Che Parigi e Berlino stiano guidando una nuova fase è consolante. Ma che rimangano sacche di rigidità e chiusura a est e a nord è altrettanto allarmante.
Sulla drammatica questione dei migranti l’Europa misura sé stessa. Ritardi ed indecisioni, divisioni e contraddizioni segnano malamente e profondamente una Unione che su tanto altro era riuscita a trovare più o meno decorosi compromessi.
Che Parigi e Berlino stiano guidando una nuova fase è consolante. Ma che rimangano sacche di rigidità e chiusura a est e a nord è altrtettanto allarmante. E in questo panorama -non certo limpido- la provocazione del ministro del Regno Unito Treresa Mei sulla ipotesi di bloccare anche i migranti interni europei, se non hanno un lavoro, è un ulteriore segno di malgovernato nervosismo e vista corta, se non cortissima.
Sui migranti e sulle quote l’Europa sconta anni e decenni di irrisolte diatribe, ambiguità e contrapposizioni; i Vertici hanno spesso coperto scontri profondi sulla libertà di circolazione delle persone e delle merci, sulla libertà dei mercati e sulla libertà del lavoro applicato.
Abbiamo celebrato e osannato la libertà di studio e formazione, il riconsocimento del titolo di studio e di opportunità di impiego ma nella pratica ci sono governi e governanti in giro per l’Europa che non perdono occasione per mettere in discussione Schengen e per invocare nuovi controlli, nuovi passaporti, nuovi limiti.
Anche solo pensare a ipotesi di restrizioni interne tra Paesi dell’Unione invocando il lavoro sicuro prima di concedere il visto d’ingresso nel Paese segna l’esatta via contraria a quella strada maestra dell’Unione Europea che ha preferito la libertà di movimento alla logica dei timbri, che ha preferito le porte ai muri, l’inclusione all’esclusione.
La ministra inglese avrà provocato. Ma per una mezza giornata in tutta Europa titoli ad allarme: se non hai un lavoro fisso niente Londra. Anche decine di migliaia di italiani arrivano ogni trimestre nel Regno Unito e trovano il lavoro solo dopo qualche tempo. E magari in attesa dell’impiego stabile o della professione “agognata” fanno camerieri e pizzaioli e lo fanno molto bene in genere. Per dire: in caso di malaugurato blocco della libertà di lavoro europeo ne risentirebbe sicuramente anche la qualità della pizza per gli inglesi. Capita che pizzaioli del posto la confezionino con l’impasto congelato ed è difficile poi chiamarla pizza. Le scene desolanti e raccapriccianti di spiagge e stazioni, di barche e mari con morti e code, facce della disperazione e volti della speranza dovrebbero farci trovare la strada maestra del buon senso e dell’umanità non le scorciatoie della tattica, dell’imprudenza e dell’impudenza.

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