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L’Europa dissolta

Cosa rimane dell’Europa se cancelliamo Schengen? Di buono, si potrebbe affermare, ben poco se non nulla. Certo la moneta comune rimane una gran bella invenzione, al netto degli interessi speculativi della finanza internazionale. Consente di abolire la sosta al cambio negli aeroporti o nelle stazioni o di effettuare il faticoso reperimento della valuta in corso nello stato dove si è diretti, con tutte le incognite del mercato valutario.

di Antonio Corvino | 11 Agosto 2026

Cosa rimane dell’Europa se cancelliamo Schengen?

Di buono, si potrebbe affermare, ben poco se non nulla.

Certo la moneta comune rimane una gran bella invenzione, al netto degli interessi speculativi della finanza internazionale.

Consente di abolire la sosta al cambio negli aeroporti o nelle stazioni o di effettuare il faticoso reperimento della valuta in corso nello stato dove si è diretti, con tutte le incognite del mercato valutario.

Un tempo mi recai in Montenegro.

Era la fine degli anni ottanta.

Lì accettavano solo marchi.

L’inflazione galoppava vertiginosamente ed eri costretto a cambiare pochi marchi alla volta. Dalla mattina al pomeriggio non ti ci ritrovavi più.

Con l’Euro tutti questi rischi sono scomparsi.

Vuoi mettere? Tirar fuori la carta di credito o le banconote in euro e pagare quel che devi in qualsiasi parte ti trovi.

Esibire la moneta comunitaria come un passaporto, peraltro ricercato.

In Russia, ancora  alla fine degli anni novanta del secolo scorso, la gente voleva dollari altro che lire o altre valute. Con l’avvento dell’Euro il dollaro è tornato a regolare gli scambi internazionali ma quelli tra privati cittadini europei in viaggio si regolavano con l’Euro.

E non avevi l’assillo del valore ballerino.

Una soddisfazione ed un orgoglio anche.

Finché dura.

Perché tutto, anche la moneta unica, è funzionale alla possibilità di spostarsi senza vincoli e limiti in Europa ed anche nei paesi che, fuori dall’Unione, hanno un accordo di favore con l’Europa. 

E comunque in ogni parte del mondo perché l’Euro è ovunque una garanzia.

Sempre però che tu possa spostarti in libertà e, in caso di necessità, curarti all’estero, anche.

Se tornano le frontiere, i controlli, addio. 

Non te ne fai nulla dell’Euro.

Te lo tieni per regolare le transazioni in patria e così sia.

E quanto a curarti all’estero, il problema non si porrà.

In effetti quello di circolare liberamente in Europa sentendosi cittadini al di là dell’appartenenza nazionale é sicuramente il risultato più gratificante dell’Europa Unita.

Gratificante e funzionale, utile ed indispensabile addirittura.

Esso dà senso a tutto il resto. Compresa la sanità, se dovessi star male in un altro paese dove ti trovi per un motivo qualsiasi.

Qualche anno fa ero in Spagna, in Galizia sulla via per Santiago, sul cammino detto degli Inglesi.

Il Covid mi aveva atterrato senza pietà come un pugile messo ko sul ring prima che mi fossi potuto  mettere in posizione di guardia

Il tassista che mi portava a Santiago in cerca di un alloggio meno precario dove allungare il mio soggiorno sino alla guarigione,  si avvide del mio stato e mi propose di passare dal Centro medico. Eravamo a Sigueiro, 16 km da Santiago. Un paesino di 4.000 abitanti e quattro centri medici, avrei scoperto in seguito.

Al solo sentire nominare strutture sanitarie in quel momento mi si rizzarono i capelli in testa. Avevo ovviamente ben presente la fallimentare situazione della sanità territoriale in Italia. Avere il covid equivaleva ad una sorta di ostracismo contro appestati.

Dovevi metterti dietro la porta di una farmacia, spesso fronte strada e aspettare che ti infilassero il batuffolo sino in gola per avere il referto, dietro pagamento ovviamente. Con quello poi dovevi cercarti qualcuno che ti curasse, se eri fortunato.

Tuttavia acconsentì, il tassista benevolmente insisteva. Non avevo scelta, mi dissi per confortarmi. Al termine delle visite con tanto di tampone gratuito ed in tutta dignità e riservatezza nello studio della dottoressa dentro il centro medico, diagnosi e terapia, all’uscita chiesi quanto dovessi. L’addetta al ricevimento mi chiese la tessera sanitaria e mi rispose che non dovevo nulla. “Lei é un cittadino europeo e qui siamo in Europa”.

Beh mi sentì addirittura grato al Covid per quella scoperta.

Cittadino Europeo. Wow.

Spostarsi mostrando solo la carta di identità. Doppio Wow.

Curarsi esibendo solo la tessera sanitaria. Triplo Wow.

Questa si che è Europa.

E tutto grazie a Schengen.

Un paio di anni dopo tornai in Spagna sempre sul Cammino di Santiago, quello Primitivo, questa volta, sulla Cordigliera Cantabrica da Oviedo a Santiago.

Un trionfo.

Trecentocinquanta chilometri duri, faticosi e meravigliosi, la gran parte tra le montagne.

Venti giorni di permanenza tra le Asturie e la Galizia.

Carta d’identità, tessera sanitaria e l’euro miei compagni fidati.

Ora cancellate Schengen. Avrete dissolto l’Europa.

Abrogato Schengen, spappolata l’Europa.

Non è quest’ultimo l’obiettivo dei suprematisti amerikani, oligarchi russi e ipercapitalisti di stato cinesi? Fatta fuori l’Europa il mondo è una partita a tre. Anzi nessuna partita perché i tre troveranno comunque il modo di spartirselo, il mondo.

Beh ancora la strada è lunga, ma l’impressione è che il sentiero tracciato è quello voluto dal cerbero. E, ahimè, una volta imboccato il sentiero vallo a fermare!

È più facile che diventi un’autostrada e che il convoglio su cui viaggi sia senza freni.

Certo al momento, con la sfida lanciata dal governo italiano alla Spagna e con la risposta di questa uguale e contraria, non siamo ancora alla chiusura completa e generalizzata di Schengen. La circolazione dei cittadini potrà continuare, magari con qualche sospetto e qualche preoccupazione in più.

Siamo ancora al ripristino dei controlli.

Alle lungaggini, all’insofferenza che rovina le vacanze o complica il lavoro. Alla sofferenza anche con soste agli aeroporti e possibili rinvii se non cancellazioni dei voli.

Ma il sentiero sdrucciolevole se non lo fermi subito, diventa valanga.

Dopo il botta e risposta con la Spagna è arrivata la Germania a complicare le cose.

I migranti giunti dall’Italia devono tornare in dietro, dice il governo tedesco e visto che la maggior parte arrivano dall’Italia, da quelle parti si preparano a rispedire quei disgraziati alle frontiere con l’Italia. Come fossero pacchi, peraltro, non persone.

E il passo successivo, quale sarà?

Anche in questo caso la sospensione di Schengen diventa possibile anzi necessaria soprattutto se la condiamo con un fantomatico rischio terrorismo in arrivo da dove non si sa , ma tant’è. Intanto gridiamo al lupo.

E la Francia che farà. Starà a guardare o grideranno pure da quella parte “al lupo, al lupo”.

Tutti hanno in casa post fascisti, post nazisti, suprematisti a gogo da controllare.

Se mostri di essere prudente o solo umano o ancora solo accorto perché questa Europa e questa Italia e questa Germania e questa Francia e così via, hanno tutte un maledetto bisogno di immigrati e sei al governo, ti trovi nei guai. E allora?  L’idea di riscrivere le regole magari creando corridoi legali per l’immigrazione sicura che faccia fuori i mercanti di morte e favorisca l’integrazione europea è ancora una bestemmia, purtroppo.

Ti saltano addosso neo fascisti e neo nazisti e ti sbranano anche se il governo è amico e marcia imperterrito a destra in direzione della dittatura, passaggio intermedio la democratura.

Allora?

Mettiamo su una bella campagna di odio che metta fuori gioco o almeno freni l’avanzata degli estremisti di destra che non si accontentano di avere un governo amico, vogliono proprio riportare l’orologio della storia indietro: fascismo e nazismo senza vie di mezzo.

E addio Europa.

E così l’addio all’Europa diventa l’obiettivo delle destre al governo che si compattano con le destre estremiste che le incalzano, mentre le cosiddette sinistre, o solo la gente di buon senso, rimangono sbandate, confuse.

Che fare?

Si inventa un’invasione di massa via Marocco-Ceuta-Colonne d’Ercole-Spagna ed il più  è fatto.

A contorno si teorizza l’arrivo del terrorismo, neo anche quello ( sperando che non sia organizzato da chi se lo inventa a suo uso e consumo come negli anni 70/80) e si invoca la chiusura di Schengen. Temporanea, eh… solo il tempo di scongiurare (inesistenti) attacchi terroristici.

E se non arriveranno, come tutti convintamente ci auguriamo, sarà merito della chiusura di Schengen non certo effetto della inconsistente pretestuosità delle grida “al lupo, al lupo”.

Intanto chi è partito si trova nei quai; chi non è partito rinuncia e amen.

E allora ti dici: ci siamo.

È in arrivo lo smantellamento d’Europa, dell’Europa Unita che per quanto incompiuta è comunque una gran bella cosa.

E da dove si comincia se non da Schengen?

Ovvio, no?!

Intanto per tutto il mese di agosto e settembre tornano i controlli. Poi si vedrà.

Ribadiscono, i controlli servono per evitare attentati terroristici.

Sarà.

Intanto smantellano Schengen.

E l’italia è il grimaldello nelle mani del cerbero dalle tre teste imperialiste.

Starei attento a considerare il governo italiano e colei che improvvisamente se ne trova a capo, vittime della loro sprovveduta pochezza oltre che del caso.

L’uno e l’altra stanno giocando una partita senza ritorno di ricucitura con gli amerikani prestandosi al ruolo di fedeli esecutori dei loro desideri…

I 20 miliardi di debito per armi da comprare in massima parte in Amerika ed il “favore” di disturbare la Spagna per destabilizzarla con l’aggressione a Ceuta sono due  indizi ben chiari.

E due indizi diceva Agata Christie sono ancora una coincidenza ma tre indizi fanno una prova.

E Agatha Chirstie  se ne intendeva.

Dunque attendiamo il terzo indizio.

Magari entro l’estate o entro novembre.

Senza contare per la verità che di prove attestanti la sottomissione del governo italiano agli USA targati MAGA-NT, ce ne sono già in abbondanza.

Adesso però  diviene macroscopico il rischio di correre a rotta di collo in direzione di un burrone. Si tratta solo di capire se stiamo precipitando nel burrone della miseria o nel burrone della dittatura. O in entrambi.

Aspettiamo frementi i prossimi mesi per il terzo indizio, la prova e la sentenza.

Intanto la coscienza civile di questo Paese, al di là della (in)capacità delle opposizioni di rappresentarla al meglio potrebbe svegliarsi e fermarla quella corsa.

Sarebbe davvero un bel risultato.

Antonio Corvino

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Antonio Corvino

Di origini pugliesi, napoletano di formazione è un scrittore, poeta, saggista ed economista di cultura classica. Già Direttore Generale dell’Osservatorio di Economia e Finanza, ha organizzato, in tale veste, dal 2011 al 2015 il “Sorrento Meeting” che ha affrontato, con il concorso di intellettuali, studiosi, rappresentanti economici e politici, controcorrente, dell’intero Mediterraneo e di altri Paesi asiatici ed americani, con largo anticipo e visioni non scontate, le questioni esplose in maniera virulenta, negli anni più recenti.

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