
di Federico Manfredi Firmian*
Gli organi legislativi rivali dell’ovest e dell’est della Libia hanno approvato ad aprile la prima legge di bilancio unificata dal 2013. L’intesa, raggiunta dopo mesi di negoziati mediati dagli Stati Uniti, è stata sottoscritta dall’Alto consiglio di stato di Tripoli e dalla Camera dei rappresentanti con sede nell’est. Il bilancio prevede uno stanziamento di 190 miliardi di dinari libici (circa 25,85 miliardi di euro) ed è stato presentato come un passo importante verso la stabilizzazione finanziaria e una possibile riunificazione delle istituzioni del paese[1].
Un ruolo centrale è stato svolto da Massad Boulos, imprenditore libanese, suocero di una delle figlie del presidente americano Donald Trump e consigliere speciale del presidente per gli affari arabi e africani. Dallo scorso anno Boulos ha promosso e facilitato una serie di incontri tra rappresentanti delle due parti, svolgendo un ruolo determinante nel raggiungimento dell’accordo sul bilancio unificato approvato ad aprile. Boulos è inoltre protagonista di una più ampia iniziativa volta a favorire l’integrazione politica, economica e militare tra le autorità dell’est e dell’ovest[2]. Se da un lato questi sviluppi potrebbero contribuire alla riunificazione del paese e a favorire una maggiore stabilità, dall’altro rischiano di rafforzare assetti di potere poco trasparenti, aggravando i problemi di corruzione e di mancanza di legittimità democratica che caratterizzano il sistema politico libico.
Quadro interno
L’accordo sul bilancio nazionale unificato è stato firmato a Tripoli l’11 aprile da Essa Aribi, in rappresentanza della Camera dei rappresentanti, e da Abduljalel Shawesh per l’Alto consiglio di stato. Sul piano pratico, l’intesa introduce un quadro finanziario comune per la gestione della spesa pubblica. Il bilancio prevede uno stanziamento di 12 miliardi di dinari (circa 1,6 miliardi di euro) per la National Oil Corporation (Noc) e attribuisce alla Banca centrale libica un ruolo chiave nel coordinamento e nella supervisione dell’attuazione dei programmi di sviluppo, finanziati con circa 40 miliardi di dinari (circa 5,4 miliardi di euro)[3]. L’accordo ha inoltre aperto la strada a negoziati più ampi sulla riunificazione delle istituzioni statali. Secondo diverse fonti, le discussioni si sarebbero progressivamente concentrate su una formula di condivisione del potere imperniata su Ibrahim Dbeibah e Saddam Haftar, consacrando il peso politico delle due famiglie dominanti nella Libia occidentale e orientale.
L’amministrazione Trump, secondo quanto riportato, vorrebbe che Ibrahim Dbeibah assumesse il ruolo di primo ministro al posto di Abdul Hamid Dbeibah, il quale soffre di problemi cardiaci[4].
Ibrahim è figlio di Ali Dbeibah, cugino del premier ed ex sindaco di Misurata, divenuto uno degli uomini più ricchi della Libia durante il regime di Gheddafi grazie alla gestione dell’ente statale incaricato dei grandi appalti pubblici. Dopo il 2011, un audit governativo lo ha accusato di avere sottratto fino a 7 miliardi di dollari attraverso appalti opachi, società offshore e pagamenti per opere mai completate[5]. Nel 2021 Ali Dbeibah è stato inoltre sospettato di aver fatto ricorso a tangenti per favorire la nomina di Abdul Hamid Dbeibah a primo ministro, un’accusa che il premier ha respinto[6]. Negli ultimi anni Ibrahim Dbeibah ha ricoperto un ruolo informale ma di alto rilievo, agendo come negoziatore e rappresentante del premier in diversi accordi importanti[7]. Più recentemente, Ibrahim avrebbe instaurato stretti rapporti con Massad Boulos, con il quale avrebbe discusso in via riservata il possibile sblocco di decine di miliardi di dollari di fondi libici congelati[8].
Saddam Haftar, 35 anni, figlio del generale Khalifa Haftar, che controlla la Libia orientale, sarebbe invece destinato alla presidenza della Libia[9]. Saddam è vicecomandante dell’Esercito nazionale libico, oggi diretto dal padre. Negli ultimi anni ha progressivamente ampliato la rete di relazioni della famiglia Haftar anche verso potenze precedentemente considerate rivali, tra cui la Turchia, emergendo al tempo stesso come il candidato favorito da Washington per una possibile successione al padre, oggi ottantaduenne[10]. Nell’ambito degli sforzi diplomatici promossi da Boulos, Saddam ha inoltre preso parte a diversi colloqui con Ibrahim Dbeibah, tra cui incontri all’Eliseo a Parigi il 28 gennaio e al ministero degli Esteri a Roma lo scorso 2 settembre.
Restano tuttavia numerose incognite. Una prima criticità riguarda il fatto che si tratterebbe di un accordo al di fuori del processo politico guidato dalla missione Onu in Libia e che non terrebbe quindi in conto processi istituzionali definiti quali l’organizzazione di elezioni legislative e presidenziali. Inoltre, l’accordo potrebbe cristallizzare dinamiche di corruzione che coinvolgerebbero sia il clan Haftar sia quello Dbeibah. Secondo un analista, nella Libia occidentale ministeri e istituzioni statali si sarebbero progressivamente trasformati in “feudi personali di fazioni che operano più come organizzazioni criminali che come attori politici”[11]. Nell’est, dove si concentrano gran parte dei giacimenti petroliferi del paese, Saddam Haftar avrebbe invece, sempre secondo la stessa fonte, “raffinato l’arte del contrabbando di carburante su larga scala”, sfruttando il sistema dei sussidi energetici per sottrarre ogni anno miliardi di dollari[12]. Tali pratiche privano lo stato di valuta estera e alimentano persistenti squilibri fiscali.
Un recente rapporto del Gruppo di esperti delle Nazioni Unite ha inoltre rilevato come reti armate riconducibili a Ibrahim Dbeibah e Saddam Haftar abbiano progressivamente acquisito la capacità di influenzare la National Oil Corporation “a ogni livello del processo decisionale”[13]. Secondo gli esperti, tale sistema avrebbe consentito di dirottare parte delle rendite petrolifere verso reti politico-militari e interessi privati, compromettendo l’autonomia delle istituzioni. Restano inoltre irrisolte le questioni di fondo sulla legittimità dei leader politici e militari e sull’assenza di elezioni, che non si tengono dal 2014. I critici avvertono che gli accordi mediati dagli Stati Uniti rischiano quindi di consolidare il potere di élite non elette e corrotte[14].
Accanto al percorso negoziale promosso dagli Stati Uniti, la missione delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil) continua a portare avanti la propria roadmap per l’organizzazione di elezioni legislative e presidenziali, previste in origine per il dicembre 2021 e posticipate indefinitamente per volere dei leader libici. Nel tentativo di superare anni di stallo, l’Unsmil ha istituito un meccanismo di dialogo “4+4”, che riunisce quattro rappresentanti della Libia occidentale e quattro di quella orientale, con l’obiettivo di trovare un’intesa sulle leggi elettorali e sulla composizione di un’Alta commissione elettorale nazionale. Il comitato si è riunito una prima volta a Roma il 29 aprile e successivamente due volte a Tunisi, il 12 maggio e il 5 giugno[15]. Sebbene l’Unsmil abbia definito i colloqui costruttivi, la rappresentante speciale della missione Onu, Hanna Tetteh, ha più volte riconosciuto l’assenza di progressi sostanziali, sottolineando come i principali attori libici continuino a ostacolare il percorso elettorale. Di fatto, il processo guidato dalle Nazioni Unite appare sempre più marginale, mentre l’attenzione dei principali attori politici e militari si concentra progressivamente sulle iniziative diplomatiche promosse dagli Stati Uniti.
L’Unsmil si è inoltre trovata a fronteggiare nel mese di giugno proteste davanti ai propri uffici a Tripoli. I manifestanti, sostenuti da alcuni esponenti politici, hanno accusato la missione Onu di favorire l’insediamento permanente di migranti in Libia[16]. L’Onu ha respinto con fermezza le accuse, attribuendole a campagne di disinformazione.
La Libia ospita oggi circa 940.000 migranti a fronte di una popolazione di quasi 7 milioni di abitanti[17]. Il netto calo degli sbarchi in Italia – 12.945 tra il 1° gennaio e il 17 giugno 2026, rispetto a 28.329 registrati nello stesso periodo del 2025[18] – non ha ridotto i rischi lungo la rotta del Mediterraneo centrale, che continua a essere una delle rotte migratorie più pericolose al mondo. I migranti in Libia restano inoltre esposti a gravi violazioni dei diritti umani da parte di milizie e reti di trafficanti. Di recente, un’inchiesta della Bbc ha documentato il caso di circa 300 curdi iracheni detenuti da una milizia libica che avrebbe estorto denaro alle famiglie, minacciando di espiantare gli organi dei detenuti in caso di mancato pagamento dei riscatti[19].
All’Aia, la Corte penale internazionale ha aperto l’udienza di conferma delle accuse nei confronti dell’ex capo milizia Khaled Mohamed Ali El Hishri, accusato di omicidio, stupro, riduzione in schiavitù e tortura all’interno di centri di detenzione utilizzati per trattenere migranti e richiedenti asilo[20]. Si tratta del primo procedimento relativo al dossier libico a raggiungere questa fase processuale dall’avvio delle indagini della Corte dopo la caduta di Muammar Gheddafi nel 2011. Il procedimento rappresenta quindi un precedente importante sul piano della giustizia internazionale, pur in un contesto in cui le violazioni dei diritti umani restano diffuse e l’impunità continua a prevalere.
Nel paese la violenza è generalizzata e non riguarda solo i migranti. Le indagini sull’uccisione di Saif al-Gheddafi, avvenuta lo scorso febbraio a Zintan, hanno finora registrato scarsi progressi, nonostante l’emissione di mandati di arresto nei confronti di tre sospettati, la cui identità non è stata resa pubblica. Alcuni osservatori hanno rilevato come la morte del figlio dell’ex leader libico abbia rimosso un potenziale elemento perturbatore per gli attuali tentativi di riunificazione del paese. Pur senza reali prospettive di potere, Saif al-Gheddafi continuava infatti a raccogliere il sostegno di una piccola ma determinata componente nostalgica del regime gheddafiano.
Relazioni esterne
Dopo anni in cui la Libia sembrava uscita dal radar degli interessi americani, negli ultimi mesi gli Stati Uniti si sono affermati come il principale mediatore nei negoziati tra est e ovest per la riunificazione della Libia. Il successo della mediazione di Massad Boulos è attribuito anche al fatto che la Libia resta relativamente marginale tra le priorità strategiche dell’amministrazione Trump: una condizione che gli ha consentito di operare con un elevato margine di autonomia, al riparo dalle consuete dinamiche burocratiche e dalle competizioni interne alla politica estera statunitense[21].
Un elemento significativo dell’iniziativa statunitense è stato il tentativo di affiancare alla mediazione politica una serie di misure volte a rafforzare la fiducia tra i due eserciti libici rivali. In aprile, la Libia ha ospitato una fase dell’esercitazione Flintlock 2026, organizzata dal Comando Africa degli Stati Uniti (Africom), che ha coinvolto unità selezionate provenienti dall’est e dall’ovest del paese in attività congiunte di addestramento in materia di sicurezza delle frontiere e controterrorismo[22]. Alle esercitazioni hanno preso parte numerosi partner internazionali, tra cui contingenti delle forze armate italiane, britanniche, francesi, tedesche ed egiziane, oltre ad altri stati africani ed europei. La cooperazione è proseguita a maggio con uno scambio tecnico-militare a Bengasi che ha coinvolto personale statunitense e membri dell’Esercito nazionale libico di Haftar e delle forze armate del Governo di unità nazionale di Tripoli[23]. Secondo le autorità statunitensi, queste iniziative rappresentano un passo importante verso una graduale integrazione delle forze armate libiche. Sul piano strategico, il rafforzamento della cooperazione militare con la Libia potrebbe inoltre segnalare un tentativo da parte di Washington di ridurre la dipendenza di Haftar da equipaggiamenti, consiglieri e mercenari russi e bielorussi.
Il rinnovato interesse di Washington per la Libia potrebbe essere legato anche a considerazioni energetiche. Le interruzioni delle esportazioni di petrolio e gas dal Golfo Persico in seguito alla chiusura dello stretto di Hormuz potrebbero aver spinto gli Stati Uniti a cercare maggiore stabilità in uno dei principali produttori di petrolio e gas in Africa. L’amministrazione Trump sembra confidare che un incremento della produzione petrolifera libica possa contribuire ad attenuare carenze di approvvigionamento nei mercati internazionali. Tuttavia, gli esperti del settore energetico libico sottolineano che il paese non dispone oggi della capacità necessaria per aumentare rapidamente produzione ed esportazioni[24]. Un’espansione significativa richiederebbe ingenti investimenti di lungo periodo in infrastrutture ed esplorazione. In un contesto segnato da instabilità politica, fragilità della sicurezza e incertezza regolatoria, appare improbabile nel breve termine che le grandi compagnie energetiche siano disposte a impegnare le risorse necessarie, nonostante alcuni notevoli investimenti e accordi esplorativi recentemente annunciati[25].
Il 7 maggio il primo ministro Dbeibah ha incontrato a Roma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in un colloquio incentrato sul rafforzamento della cooperazione bilaterale nei settori economico, energetico e migratorio[26]. In questo contesto diplomatico in evoluzione, anche la Turchia cerca di consolidare i propri interessi in Libia. Da anni Ankara è il principale sostenitore esterno delle autorità di Tripoli e forze militari turche sono presenti in diverse basi nell’ovest del paese. Nel tentativo di rafforzare ulteriormente questa partnership, la Turchia ha invitato le forze militari dell’ovest a partecipare all’esercitazione Efes 2026, alla quale hanno preso parte anche contingenti siriani[27]. Parallelamente, la Turchia prosegue il graduale riavvicinamento alle autorità dell’est: il 10 giugno Saddam Haftar ha ricevuto a Bengasi una delegazione turca di alto livello, auspicando un ampliamento della cooperazione bilaterale in diversi settori. L’incontro sembrerebbe confermare la volontà di Ankara di diversificare le proprie relazioni in Libia, mantenendo il legame con Tripoli ma rafforzando al contempo i canali con le autorità dell’est.
La Russia, nel frattempo, sembra affrontare in Libia un contesto meno favorevole rispetto agli anni precedenti. Oltre alla già citata cooperazione militare tra gli Stati Uniti e i due eserciti libici, va segnalato che il Pakistan avrebbe fornito armamenti per un valore di quattro miliardi di dollari alle forze di Haftar nell’ambito di un accordo finanziato dall’Arabia Saudita[28]. Il pacchetto includerebbe anche caccia JF-17, sviluppati congiuntamente da Pakistan e Cina, e altri armamenti di fabbricazione cinese[29]. L’accordo, che è in violazione dell’embargo sulle armi imposto dalle Nazioni Unite sulla Libia, priva Mosca di un’importante opportunità economica e strategica: la Russia è stata a lungo tra i principali fornitori dell’Esercito nazionale libico di Haftar, ma il nuovo contratto segna una perdita di quote di mercato a favore di nuovi attori. Forze ucraine attive nella Libia occidentale avrebbero inoltre colpito una nave metaniera russa appartenente alla cosiddetta shadow fleet utilizzata per aggirare le sanzioni internazionali[30]. Secondo fonti di stampa, i militari ucraini sarebbero presenti a Misurata, Tripoli e Zawiya, nell’ambito di un’intesa riservata tra Kiev e il Gnu che avrebbe l’appoggio di paesi occidentali, tra cui gli Stati Uniti[31]. Mosca ha successivamente diffuso immagini della nave danneggiata, sostenendo che l’attacco sarebbe stato condotto mediante droni e imbarcazioni esplosive senza equipaggio[32].
Haftar rimane coinvolto nel conflitto in Sudan. Nuove inchieste e il recente rapporto delle Nazioni Unite sulla Libia citato in precedenza indicano che l’Esercito nazionale libico e milizie affiliate continuano a fornire sostegno al gruppo paramilitare Forze di supporto rapido (Rsf), utilizzando la Libia meridionale come corridoio logistico per il transito di combattenti, carburante e armamenti[33]. In particolare, il battaglione Subul al-Salam, attivo nell’orbita dell’Esercito nazionale libico, avrebbe facilitato il trasferimento di personale e materiale militare attraverso la frontiera tra Libia e Sudan, inclusi mercenari colombiani che, secondo diverse fonti, sarebbero stati reclutati e finanziati dagli Emirati Arabi Uniti (Eau) per sostenere le Rsf. La stessa rete sarebbe stata inoltre coinvolta nell’utilizzo di basi aeree nel sud della Libia come snodi di transito e supporto a favore del gruppo paramilitare sudanese. Secondo diverse ricostruzioni, tale attività proseguirebbe nonostante le pressioni esercitate da Egitto e Arabia Saudita su Haftar affinché limiti ogni forma di sostegno alle Rsf[34]. Da parte sua, Haftar ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento a favore delle Rsf.
Federico Manfredi Firmian
*Istituto Ispi
[1] A. Elumami, “Libya signs first unified state budget in more than a decade”, Reuters, 11 aprile 2026.
[2] J. Harchaoui e F. Wehrey, “Libya’s false peace: the fractured country needs political unity, not Washington’s dealmaking”, Foreign Affairs, 1 maggio 2026.
[3] A. Elumami, “Libya signs first unified state budget in more than a decade”, Reuters, 11 aprile 2026.
[4] S. Mathews, “A big pact: How the US plans to unite Libya through two ruling families,” Middle East Eye, 5 maggio 2026; “Libya PM Undergoes ‘Successful’ Treatment at Heart Hospital”, Asharq Al Awsat, 21 febbraio 2026.
[5] “Libyans who looted Gaddafi’s graft-ridden development fund banked at Credit Suisse”, Organized Crime and Corruption Reporting Project, 24 febbraio 2022.
[6] “Abdul Hamid al-Dbaibah: tutti i libici rispettano Ali al-Dbaibah e le tangenti non fanno parte della nostra morale”, Al Marsad, 16 November 2020 (in arabo); “Libya: Suspicions of corruption during election of transitional Prime Minister”, North Africa Post, 1 marzo 2021; P. Wintour, “Libya’s interim PM elected through bribery, UN inquiry says”, The Guardian, 2 marzo 2021.
[7] “Dbeibah seeks to woo Gadhafi loyalists with release of former spy chief Abdullah Senussi”, The Arab Weekly, 12 novembre 2025.
[8] S. Mathews, “Libya and Trump administration discussed sharing billions of dollars in frozen funds, sources say”, Middle East Eye, 8 maggio 2025; J. Becker et al., “Tiffany Trump Cruised on an Oil Mogul’s Yacht as Her Father-in-Law Talked Oil Deals”, New York Times, 18 settembre 2025.
[9] S. Mathews, “A big pact: How the US plans to unite Libya through two ruling families”, Middle East Eye, 5 maggio 2026
[10] “US officials meet Saddam Haftar to push Libya political, energy agenda”, The Arab Weekly, 26 gennaio 2026; K. Mahmoud, “Libya’s warlord is tightening his grip, with a US imprimatur”, Responsible Statecraft, 24 aprile 2026.
[11] T. Islam, “Libya’s hidden power struggle: How corruption became the country’s real war”, Libya Tribune, 25 novembre, 2025.
[12] Ibidem.
[13] United Nations Security Council, “Letter dated 24 March 2026 from the Panel of Experts on Libya established pursuant to Security Council resolution 1973 (2011) addressed to the President of the Security Council”, 26 marzo 2026.
[14] J. Harchaoui e F. Wehrey, “Libya’s false peace: the fractured country needs political unity, not Washington’s dealmaking”, Foreign Affairs, 1 maggio 2026; G. Aftandilian, “Libya: one step forward, two steps back”, Arab Center Washington DC, 5 maggio 2026.
[15] A.K. Assad, “Tetteh briefs African Peace and Security Council on developments in Libya”, Libya Herald, 10 giugno 2026.
[16] “Hundreds protest in Libya outside UN agency against undocumented migrants”, Al Jazeera, 4 giugno 2026; A. K. Assad, “Head of Presidential Council hails peaceful protests rejecting ‘settlement of foreigners’ in Libya”, Libya Observer, 6 giugno 2026.
[17] Organizzazione internazionale per le migrazioni, “IOM Libya Migrant Report Round 60, November-December 2025”, marzo 2026.
[18] Ministero dell’Interno, “Cruscotto statistico del 17 giugno 2026”, 17 giugno 2026.
[19] S. Mitchell e B. Milne, “300 migrants bound for UK kidnapped and threatened with kidney removal”, BBC, 9 giugno 2026.
[20] J. Burke, “‘Huge milestone’ as Libyan militia commander accused of torture appears at ICC,” The Guardian, 19 maggio 2026.
[21] K. Mezran e D. Cristiani, “The problem with the US power-sharing plan for Libya”, Atlantic Council, 15 maggio 2026.
[22] K. Moeller, “Africom Commences Exercise Flintlock 2026 in Africa”, U.S. Department of War, 15 aprile 2026.
[23] S. Klestinksi, “SETAF-AF civil affairs Soldiers conduct subject matter expert exchange with Libyan officers”, U.S. Army, 10 giugno 2026.
[24] S. Mathews, “A big pact: How the US plans to unite Libya through two ruling families,” Middle East Eye, 5 maggio 2026.
[25] P. Martin e P. Burkhardt, “Trump’s Libya Push Aims to Turn a Fragile Truce Into an Oil Bonanza”, Bloomberg, 17 giugno 2026.
[26] Governo italiano – Presidenza del Consiglio dei Ministri, “Incontro con il Primo Ministro del Governo di Unità Nazionale libico”, 7 maggio 2026.
[27] C.D. Yaylali, “Libya and Syria join Turkey’s flagship military exercise in historic firsts”, Defense News, 22 maggio 2026.
[28] S. Mathews, “Pakistan delivers weapons to Libya’s Haftar as part of Saudi-financed deal, sources say”, Middle East Eye, 21 aprile 2026.
[29] “Pakistan seals $4bn arms deal to sell Chinese warplanes to Libya’s Khalifa Haftar: Report”, Middle East Eye, 22 dicembre 2025.
[30] S. Magdy, “Ukrainian forces operating in Libya have attacked a Russian tanker, officials say”, Los Angeles Times, 7 aprile 2026.
[31] Ibidem.
[32] L. Romanenko, “Russia shows damaged sanctioned LNG carrier near coast of Libya”, Ukrainska Pravda, 25 maggio 2026.
[33] United Nations Security Council, “Letter dated 24 March 2026 from the Panel of Experts on Libya established pursuant to Security Council resolution 1973 (2011) addressed to the President of the Security Council”, 26 marzo 2026.
[34] J. Jawhar, “Will Libya’s Haftar Sever Alleged Association with Sudan’s RSF?” Asharq Al-Awsat, 17 febbraio 2026.

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