
L’idea di unità europea ha una storia lunga, complessa e costellata di tentativi, sogni e fallimenti. Franco Cardini e Sergio Valzania nel recente saggio L’invenzione di un continente. L’Europa dalla Lega di Delo alla Prussia di Bismarck, (Mondadori, luglio 2025), ripercorrono con rigore e chiarezza i momenti cruciali in cui si è cercato di arrivare a una coesione politica e culturale del continente. Ripercorrono con rigore e chiarezza i momenti cruciali in cui si è cercato di arrivare a una coesione politica e culturale del continente dalla Grecia classica ai giorni nostri.
Guardando, appunto, al presente, si pongono poi la domanda : E se oggi, anziché tentare di ricostruire l’Europa, la si dovesse reinventare?
Per rispondere, nel corso di questo libro denso ma di agile lettura i due autori esaminano quante volte, nel corso della storia, tale progetto è stato immaginato e rimodellato. Sapere dove e quando nasce l’idea di un continente unito da un destino comune. L’Europa, una delle aree più ricche e culturalmente vivaci del mondo, fatica a parlare con una voce sola, ad agire come soggetto autonomo in un mondo globale e competitivo. Questo libro non racconta semplicemente ciò che è stato, ma interroga il presente attraverso il passato. I percorsi iniziati e interrotti, le ambizioni incompiute, le visioni sfumate nel tempo: tutto contribuisce a delineare i contorni di una possibilità ancora viva, di un’Europa che va reinventata come patria di cittadini liberi, e non solo come spazio condiviso.
Abbiamo parlato di questo coinvolgente saggio con Franco Cardini celebre storico medievista dell’Università di Firenze e Professore emerito nell’ Istituto di Scienze umane alla Normale di Pisa
Nel corso della storia le possibili unificazioni dell’Europa sono avvenuti sempre con le armi o ci sono stati anche tentativi “pacifici”?
Cardini – Nonostante le molte buone dichiarazioni d’intenti, prima di quello che ha dato luogo alla CEE e quindi alla UE non mi sembra che ci siano mai stati tentativi seri di unione politica: e la stessa UE non ha mai voluto esser tale per quanto abbia molto a lungo giocato sull’equivoco.
I confini dell’Europa si sono spostati nel tempo ? E questo è avvenuto parallelamente allo spostamento del confine tra “oriente e occidente?
Cardini Non esiste un vero e proprio “cànone” di appartenenza all’Europa: tanto è vero che nel corso degli ultimi anni si sono fatte proposte d’includervi per motivi culturali anche paesi geostoricamente e geopoliticamente ad essa estranei, come Israele e Argentina. Allo stesso modo, ridicola è apparsa la proposta di non ammettere la Turchia nella famiglia europea in quanto si tratta di un paese musulmano: le ammissioni o i divieti per ragioni religiose sono inammissibili. Sarebbe invece interessante stabilire se possano essere considerate propriamente europee Gran Bretagna e Russia: ma il problema, spesso sollevato in modo polemico e strumentale non è mai stato seriamente discusso. Molto dipende dalle nostre scelte: preferiamo un’Europa “atlantica” o una “continentale-eurasiatica”? Ma tutto ciò è per il momento lontano da prospettive politiche realistiche.
Per l’Europa non si afferma il senso di “patria”..colpa di resistenze nazionalistiche o anche di direttive che appaiono spesso imposizioni dall’alto (di fatto ab extra) che non sono dibattute , magari criticate come avviene per le leggi nazionali?
Cardini – Nella cultura tedesca si conoscono tre tipi di patrie: la Heimat, la patria “intima e segreta”, il focolare; il Vaterland, realtà etnoculturale e linguistica; il Grossvaterland, la grande realtà storica, civica e culturale che affratella popoli e unisce idiomi diversi, ex pluribus unum. Questo dovrebb’essere oggi l’obiettivo degli autentici europeisti, superando le differenze nel nome delle radici profonde e dell’interesse comunitario; e voltando definitivamente le spalle all’ormai fallita UE.
Abbiamo quindi parlato con l’altro autore Sergio Valzania, noto storico e studioso di comunicazione (è stato direttore dei programmi radiofonici della Rai) che insegna all’Università di Genova e alla Luiss di Roma.
Carlo Magno, Carlo V, Napoleone chi ebbe più chances di unificare in modo duraturo l’Europa?
Valzania È il concetto di unificazione che è sfuggente. L’UE è un’unificazione o no? Certamente su parecchi dei paesi dell’attuale UE Napoleone ebbe, per breve tempo, qualche anno appena, un potere molto maggiore di quello di Ursula von der Leyen…
Anche Carlo Magno e Carlo V ebbero un potere enorme e l’impero rifondato dal primo ha continuato per secoli ad essere una realtà politica significativa in teoria superiore a qualsiasi altra, fino a Gregorio VII e la lotta per le investiture senza controparti di rilievo.
Carlo V disponeva di un potere di livello mondiale, mentre l’ostilità del regno di Francia ne condizionava il controllo sul continente. Anche per lui bisogna distinguere potere effettivo e potestà puramente giuridica. Inoltre occorre considerare che le modalità di esercizio del potere sono sempre legate alle forme di comunicazione e ai tempi di reazione con i quali si è in grado di agire. Carlo V era sovrano assoluto dei territori della Nuova Spagna, in America, ma i suoi messaggi arrivavano al viceré una volta l’anno e una volta l’anno facevano il percorso inverso. La presa del potere era relativa e si basava su solidi rapporti personali e profonda condivisione culturale con i propri alter ego.
Questi tentativi di unificazione sono avvenuti con le armi…ma nella storia un concetto di Patria europea si è mai affermato?
Valzania La conquista di quasi tutta l’attuale Europa da parte di Carlo V avvenne per mezzo di una abile e lungimirante politica matrimoniale, non di una serie di guerre. Se il processo fosse proseguito e il matrimonio tra il suo successore Filippo II e Maria la Cattolica regina d’Inghilterra avesse fatto nascere un figlio, e questo figlio fosse vissuto a lungo, il destino del continente sarebbe stato ben diverso.
È il concetto stesso di Patria ad essere moderno, e anch’esso si è molto trasformato nel corso di Ottocento e Novecento. Nei secoli precedenti era piuttosto vitale una concezione di fedeltà indirizzata verso il sovrano, o l’impero, o un casato dinastico. Il concetto di patria che conosciamo noi è figlio del nazionalismo e quindi successivo alla Rivoluzione francese.
E oggi?
Valzania Oggi la fiducia in un’Europa unita a livello politico si è molto appannata. Questo dipende da molti fattori, primo fra tutti l’accresciuta diversità tra le popolazioni e i sistemi politici che si immagina la dovrebbero realizzare. La stessa Germania unita è meno europeista di quella del Adenauer.
Credo che da parte degli europeisti manchi soprattutto la chiarezza relativa agli obbiettivi che si intendono realizzare e al percorso da fare per conseguirli. Non una programmazione di ferro, ma almeno una vaga idea, condivisa, dei prossimi passi da fare sarebbe di grande utilità.
Il senso del nostro libro è proprio questo: ricordare che le unificazioni politiche non sono fatti digitali, non si basano su opposizioni tra sì e no. Nessuna unificazione è mai completa e tutte hanno forme diverse, dovute a limiti storici obbiettivi, ma anche alle intenzioni di donne e uomini. La freddezza di oggi nei confronti delle istituzioni comunitarie dipende per molti aspetti dal loro gigantismo e dal fatto che gli stati nazionali le costringono a occuparsi di troppi aspetti marginali e di poche realtà di rilievo. La gente vorrebbe una unificazione relativa alla fiscalità e ai diritti fondamentali, come libertà personale e diritto a un rapporto corretto con la giustizia.
Sarà forse la politica di Trump (dazi e disimpegno militare) a dare una spinta all’unificazione europea?
Valzania La politica di Putin mi pare più efficace in questo senso. Ha già costretto Svezia e Finlandia a entrare nella NATO e la prospettiva di un comune impegno in sostegno dell’Ucraina ha ricreato un tavolo operativo comune con l’Inghilterra.
Trump penso abbia solo messo allo scoperto il crescente disinteresse statunitense per un alleato rissoso, disubbidiente e sempre meno funzionale ai progetti americani. Del resto l’insensata politica estera di Obama ha distrutto il fronte sud dell’Europa rendendo tutto il Nord Africa, non solo la Libia, del tutto instabili. È difficile immaginare che Trump possa combinare guai più gravi di quello. Quanto al disimpegno militare è difficile non condividere una politica estera che punta alla pace piuttosto che alla guerra. Forse sono discutibili i metodi, non certo gli obbiettivi.
Gabriele Parenti

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