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Lezione e lavoro hanno pari dignità e si completano reciprocamente

Per anni ho pensato che il mondo finanziario fosse il massimo responsabile di tutti i mali del genere umano; ma ora temo di aver subito un lavaggio del cervello dalla cultura dominante, e se non ho sbagliato tutto, poco ci manca. Perché se fossero davvero i banchieri e gli esattori i massimi responsabili di tutti i problemi del mondo, dovremmo sospettare che hanno deciso di suicidarsi, visto che le banche hanno profitti calanti a rischio fallimento, gli stati sono ricchi sfondati di debito pubblico, mentre le università e le redazioni si moltiplicano come funghi in ogni angolo del pianeta e non è mai fallita una. E le sedi di partito non se la passano per niente male.

di Franco Luceri | 7 Febbraio 2026

Per anni ho pensato che il mondo finanziario fosse il massimo responsabile di tutti i mali del genere umano; ma ora temo di aver subito un lavaggio del cervello dalla cultura dominante, e se non ho sbagliato tutto, poco ci manca.

Perché se fossero davvero i banchieri e gli esattori i massimi responsabili di tutti i problemi del mondo, dovremmo sospettare che hanno deciso di suicidarsi, visto che le banche hanno profitti calanti a rischio fallimento, gli stati sono ricchi sfondati di debito pubblico, mentre le università e le redazioni si moltiplicano come funghi in ogni angolo del pianeta e non è mai fallita una. E le sedi di partito non se la passano per niente male.

I problemi che sì sono sempre risolti aprendo il portafoglio e pagando artigiani e lavoratori; almeno da un secolo hanno bisogno di un esercito aggiunto di professori, professionisti e burocrati, politici e giudici, nella speranza che riescano a tenere in equilibrio il sistema sociale rimuovendo i problemi a colpi di soluzioni finanziarie.

Ma anche se la speranza è l’ultima a morire; pur facendo uso di eserciti di comitati tecnico scientifici (CTS) l’umanità resta sepolta viva di problemi crescenti e inarrestabili. ( vedi Italia ).

E alla lunga, il gigantesco mondo finanziario, per evitare la bancarotta, è costretto a spostare finanziamenti e potere, dai chirurghi della politica ai macellai della guerra, per tentare di recuperare con la forza criminale, la montagna di profitti andati in fumo grazie a “l’intelligenza” del mondo della cultura, mutuata pari pari nella politica e nel mercato come fosse miracolosa.

Provate a guardare la quantità dei cervelli affidati alle scuole e alle università, per la “maturazione dei neuroni” e la qualità delle persone, delle famiglie e dei popoli che ne derivano.

Gli alunni vanno a scuola col coltello “per legittima difesa“. Da adulti affrontano la polizia a sputi, martellate e sprangate sempre per legittima difesa. Immaginare cosa succede in Italia nei rapporti uomo donna, o nelle famiglie tra coniugi e tra genitori e figli: il pienone dei miracoli della cultura alla rovescia è garantito.

Dovremmo cercare di capire perché non tutti i problemi vengono risolti, anche quando ci dissanguiamo a pagare eserciti di “sotuttoio” per estirparli alla radice.

I problemi materiali è facile tenerli sotto controllo. La soluzione affidata alla forza e alla intelligenza di manovali e artigiani capaci, è immediata, visibile e misurabile da svariati millenni.

Il rubinetto perdeva ma grazie all’idraulico non perde più, il mattone si muoveva ma il muratore lo ha bloccato, il pneumatico era bucato, ma il gommista ha fatto il miracolo e l’auto è ripartita.

Mentre i problemi culturali non hanno una soluzione immediata, visibile e misurabile. Sono tutti a soluzione posticipata, rateizzata e ritardata.

La scuola ti forma il cervello, rimuovendoti teoricamente il problema dell’ignoranza a colpi di istruzione, ma se la rimozione è vera ed efficace o catastrofica si può stabilirlo solo fuori dalla scuola e dopo anni o decenni. 

Quando uno mette su famiglia e cresce figli, quando va a lavorare, quando spende il salario o il profitto, quando paga correttamente salari e tasse, quando interagisce civilmente e legalmente nei condomini, con la collettività e con le istituzioni dello Stato.

Ma se passano anni da quando ha ritirato un diploma o una laurea, è evidente che alla responsabilità del prof si sono aggiunti i condizionamenti e la responsabilità dell’informazione, della burocrazia, della politica, della giustizia, del sindacato, delle multinazionali e delle banche.

Praticamente la responsabilità del professore non è più separabile e misurabile. C’è un ventaglio letale di corresponsabilità culturali, politiche e finanziarie incalcolabile.

Se sia stata solo l’istruzione a maturarti o marcirti il cervello non si può più stabilirlo; perché i condizionamenti sociali, giuridici ed economici successivi, sono tali e tanti, e a 360 gradi, da far ammattire persino gli Albert Einstein.

Perciò si capisce chiaramente che a questo mondo le soluzioni affidabili sono solo materiali. Quelle intellettuali con la clausola soddisfatti o rimborsati non le hanno ancora inventate. O quantomeno stanno tentando, con i robot e l’intelligenza artificiale.

Anche il pensiero di Gesù, passato per due millenni da una bocca a l’altra, da “cervello a cervello”, e trasformato in religioni, non è riuscito a correggere la brutalità e l’ingordizia umana, a scongiurare le carneficine della guerra. 

Per partorire un pensiero razionale servono cervelli speciali, non istruzioni speciali. E quello stesso pensiero razionale, travasato da un cervello ad un altro per milioni o miliardi di volte, finisce annacquato, snaturato, contaminato e persino stravolto rispetto al valore e alla finalità che poteva avere all’origine.

Questa è la vera ragione per cui il “fare”, il lavoro manuale ha accresciuto per millenni la sua efficacia costruttiva e salvifica.

I muratori di una volta erano anche architetti, progettavano e costruivano castelli e cattedrali resistenti ai terremoti più di quelli attuali.

Insomma gli umani non sono stati creati per derubare il prossimo fingendo di pensare, ma per guadagnare intelligenza vivendo di duro lavoro materiale. E a questa condanna non siamo in grado di sottrarci a costo zero.

L’istruzione è come una pianta da frutto coltivata sul terreno neurale di un prof; se la spianti e la trasferisci in quello coltivabile dell’alunno non puoi avere la certezza che non stai facendo danno. 

Perché non puoi sapere se in futuro la misura della sua intelligenza sarà sufficiente a fare di quel sapere che gli hai implementato, una onesta soluzione per sé, senza diventare un problema per gli altri: un’arma puntata contro l’umanità.

Se non si alterna istruzione e lavoro, anche il sapere migliore del mondo non genera crescita intellettiva; e non perché il professore e la sua istruzione siano di scarsa qualità, ma perché l’intelligenza vera può scaturire solo alternando o unendo lezione e azione: temendo contemporaneamente sveglio e attivo cervello e mano.

Gesù avrebbe potuto scegliersi un padre intellettuale, un Platone o un Pitagora, un politico o un banchiere, scelse di nascere figlio di falegname, forse voleva insegnarci che l’azione non è meno istruttiva della lezione: che “lezione e azione” hanno pari dignità.

Franco Luceri

Pubblicato in : Editoriale

Info Franco Luceri

Nato nel 1941 e residente nel Salento, dopo due anni di esperienza da dipendente, come ragioniere, passò a l’attività autonoma come agente di commercio. Sposato da 46 anni, e pensionato da 10, ormai coltiva la sua passione più grande e quasi trentennale di opinionista dilettante, apolitico e libero, iniziata nel 1987 per il Quotidiano di Lecce e poi estesa alla Gazzetta del Mezzogiorno e altri giornali nazionali o locali con interventi occasionali. Dal 2011 ha un blog personale su internet “il rebus della cultura”. E dopo varie collaborazioni sul web, è approdato, per la cortese ospitalità del Direttore Nicola Cariglia, su Pensalibero.

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