
Ci aspetta un autunno freddissimo!
L’Europa sta giocando con il fuoco ed il recente viaggio del capo della CIA John Ratcliffe a Mosca ne è testimonianza e presagio. Se la storia è realmente maestra di vita dovremmo aver ben chiaro che -come capitato nel novembre 2021 prima dell’invasione ucraina (del febbraio 2022)- quando si muove il responsabile dell’intelligence più potente del mondo qualcosa di tetro bolle in pentola.
Certe mosse sono prove, non indizi, di tempi cupi.
Non fumo, come ha tentato di minimizzare la Casa Bianca, ma vero arrosto!
Ed il messaggio comunicato al mondo, e all’Occidente europeo in particolare, da quell’aereo militare USA, insolitamente e scientemente sciorinato, sui cieli di Mosca appare assai chiaro.
Un vero e proprio avvertimento recapitato da Washington alla responsabilità delle cancellerie del vecchio continente ma anche (e forse soprattutto) un monito inequivocabile ed inquietante per le genti d’Europa.
Due, se non tre, gli avvisi ai naviganti.
Innanzitutto il tempo. In Russia come in America le elezioni (rinnovo della Duma -la Camera bassa del Parlamento russo- per Mosca ed elezioni di Midterm per la Casa Bianca) sono alle porte e per la prossima primavera una soluzione alla crisi ucraina deve (imperativo, trumpiano!) essere trovata.
Dunque -secondo messaggio- l’Europa scelga da quale parte stare: con gli Usa per una trattativa serrata e definitiva con Mosca (tradotto: riconoscimento alla Russia delle terre occupate da Putin ed un presidente ed un governo “amico” di tutti a Kiev) che metta al riparo da guerre future l’Europa intera (garante Washington).
Oppure l’Europa si affidi definitivamente e totalmente, anche per una eventuale difesa militare, ai volenterosi di ser Andy Burnham (Londra) ed Emmanuel Macron (Parigi).
Infine, terzo avviso (quello che dovrebbe rappresentare la prima preoccupazione per tutti; compresi coloro che invocano il pugno duro dell’UE con Mosca): le manovre militari contro Londra accusata dal Cremlino di intervenire direttamente con proprie armi nella guerra, sono iniziate; fate voi!
In questo fosco scenario si inscrive a pieno titolo anche l’inattesa ma assai significativa decisione del Ministero della Difesa italiano di arruolare come “consulente per i droni” l’ex ministro della difesa ucraino ed oppositore del presidente Zelenskyj, Mikhaylo Federov.
Una mossa strategica che chiarisce più di mille congetture ed analisi quale sia il vero dilemma della partita ucraina: continuare a sostenere Volodymyr Zelenskyj tentando di vincere la guerra contro Mosca oppure agevolare un cambio di regime a Kiev per tentare di salvare l’Ucraina occidentale e con essa l’intera vecchia Europa.
L’Italia, assai allergica ai conclave dei volenterosi, sembra aver già fatto la sua scelta.
Daniele Marchetti

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