Fa uno strano effetto, nel 2009, in pieno Terzo Millennio, trovarsi a dibattere su questioni che credevamo – ovviamente sbagliandoci – fossero state naturalmente superate dalla Storia, dalle storie, dal progredire del dibattito intellettuale e civile, dal confronto aperto fra mondi e persone un tempo lontanissimi ed oggi invece avvicinati da un senso comune di appartenenza che nasce dalla consapevolezza di essere prima di tutto esseri umani, e non solo numeri di una statistica. Invece. Invece l’offensiva lanciata in grande stile dal Vaticano, tramite la Congregazione per l’educazione cattolica, riguardo l’insegnamento della religione nelle scuole, ci fa tornare indietro di decenni e, quel che è peggio, viste le risposte che giungono dagli esponenti di governo, ci fa temere che non sia possibile neanche un confronto aperto e meditato sulla questione, se la Gelmini scatta sugli attenti e dichiara immediatamente che il Vaticano ha ragione e che la scuola si adeguerà alle sue richieste. Per meglio dire, visto i toni ultimativi con cui sono state espresse, pretese: alquanto arroganti, ci pare.
E’bene dire, per i distratti o i finti tonti che pullulano ahimè tra politici di ogni colore, che stiamo parlando della scuola pubblica, ovvero quella finanziata con le tasse pagate da tutti i cittadini, compresi gli atei, gli agnostici e gli appartenenti ad altre religioni, al fine di garantire un’istruzione primaria e secondaria ai loro figli. Ora, in questo paese, coloro che desiderano offrire ai loro figli un’educazione scolastica improntata ai principi cattolici hanno larga possibilità di farlo, essendoci ampia e libera scelta di scuole gestite da esponenti religiosi, nonché di parrocchie che svolgono regolarmente il catechismo, dunque nessun principio di libertà religiosa è violato, in quanto la possibilità di avere, se lo si desidera, un’educazione di carattere confessionale per i propri figli, è largamente tutelata dalla libertà di scelta garantita alle famiglie, grazie anche al generoso contributo statale che ogni anno viene elargito agli istituti privati parificati che sono quasi tutti di matrice cattolica. Dunque preoccupa, e non poco, la pretesa arrogante della suddetta Congregazione che pretende un insegnamento religioso nella scuola pubblica che sia riservato esclusivamente al cattolicesimo ed equiparato per importanza alle altre materie di studio, per di più con insegnanti scelti dalla Curia e non sottoposti ad altra autorità scolastica.
Chi scrive sarebbe ampiamente favorevole – così come proposto da Cacciari – ad un insegnamento di Storia delle religioni, ritenendola una materia non solo estremamente formativa da un punto di vista culturale, ma anche uno straordinario strumento di conoscenza dell’altro, e dunque un potente antidoto all’intolleranza, poiché questa di solito è frutto di ignoranza, di poca o nulla conoscenza, di disprezzo della diversità e di tutto ciò di cui si ignora la natura. Ci sembra che la pretesa di un insegnamento esclusivo della religione cattolica nelle scuole di ogni ordine e grado rappresenti invece una pericolosa chiusura intellettuale e mentale, nonché una triste manovra per affermare con l’obbligo scolastico una supremazia che, semmai, andrebbe riconosciuta dai giovani attraverso ben altri percorsi ed utilizzando ben altri strumenti che non quello dello spauracchio del voto in pagella. La Storia della dottrina cattolica è materia universitaria, da studi specializzati scelti da chi ha già compiuto un percorso di formazione più vasto ed aperto, non oggetto di studio per bambini delle elementari e ragazzi delle medie o dei licei, che in questo modo vedrebbero offrirsi solo un pesante paraocchi, un invito esplicito ad ignorare ogni altra forma di fede religiosa che, non dimentichiamolo, è però presente nel nostro paese e rappresentata da comunità che, per integrarsi, hanno anche bisogno di essere conosciute. Se accettiamo l’insegnamento esclusivo del cattolicesimo a scuola, allora ci poniamo sullo stesso piano delle scuole coraniche, che giustamente abbiamo proibito, con l’aggravante che a praticare questa forma di miopia intellettuale sarà la scuola pubblica, che invece dovrebbe garantire la più vasta conoscenza a tutti. Se il Vaticano vede nella scuola pubblica ed in questa imposizione di esclusività un modo efficace di contrastare il peso e la presenza nel nostro paese di altre confessioni religiose, abbiamo l’obbligo, come cittadini e come laici, sanamente laici, di dire ad alta voce che si sbaglia: non si combatte un integralismo con un altro integralismo, né si può far uso dell’insegnamento pubblico per far prevalere logiche di potere del tutto parziali e legate ad una specifica lobby. Inutile dire che la validità del Concordato permette simili prese di posizione, e non ci stancheremo mai di dire che è tempo, gran tempo, di rivedere questa obsoleta istituzione e, possibilmente, abolirla al più presto perché è solo fonte di continui e purtroppo legalizzati attacchi al principio fondamentale della laicità dello stato. Qui non stiamo scherzando, qui stiamo assistendo alla conquista della scuola pubblica attuata secondo principi di preoccupante ottusità. Se non siamo in grado di offrire ai nostri figli un’istruzione vasta, ricca, impostata sull’apertura della conoscenza e non sulla chiusura dell’esclusività, allora forse è giunto il momento di chiederci che diavolo stiamo facendo di questo paese, e come desideriamo formare le prossime generazioni: come potranno affrontare le sfide costanti della contemporaneità e della globalizzazione, se usciranno da una scuola che avrà insegnato loro a ragionare con il paraocchi invece di aprirsi al confronto intellettuale?!
ChiBo

Caro Puccio, la questione “cultura” sarebbe egregiamente risolta con l’insegnamento di Storia delle Religioni, come ho scritto sopra.
Solo per accreditare il commento ,apparso senza…paternità.
E’ vero ,non si combatte l’integralismo con un altro integralismo. Logicamente non fa una grinza . Solo che sulla questione si assommano e sovrappongono problematiche diverse e complesse, che andrebbero tenute separate. Intanto se c’è una materia scolastica ,foss’anco la famosa gingillometria ,deve portare non solo formazione ,ma giudizio ,verifica su quanto acquisito .Visto che ci sono insegnanti ,pagati pure , non possono essere considerati “finti”, o senza valore . L’ipotesi mi sembra anche sindacalmente pericolosa. Diciamo che non vogliamo tale materia , e risolviamo la questione “a monte”.
Quanto alla questione “cultura” e “confronto intellettuale “,mi sembra ridicola questione arrivare a parlare di paraocchi in riferimento all’ora di religione(cattolica)…una corrispondente ora di “laicismo” difficilmente esaurirebbe il bisogno di acculturazione di cui ci si dichiara così assetati. Tutte le idee sono rispettabili ,ma …est modus in rebus .E mischiare le carte non mi pare il modo giusto.