
L’articolo su Pensa Libero di Enrico Rossi riguardo Ventotene, adopera un tono ragionevole ma sostiene l’interpretazione della sinistra in replica alle accuse della Meloni. L’Europa sarebbe nata a Ventotene, e così Rossi scrive che occorre “una risposta argomentata affinché non possa insinuarsi il dubbio che nel Manifesto per l’Europa ci siano parti da cancellare o tenere nascoste, superate o peggio influenzate da ideologie dittatoriali”.
Il far discendere l’Europa dal Manifesto di Ventotene è un falso storico, nel senso che il Manifesto auspicò l’Europa, non la costituì. Il Manifesto era in chiave socialista e prevedeva un movimento per un’Europa federale che attuasse l’idea secondo cui “la rivoluzione europea dovrà essere socialista…Il popolo ha sì alcuni bisogni fondamentali, ma non sa cosa volere e cosa fare… La metodologia politica democratica sarà un peso morto nella crisi rivoluzionaria…Il nuovo movimento dà in tal modo la prima disciplina sociale alle nuove masse. Attraverso questa dittatura del partito rivoluzionario si forma il nuovo stato e attorno ad esso la nuova democrazia”.
Bastano queste poche righe per rendersi conto che il Manifesto di Ventotene ha un’impostazione del tutto differente da quella dei Trattati di Roma nel ’57 costruiti in venti mesi dal liberale Gaetano Martino. I Trattati di Roma (cui il PCI si oppose con durezza e il PSI voleva vestire con abito neutrale) si fondano esplicitamente sul procedere a passo a passo sulla strada della libertà dei cittadini europei. L’art. 2 del Trattato scriveva “La Comunità ha il compito di promuovere, mediante l’instaurazione di un mercato comune e di un’unione economica e monetaria, uno sviluppo armonioso, equilibrato e sostenibile delle attività economiche, un elevato livello di occupazione e di protezione sociale, la parità tra uomini e donne”.
Il nodo della differenza politica sta qui. Per i liberali il governare deve rimanere sempre legato ai fatti e ai risultati delle scelte politiche. Per la sinistra ideologica, governare significa educare il popolo perché segua in modo conformistico le istruzioni dei gruppi dirigenti.
Nel momento attuale, insistere nell’opporsi al Governo Meloni agitando le bandiere della sinistra ideologica bruciate dalla storia, equivale a fornire alla destra un aiuto quotidiano. E non si corregge la deriva UE, che dopo i successi dei suoi primi 35 anni, si è trasformata in struttura burocratica statalista incline a soddisfare gli interessi dei propri gestori e lontana dai cittadini europei.
Solo con la riscoperta del metodo liberale del passo a passo nel maturare dei cittadini, si taglieranno le unghie alle pretese sovraniste, che prosperano sull’autoreferenzialità di elites di potere che ritengono i cittadini incapaci di scegliere bene.
Raffaello Morelli

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