
di Alessia De Luca*
Nel primo dei tre giorni di colloqui a Monaco di Baviera, dove i leader mondiali discuteranno di sicurezza, difesa, modelli economici e guerra in Ucraina, l’atmosfera è grave. Dopo le dichiarazioni dei giorni scorsi da parte di Donald Trump e del suo segretario alla Difesa Pete Hegseth, infatti, è chiaro a tutti che la posta in gioco per il futuro dell’Europa non è mai stata così alta. Secondo il Munich Security Report 2025, il rapporto preliminare redatto dagli organizzatori della Conferenza, l’Ue sta affrontando una “tempesta perfetta” di crisi che minacciano i suoi modelli di sicurezza, economici e politici, e che potrà superare solo aumentando la spesa per la difesa e gli scambi commerciali con altre regioni. La relazione annuale, pubblicata lunedì, osserva che per il Vecchio continente, che incarna l’ordine internazionale liberale, la crescente contestazione degli elementi fondamentali di quest’ordine rappresenta una sfida particolarmente grave: “Oggi, queste pressioni stanno raggiungendo il culmine, sfociando in una triplice crisi per l’Ue: la guerra della Russia contro l’Ucraina ha distrutto l’architettura di sicurezza cooperativa dell’Europa; la crescente militarizzazione delle interdipendenze economiche sta minacciando il modello economico dell’Ue; il modello europeo di democrazia liberale affronta una contestazione interna ed esterna senza precedenti”. In questo contesto, la rielezione di Trump “è un elettroshock” a cui l’Europa deve reagire, ha detto Emmanuel Macron in una lunga intervista al Financial Times. “Una pace che è una capitolazione” ha aggiunto il presidente francese, in riferimento alle recenti esternazioni di Trump sull’Ucraina, sarebbe “una cattiva notizia per tutti”.

Nato: un’unione compromessa?
Nelle prossime 72 ore a Monaco di Baviera il team del presidente Usa illustrerà i dettagli del piano di Washington per l’Ucraina. Alcuni aspetti saranno definiti dopo che il suo inviato, il generale in pensione Keith Kellogg, si recherà a Kiev la prossima settimana. Ma già adesso l’unità della Nato appare gravemente compromessa. Quella sull’appeasement con Mosca non è l’unica crepa: nelle ultime settimane il presidente americano ha detto di voler “acquistare” la Groenlandia, territorio autonomo del Regno di Danimarca, e non ha escluso l’uso della forza se necessario. Anche se la minaccia potrebbe rientrare nel novero delle tattiche negoziali spregiudicate a cui più volte il presidente ha fatto ricorso, il danno è fatto. “Le sue parole sono un altro segnale del disprezzo di Trump per la Nato”, afferma Lord Kim Darroch, ex consigliere per la sicurezza nazionale del Regno Unito e ambasciatore britannico a Washington, “e sarà interpretato a Mosca e Pechino come un messaggio in cui si dice loro che hanno mano libera, rispettivamente, in Ucraina e a Taiwan”. Gli alleati europei di Washington a Monaco cercheranno qualche rassicurazione sul fatto che non sia così. Ma con le sue decisioni il presidente americano sta già rimodellando il ruolo dell’America nel mondo e nulla lascia pensare che le lamentele degli europei gli faranno cambiare idea.
Europa: stretta tra dazi e populismo?
Così, mentre dalla Casa Bianca Trump annuncia tariffe e dazi “reciproci” col rischio di innescare una guerra commerciale tanto con gli avversari quanto con gli alleati, dal palco di Monaco il suo vice JD Vance è intervenuto a catechizzare i leader europei sulle nuove sensibilità di Washington. “La minaccia che mi preoccupa di più nei confronti dell’Europa – ha detto oggi ad una platea che vacillava tra lo smarrito e l’attonito – non è la Russia, non è la Cina, non è nessun altro attore esterno. Quello che mi preoccupa è la minaccia dall’interno, il ritiro dell’Europa da alcuni dei suoi valori fondamentali”. In un discorso ampio e infuocato, costellato di accuse ai leader europei di aver abbandonato le loro radici di “difensori della democrazia” attraverso quello che ha definito “un processo di messa a tacere delle voci dissenzienti” Vance ha criticato i governi europei per aver “agito contro la paura dei propri elettori”,anche in materia di migrazione. Il vicepresidente, inoltre, ha respinto ogni critica alla presunta ingerenza di Elon Musk nelle elezioni europee , affermando: “Se la democrazia americana può sopravvivere a 10 anni di rimproveri da parte di Greta Thunberg, voi potete sopravvivere a qualche mese di Elon Musk”. Poi, senza entrare nello specifico, il vicepresidente americano, ha auspicato che siano cancellati i “firewall” che escludono alcuni partiti dal potere, “altrimenti non è più democrazia”. Appena nove giorni prima delle elezioni federali di domenica prossima, il suo è un chiaro riferimento al ‘brandmauer’, il “cordone sanitario” che tiene fuori dalla politica tedesca i partiti di estrema destra come l’Alternative für Deutschland (Afd).
L’ora di scegliere: cambiare per non essere travolti?
Al termine del primo giorno di lavori, a Monaco è ormai chiaro a tutti che la posta in gioco nell’immediato futuro sarà la tenuta del blocco a 27. La guerra scatenata dalla Russia minaccia di distruggere sia l’Ucraina che l’architettura di sicurezza europea, mentre le tensioni interne e le debolezze economiche ne mettono a repentaglio la prosperità. Queste pressioni sono destinate a intensificarsi con la nuova amministrazione Usa, che minaccia di ridurre il suo impegno per la sicurezza nei confronti dell’Europa, lanciare guerre commerciali e incoraggiare i movimenti populisti. “Non dobbiamo solo parlare francamente, ma agire di conseguenza” ha affermato oggi Ursula von der Leyen annunciando l’intenzione di accelerare il processo di adesione dell’Ucraina all’Ue e chiedendo “un aumento della spesa europea per la difesa”. Ma se ieri il suo silenzio dopo l’annuncio della telefonata tra Trump e Putin era stato assordante, oggi le sue parole non fanno altrettanto rumore. L’Europa oscilla tra la volontà di emanciparsi da Washington e quella di compiacere Trump per evitare guai peggiori. In entrambi i casi, per accrescere la sua autonomia e recuperare influenza, il Vecchio continente dovrà reinventarsi. “È un compito erculeo – fa notare il Munich security Report – ma se davvero l’Unione Europea si costruisce in tempo di crisi, questo è il momento di dimostrarlo”.
Il commento
Di Stefano Stefanini, ISPI Senior Advisor
“Donald Trump continua ad umiliare l’Europa, accusata di approfittarsi degli Stati Uniti e di fare cose terribili e atroci. Quello che è veramente umiliante e’ vedere l’Europa che incassa, offre ramoscelli d’olivo, rifiutati, e porge l’altra guancia. Non siamo in Terrasanta, ormai destinata allo sviluppo turistico. L’altro schiaffo arriva, immancabile. Donald Trump applica scientificamente le leggi di West Side Story e del Padrino alla politica internazionale. Molto in bluff. Non può uscire dalla Nato, gli serve una maggioranza di due terzi del Senato che non avrà, mai. Ma può minacciarlo e spaventarci. Questo il bluff. Chiamiamoglielo, come ha fatto con quieta fermezza Re Abdullah di Giordania. Altrimenti porta via il piatto”.
Alessia De Luca
(*giornalista responsabile Ispi Daily Focus)

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