli sin dai tempi della Guerra di Spagna quando combattè a fianco dei franchisti e successivamente in Italia a Capo del Fascio di Pistoia. Sino a quando salvò da morte certa 62 prigionieri fra ebrei e partigiani, evitando così la loro deportazione nei campi di sterminio in Germania.
Ciò gli vantò un attestato da parte del Comitato di Liberazione Nazionale di Pistoia e gli consentì, a guerra finita, di rifarsi una vita. Prima come commerciante di prodotti di cancelleria e via via, negli anni ’50, nell’ambito della Permaflex ove divenne direttore dello stabilimento di Frosinone.
E così, successivamente, come racconta Mola, Gelli decise di farsi iniziare massone negli anni ’60 con l’obiettivo di rendere la Massoneria un organismo in grado di risolvere le controversie internazionali e nazionali. Un po’ come durante il Risorgimento italiano o con la fondazione della Società delle Nazioni e dell’ONU.
Nulla, insomma, di oscuro e di occulto. Anzi.
Un capitolo molto denso del saggio di Mola, oltre a quello dell’amicizia fra Gelli ed il generale Peron, è infatti dedicato alla fondazione dell’OMPAM da parte di Licio Gelli, ovvero dell’Organizzazione Mondiale Per l’Assistenza Massonica.
Un organismo sovranazionale, appunto, in grado di
“contribuire a soccorrere ed ad elevare le condizioni morali, spirituali e materiali dell’Uomo e della Famiglia umana, operando secondo i principi etici propri dell’insegnamento massonico”, come dichiarato dal promotore stesso.
Un organismo che faceva leva proprio sulla fratellanza massonica che era l’unico principio in grado di superare tutte le divisioni in fatto di politica, razza, religione….
Un organismo “alla luce del sole”, che fu riconosciuto anche in sede ONU alla stregua della Fao e dell’Unesco e che si proponeva di integrare l’opera umanitaria laddove le giurisdizioni massoniche non disponessero di strutture economicamente e giuridicamente idonee per operare sia all’interno dei singoli Stati che a livello internazionale.
Operazione ambiziosa che purtroppo la stampa nostrana omise di far conoscere al grande pubblico. E che si arenò con l’avvento del presunto scandalo P2, nel 1981.
L’OMPAM fu tuttavia un’operazione autonoma di Gelli e per nulla legata al Grande Oriente d’Italia, anche se egli stesso propose all’allora Gran Maestro del GOI, Lino Salvini, di nominare il suo predecessore – Giordano Gamberini – alla carica di Ambasciatore del GOI presso l’OMPAM.
Licio Gelli, sia detto per inciso, allora non era ancora Venerabile della Loggia P2, anche se la P2 era attiva e nota ai Gran Maestri sopra citati ed ai loro predecessori senza scandalo alcuno come spiegato all’inizio di questo articolo.
Gelli fu solamente un personaggio particolarmente attivo sia all’interno che all’esterno della Massoneria. Il che lo porterà ad occuparsi di cose estranee alla stessa Istituzione come ad esempio di politica (si noti bene che le Costituzioni di Anderson del 1723, vietano espressamente ai massoni di occuparsi di politica e religione in Loggia).
Ma ad ogni modo anche qui nessuno scandalo “profano”, come rilevato dall’ottimo Alessandro Mola nel capitolo dal titolo “Gelli per la Seconda Repubblica”.
Alla metà degli anni ’70 – vista l’estrema fragilità e litigiosità della coalizione di Pentapartito e l’incalzante terrorismo rosso e nero – l’Italia si trovò ad un bivio: o una dittatura clericale di estrema destra, oppure un ancor meno auspicabile regime di estrema sinistra.
Licio Gelli stilò così il famigerato “Schema R” (Rinascita), all’indomani dell’avanzata del Pci alle elezioni amministrative del 1975.
Lo “Schema R”, come documentato dal saggio di Mola, non fu altro che un piano riformatore, che elaborava la strategia politica per arginare la dilagante avanzata dei comunisti – alleati alla dittatura sovietica – in Italia, per mezzo di un rafforzamento della coalizione di Pentapartito (Dc, Psi, Psdi, Pri, Pli) a partire dalla Democrazia Cristiana, a patto che essa si depurasse da correnti ed alchimie che la rendevano inefficiente ed inefficace.
L’obiettivo finale di Gelli non era altro che un ritorno ai
“fasti ed al prestigio della Segreteria De Gasperi”.
Un rafforzamento, dunque, della democrazia centrista e moderata. Altro che autoritarismo filo-fascista tanto sbandierato dalla grande stampa dell’epoca !
Gelli delineò nel suo “Schema”, anche un elenco molto preciso di riforme che – peraltro – erano condivise dalla gran parte degli italiani di allora e di oggi e che proprio oggi – trent’anni dopo – sono di scottantissima attualità e dibattito.
Dalla riforma presidenziale all’abrogazione dell’immunità parlamentare; dalla riduzione ad una Camera dei Deputati sino all’abolizione dei ministeri e degli enti inutili quali le Province; dall’introduzione di pene severissime per i reati di corruzione perpetrati da politici, funzionari e pubblici ufficiali sino alla privatizzazione del carrozzone Rai-Tv. Riforme allora necessarie come lo sono oggi.
Al punto che lo stesso Gelli precisò subito che tutto ciò
“non preludeva ad un colpo di Stato”, bensì intendeva “scongiurare l’irreparabile jattura di una guerra civile e allontanare dall’Italia il pericolo di un governo dittatoriale di ispirazione comunista o fascista”.
Chi accusò Gelli di cospirazione politica sulla base dello “Schema R” o fu in mala fede oppure quello “Schema” non lo lesse punto. Come i fatti – documentati dal Mola – si sono incaricati di dimostrare.
Che poi, forse, il Gran Maestro di allora – Lino Salvini – avesse concesso troppo “potere massonico” a Licio Gelli, siamo d’accordo.
Licio Gelli fu elevato al grado di Maestro Venerabile della P2 il 9 maggio 1975 e ciò fu un po’ un’anomalia visto che la P2 era storicamente di pertinenza del Gran Maestro in carica.
Come un’anomalia massonica fu che Gelli iniziasse gli aspiranti Fratelli “in punta della spada”, ovvero senza alcun rituale massonico, come ricordò anche il prof. Claudio Bonvecchio in un recente convegno sulla Massoneria tenutosi a Pordenone. Ma, come il Bonvecchio ed il Mola ricordano: la P2 divenne il capro espiatorio del malaffare di gran parte delle forze politiche di allora, le quali montarono ad arte la famosa “teoria cospirazionista ai danni dello Stato”, istituendo addirittura una costosissima ed inutile Commissione Parlamentare d’Inchiesta presieduta da Tina Anselmi e che si concluse con nulla di fatto. Mettendo a nudo unicamente l’ignoranza di gran parte dei politici e dei magistrati di allora in fatto di Massoneria ed Esoterismo.
La P2, dunque, non era affatto una organizzazione segreta, bensì una “Loggia coperta” come ve ne sono moltissime anche all’estero e per i motivi già sopra spiegati.
Il saggio di Alessandro Mola lo chiarisce, citando anche le sentenze della Corte d’Assise di Roma che fra il ’94 ed il ’96, assolsero sia la P2 dalle accuse di “complotto ai danni dello Stato” che lo stesso Gelli per le innumerevoli accuse attribuitegli. (…)
(dal capitolo: “Pier Carpi e il Venerabile”)
(…)
E poi approfondii la figura di Licio Gelli, di cui Pier Carpi fu amico per tutta la vita e che ebbe il coraggio di riabilitare nel saggio “Il caso Gelli”, del 1982, ove dimostrò come l’inchiesta sulla P2 non fosse che una bolla di sapone costruita ad arte dal Potere politico dell’epoca per nascondere le sue malefatte.
(…)
Ne “Il Venerabile” Carpi ricostruisce, a mò di romanzo, la biografia di Gelli, ma anche la storia della sua stessa vita. Ovvero di quando Carpi crebbe in un orfanotrofio, maltrattato e vilipeso, e successivamente cresciuto con amore dai frati benedettini. Del suo incontro, a sedici anni, con la moglia Franca Bigliardi che ancora oggi ne onora la memoria.
E poi della sua amicizia-inimicizia con il disegnatore Hugo Pratt, della sua carriera come fumettista, regista e ricercatore del mistero. E dunque le sue ricerche sulla Massoneria che lo portarono a collaborare direttamente con la Loggia P2 del Grande Oriente d’Italia ai tempi della Gran Maestranza di Giordano Gamberini. Loggia discreta, per nulla segreta, come fu erroneamente fatto credere. Visto che nell’Obbedienza di Palazzo Giustiniani non esistono, sino a prova contraria, Logge segrete o presunte tali.
A Pier Carpi capitò infatti di collaborare con la P2 quando ancora Licio Gelli era un
Signor Nessuno, per così dire.
In qualità di giornalista, infatti, gli fu chiesto da alcuni membri della P2 di intervistare Vittorio Emanuele – il Re d’Italia in esilio in Svizzera – e Marina Doria. Vittorio Emanuele era allora membro di spicco della P2 e ben presto divenne molto amico di Pier Carpi e della moglie.
A Carpi venne dunque in mente di studiare la questione al fine di far concedere il riconoscimento del Grande Oriente d’Italia da parte della Gran Loggia Unita d’Inghilterra (fondatrice della Massoneria speculativa nel 1717). E pensò di farlo proprio per mezzo di Vittorio Emanuele che, essendo massone d’origine nobile, avrebbe potuto convincere il Duca di Kent, Gran Maestro della Gran Loggia inglese di diritto, a concedere il riconoscimento ufficiale al GOI.
Così puntualmente avvenne. E pochissimi sanno che fu proprio merito del nostro Pier Carpi (tale riconoscimento fu revocato nel periodo successivo al presunto
scandalo P2).
Fu così purtuttavia che Pier Carpi si trovò inserito a sua insaputa (lo seppe solo tempo dopo) nelle liste della P2, pur non essendo mai stato iniziato regolarmente alla Massoneria.
Tempo dopo ebbe modo di conoscere Licio Gelli e fu in quell’occasione che diventarono molto amici.
Ne “Il Venerabile”, appunto, Carpi ci mostra il Gelli dei tempi del Fascismo, ardito nella Guerra di Spagna e successivamente in Albania. Capo del Fascio di Pistoia, ma anche filantropo nei confronti dei molti ebrei e compaesani partigiani che salvò dalla deportazione nei campi di sterminio nazisti. Un Gelli sicuramente calcolatore, fascista convinto, ma anche umano. Come la Storia – scritta e spesso mistificata sempre dai vincitori – non ce lo ha mai presentato.
Fu allorquando scoppiò il presunto scandalo P2 che Pier Carpi si trovò seriamente nei guai, pur non avendo commesso nulla.
Come amico di Gelli ed iscritto nei registri della Loggia, si vide ingiustamente indagato, vilipeso e non riuscì neppure più a lavorare. Le sue condizioni di salute, peraltro, si aggravarono e lo porteranno, come sopra scritto, ad una prematura morte all’età di 60 anni.
In questo suo romanzo-verità, dunque, egli racconta tutto ciò, non risparmiando nulla. Chiarendo, come successivamente i fatti si incaricheranno di chiarire, che la P2 era una Loggia discreta, non segreta, che di massonico aveva ben poco, certo, ma che non aveva né intenzione di complottare contro lo Stato né altro illecito scopo.
Licio Gelli aveva unicamente in testa l’obiettivo di rendere la Massoneria italiana un’organizzazione potente, come durante il Risorgimento, in grado di infuenzare le scelte politiche per il bene dei cittadini, a suo dire. Questa, se vogliamo, la sua utopia. E sarebbe sufficiente leggere quel fantomatico Piano di Rinascita Democratica da lui elaborato alla fine degli anni ’70 per comprendere che in realtà trattavasi di un progetto di riforma, che pur con la Massoneria non c’entrava nulla (visto e considerato anche che la Massoneria, organizzazione spirituale a carattere iniziatico, non si occupa di politica). Un piano che mirava alla creazione di due partiti moderati, alla privatizzazione del carrozzone politicizzato della Rai-Tv, all’indipendenza dei sindacati e della magistratura dal potere politico, alla responsabilità civile dei magistrati e così via….
Pier Carpi, sostanzialmente, queste cose le spiegò ne “Il caso Gelli” e successivamente le riprese nel romanzo-verità di cui stiamo parlando.
Libri che gli costarono davvero l’isolamento fisico e morale nel panorama culturale italiano d’allora, spesso monolitico, poco incline all’approfondimento,
chino nei confronti del Potere (quello vero !).
E fu quel Potere politico che si abbattè come una valanga sui galantuomini della P2 e su Gelli che sicuramente era un pessimo massone sotto il profilo iniziatico (per quanto si prodigò presso lo Stato italiano affinché restituisse Palazzo Giustiniani al GOI, legittimo proprietario, sequestrato alla Massoneria ingiustamente dal Fascismo e tentò – con l’ausilio dello stesso Carpi – di far togliere la scomunica papale sulla Massoneria italiana) , ma non certo un criminale come fu detto e scritto, senza alcuna prova tangibile. I fatti si sono dunque incaricati di dimostralo.
Peccato purtuttavia che Licio Gelli, oggi completamente riabilitato, si sia totalmente dimenticato dell’amico Pier Carpi e della moglie, la scrittrice Franca Bigliardi (nota per aver scritto “Il ventre di Maria”) già sopra citata, che si trova oggi in condizioni economiche precarie al punto di essersi trovata costretta a vendere tutti i diritti del marito per pochi euro. (…)
(dal capitolo: “28 anni dopo: diario di un Piduista”)
Il Colonnello Umberto Granati fu il primo che, allo scoccare del presunto “scandalo P2”, nel maggio 1981, dichiarò di essere affiliato a tale Loggia massonica del Grande Oriente d’Italia.
La P2 era infatti una Loggia regolare e per nulla segreta – come invece millantò certa stampa – ideata, come rivela lo stesso Granati, dall’Eroe dei due Mondi Giuseppe Garibaldi e fondata ufficialmente dal Gran Maestro garibaldino Giuseppe Mazzoni nel 1877 al fine di raccogliere personalità di prestigio del mondo della cultura, della politica, della magistratura, delle forze armate, che desideravano mantenere riservata la loro appartenenza all’Ordine liberomuratorio.
Dov’era lo scandalo ? Lo volle sapere lo stesso Col. Granati, il quale non solo informò i suoi superiori della sua appartenenza alla P2, ma persino i Carabinieri.
Fu un fesso ? No, semplicemente un uomo onesto, un Servitore dello Stato, che si rifiutava di dichiarare il falso, come invece furono invitati molto suoi Fratelli di Loggia a fare.
Tutto questo e molto altro è raccontato dallo stesso Umberto Granati – oggi ottantaduenne e Generale di Corpo d’Armata in pensione – nel suo libro: “28 anni dopo: diario di un Piduista”, edito dalla casa edittrice indipendente Ipertesto Edizioni (www.iperedizioni.it).
Granati era animato da ideali massonici, spirituali e filosofici e si iscrisse alla P2 e dunque alla Massoneria. Non ne poteva trarre vantaggi per il semplice fatto che, nel 1977, data della sua iscrizione, aveva una carriera già ben avviata che si sarebbe conclusa comunque con una promozione pochi anni dopo.
Che cosa ne ricavò, invece ? Nulla, solo guai personali e giudiziari che lo porteranno, come i pochi suoi Fratelli che avevano dichiarato l’appartenenza alla P2 (fra questi lo scrittore e regista Pier Carpi, che sarà emarginato dal mondo letterario ed artistico sino a morire in miseria) all’emarginazione. Per quanto nessuno gli abbia mai attribuito alcun reato.
La P2, come documentato dallo stesso Umberto Granati nel suo libro – ma già anni prima dai saggi di Pier Carpi (“Il caso Gelli: la verità sulla Loggia P2” del 1988 e “Il Venerabile” del 1993) e del prof. Aldo A. Mola (“Gelli e la P2 fra cronaca a storia” del 2008) – divenne il capro espiatorio del malaffare di gran parte delle forze politiche di allora (in particolare le due forze del “compromesso storico”), le quali montarono ad arte la famosa “teoria cospirazionista ai danni dello Stato”, istituendo addirittura una costosissima ed inutile Commissione Parlamentare d’Inchiesta presieduta da Tina Anselmi e che si concluse con nulla di fatto e con l’assoluzione piena di tutti i cosiddetti “piduisti” per mezzo delle sentenze della Corte d’Assise di Roma che fra il ’94 ed il ’96, assolsero sia la P2 dalle accuse di “complotto ai danni dello Stato” che lo stesso Venerabile della Loggia, Licio Gelli, per le innumerevoli accuse attribuitegli.
Umberto Granati racconterà la sua vicenda pubblicamente sul Corriere di Siena nel 1987 con degli articoli a puntate dal titolo: “Storia di un piduista”. Una vicenda che nel suo recente saggio-documento riprende per intero e non risparmia accuse, non solo al mondo politico di allora, a certi mass media ed a certi settori della magistratura, ma anche allo stesso Licio Gelli, il quale non fece nulla per difendere gli affiliati alla sua Loggia, ma scappò all’estero.
Umberto Granati è infatti convinto che, se tutti i membri della Loggia fossero usciti allo scoperto come aveva subito fatto lui, il caso si sarebbe sgonfiato da solo.
Come potevano, infatti, personalità diverissime fra loro e che non si erano nemmeno mai riunite (fra cui il cantante Claudio Villa e l’eroe della lotta al terrorismo ed alla mafia Carlo Alberto Dalla Chiesa), complottare contro lo Stato ?
Altra cosa di cui il Granati è convinto è che il famoso elenco dei “piduisti”, diffuso dalla stampa e da internet sia incompleto. Non solo molti dei nomi degli affiliati mancherebbero all’appello, ma persino molti di quelli contenuti nell’elenco sarebbero persone completamente estranee alla vicenda. Persone estranee che, ad ogni modo, ancora oggi vengono ingiustamente additate come “delinquenti e stragisti”.
Umberto Granati parla senza reticenze e raccontando una vicenda senza aver nulla nè da perdere nè da guadagnare, anzi.
Racconta ad esempio di quando fu oggetto di insulti e minacce telefoniche da parte di uno sconosciuto che, solo perché componente della P2, lo riteneva un criminale.
Il Colonnello Granati fu insignito nel 1985 dell’Onoreficenza dell’Ordine di Giordano Bruno da parte del Grande Oriente d’Italia ed è oggi Generale di Corpo d’Armata in pensione. Da diversi anni è dedito al giornalismo ed alla redazione di guide turistiche. Nel suo libro racconta di come fu emarginato nel suo ambiente di militare, senza capirne il perché e di come fu ostacolato, assieme a sua moglie, persino nella sua umile attività di giornalista di riviste turistiche.
Di che cosa era infatti accusato lui, che non aveva mai mentito in vita sua e la cui carriera era immacolata ?
Come mai ancora oggi la P2 ed i “piduisti” fra i quali, come dice lo stesso Granati, ci saranno anche state delle pecore nere, ma per il resto erano galantuomini, sono considerati il male assoluto ?
A chi giova tutto ciò ?
Possibile che il Generale Granati, uscitone completamente pulito come molti suoi pari, debba ancora vedere diffuso il suo nome sulla stampa e sul web, come se fosse un pericoloso criminale ?
“28 anni dopo: diario di un Piduista” è un documento prezioso e che getta nuova luce sul caso P2, forse ponendo finalmente la parola fine alla questione e riabilitando degli uomini onesti che hanno pagato la loro appartenenza ad una Loggia massonica regolare.
(dalla mia intervista al prof. Aldo A. Mola del 1 settembre 2011)
Luca Bagatin: Lei è stato fra i pochissimi, assieme allo scrittore Pier Carpi, a “sdoganare” la figura controversa di Licio Gelli e la P2 e lo ha fatto con tanto di prove documentate pubblicate nel suo ultimo saggio, edito dalla Bastogi: “Gelli e la P2 fra cronaca e Storia”. Che cosa l’ha portata a parlare, senza pregiudizi, di Gelli e della P2 ?
Aldo A. Mola: Ho scritto quel libro perché, a trent’anni di distanza dal falso scandalo P2, non c’è stato un solo convegno scientifico nel quale si sia discusso criticamente che cosa fu la P2, l’uso (e abuso) che se ne fece. Né si parla delle vite spezzate con l’accusa, in sé inconsistente, di “piduismo”: un modo come un’altro per continuare a diffondere il mito del complotto ai danni dello Stato, della democrazia, tutte fiabe che oggi lasciano indifferenti i cittadini.
Il mio libro, peraltro, venne recensito con molto favore dal periodico “Humanisme” del Grande Oriente di Francia, ora è tradotto in romeno con prefazione di Constantin Savoiu, gran maestro della Gran Loggia Nazionale di Romania“1880”, una Obbedienza legittima e regolare, che continua coraggiosamente la tradizione dei massoni fondatori della moderna Romania.
La P2 non fu un’associazione segreta. Non organizzò complotti militari o politici. Lo stabilirono, sentenze passate in giudicato.
Il falso scandalo P2 fu, invece, il preludio a Tangentopoli: esso consistette nella criminalizzazione da parte del Partito Comunista Italiano delle forze politiche e di governo di ispirazione risorgimentale e atlantica. Tale criminalizzazione colpì, infatti, gli aderenti alla P2 che appartenevano a tali forze politiche (repubblicani, socialdemocratici, socialisti, liberali e la componente “occidentale” della Democrazia cristiana, tollerante, dialogante).
I partiti democratici e di governo, dunque, vennero screditati e, con Tangentopoli, negli anni ’90, subirono il colpo finale. Da allora furono elevate agli onori quelle forze politiche ed i politici di ispirazione antiliberale e antiatlantica, come i comunisti ed i democristiani di sinistra, oggi componenti del Partito Democratico. La convivenza tra ex comunisti e sinistra democristiana nel partito democratico è una coabitazione basata su ambiguità e baruffe. I primi tentarono di incriminare persino l’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga “reo” – così dissero – di non aver mai condannato la P2 e la Massoneria. I cattolici del PD chiesero che venisse formalmente decretata l’incompatibilità tra iscrizione al partito e logge, come già avevano fatto Mussolini e Lenin. Chissà come finirà…
Pubblicato in : Primo pianoTag: 2011, abolizione, anni, autoritarismo, bolla di sapone, camera dei deputati, chiesa, commissione, compromesso storico, convivenza, corriere di siena, danni, de gasperi, democrazia, dichiarato, elezioni, estero, euro, fascismo, forze armate, francia, garibaldi, germania, Giuseppe Garibaldi, governo

Info Luca Bagatin

Nato a Roma il 15 febbraio 1979, blogger dal 2004 (www.lucabagatin.ilcannocchiale.it e oggi www.amoreeliberta.blogspot.it), in passato collaboratore del quotidiano nazionale “L’Opinione delle Libertà” e de “La Voce Repubblicana”, oltre che di riviste di cultura esoterica e Risorgimentale.
Ha fondato nel maggio 2013 il pensatoio (anti)politico e (contro)culturale “Amore e Libertà (www.amoreeliberta.blogspot.it).
Suoi articoli sono stati pubblicati in Francia, Belgio, Serbia, Brasile e Nicaragua e tradotti anche in tedesco e spagnolo.
E’ autore dei saggi “Universo Massonico” con prefazione del prof. Luigi Pruneti; “Ritratti di Donna” con prefazione di Debdeashakti; “Amore e Libertà – Manifesto per la Civiltà dell’Amore” con prefazione del principe Antonio Tiberio di Dobrynia; “L’Altra Russia di Eduard Limonov – I giovani proletari del nazionalbolscevismo” con prefazione di Sandro Teti e di “Ritratti del Socialismo” con prefazione di Ananda Craxi.
E’ redattore della rivista di geopolitica “BRICS & Friends”

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Carlo Corliano'

    24 Maggio 2020 alle 05:29

    Ritengo giusto e utile fare chiarezza sulla P2 e su ciò che Bagatin ha scritto. Intollerabile stare zitto agli attacchi faziosi e interessati di certi politici .
    I veri principi della massoneria sono sani e i suoi insegnamenti utili per il bene dell’ umanità.
    Chi dice il contrario o non è documentato o è faziosi.

    Rispondi

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