Lunedì scorso si sono riuniti a Milano, alla presenza del segretario nazionale Della Vedova, gli iscritti a +Europa provenienti dal partito liberale e da quello repubblicano: accorsi non numerosi, non giovani e quasi tutti maschi. Rappresentavano icasticamente lo spirito e la storia dei vecchi partiti laici da cui provenivano. Partiti spariti dai resoconti elettorali non più ricordati dalle nuove generazioni lontani anni luce dalla confusa e mediatica politica di questi tempi.
Le idee però non muoiono e rappresentano il vero patrimonio di qualsiasi iniziativa politica: la penosa situazione italiana nella quale ci troviamo a fare i conti dipende in realtà dall’incapacità del PD di impedire la nascita e lo sviluppo dei partiti sovranisti nel nostro Paese dove sono arrivati in torno a una rappresentanza del 60% e tentano a riequilibrarsi tra di loro ma non a diminuire proprio per la mancanza di una reale opposizione. L’ascesa di questi partiti, per essere chiari prevalentemente Lega e 5stelle, è dovuta in gran parte alla loro confusione ideologica che si ferma su alcuni punti tradizionali, nazionalismo da bettola e protesta generica contro il governo per esempio. In sostanza combatte l’Europa democratica, il suo naturale anche se difficoltoso sviluppo unitario, e si collega ai “paesi di democrazia affievolita” prefigurando un destino che l’Italia ha già dovuto sopportare. L’opposizione però, con un’attitudine piuttosto sciocca, aveva ritenuto di essere più moderna negando le ideologie come espressioni del passato senza capire che esse possono evolvere mantenendo però fissi alcuni punti precisi del loro programma culturale.
Per questa ragione sono diffidente, malgrado le necessità tecniche, delle grandi ammucchiate che rispondono a vantaggi elettorali ma non costruiscono “strumenti” politici capaci col tempo di combattere il sovranismo peronista.
Su queste basi il piccolo gruppo liberale e repubblicano sembra orientato a consolidare la propria presenza politica e ideale in +Europa; anche se la loro forza cala con l’anagrafe e la piccola seriosa attività di tipo sezionale è più una rievocazione del passato che l’invito alle nuove generazioni, europee per nascita e per costume, a recuperare i grandi ideali liberali e democratici. Sarà difficile ma soprattutto sarà lunga e non sempre agevole anche per questi bravi ex giovanotti capire che Keynes non era un comunista e che Gobetti dirigeva un giornale che si chiamava “Rivoluzione Liberale”: su questa strada, se ci vorrete seguire, si troveranno i luoghi per un moderno partito europeo.
Giacomo Properzj

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