Il 16 maggio scorso, a Roma, è nato un nuovo partito.
Non un movimento, come va tanto di moda oggi, o una associazione, ma proprio un partito vero, che si chiama “Liberaldemocratici italiani” e di cui Carla Ceretelli è la responsabile regionale.
Con una offerta così variegata come quella italiana, dove abbiamo partiti che vanno da destra a sinistra e da sinistra a destra passando attraverso ogni possibile gradazione, che bisogno c’è di un nuovo partito?
Gli elettori non hanno già la possibilità di scegliere quello che più gli piace, che si sentono più vicino?
Se ad ogni tornata elettorale quelli che si recano alle urne per esprimere il proprio voto sono sempre meno, se percentuali del 60% di voti validi rappresentano spesso una chimera, nonostante gli italiani abbiano imparato da tempo a votare “il meno peggio” e molti di loro abbiano fatto proprio il famoso invito di Montanelli a votare turandosi il naso, significa che molti elettori non trovano nella pur abbondante e variegata offerta quello che cercano.
E chi sono questi cittadini? Perché si sono allontanati dalle urne e dalla politica?
I liberaldemocratici italiani pensano che siano ancora molti gli elettori che non riescono a concepire la politica, cioè i rapporti tra le persone, come una stadio in cui urlando si fa il tifo per la squadra del cuore, ma preferiscono invece capire e ragionare anziché seguire slogan o leader più o meno carismatici.
Quindi è nato un partito che si rivolge ai moderati, ma moderazione non significa tiepidezza, moderazione significa avere voglia di partecipare con entusiasmo alla vita pubblica ed esporre le proprie idee senza prevaricare, senza imporle con le urla, ma con la forza del ragionamento.
E’ nato un partito laico, ma attento alle tradizioni che fanno parte della nostra cultura che è nata, come ci ricordava Oriana Fallaci, al suono delle campane, un partito sensibile alle esigenze delle minoranze, ma che non è disposto ad accettare come regola quelle che restano delle rispettabili eccezioni, un partito che non considera chi ha idee diverse un nemico da abbattere, ma un avversario con cui confrontarsi.
E’ vero, l’area liberal democratica, in Italia, è sempre stata minoritaria rispetto ai grandi e fideistici partiti di massa, ma questo non ha impedito che esprimesse personalità che per cultura e impegno hanno contribuito non poco prima alla rinascita e poi alla crescita del nostro Paese.
Nell’attuale momento storico, in cui tutti, a parole, si professano liberali e democratici, liberalità e democrazia rischiano purtroppo di essere solo delle vuote etichette.
Per essere uno stato liberale non basta fare le privatizzazioni svendendo, per far cassa, il patrimonio dello Stato, ma è necessario liberare le capacità imprenditoriali dai mille lacci che oggi stringono l’impresa privata, incoraggiando lo spirito di intrapresa dei cittadini.
Per definirsi democratici non basta dichiararlo, ma occorre dimostrare di essere capaci di non confondere il diritto di non ascoltare con la violenza del non far parlare gli avversari.
Concludendo, con la nascita dei liberaldemocratici italiani, entra a far parte del panorama politico italiano un partito che, come tutti gli altri, avverte l’esigenza di contenere la spesa, rilanciare l’economia, sostenere la sanità, finanziare l’istruzione e la ricerca, ma che come valore aggiunto porta una qualità che rischia di scomparire: il rispetto.
Rispetto per la nostra cultura e il nostro patrimonio culturale, ma anche rispetto per le culture, vicine o lontane, con sui si venga paritariamente in contatto, rispetto per le tradizioni in cui siamo cresciuti, ma anche rispetto e attenzione per i mutamenti che da sempre avvengono nella società, rispetto per le idee che cerchiamo di portare avanti con educazione ma con determinazione, ma anche rispetto per le idee degli altri, quando ce ne sono.
Perché solo con il rispetto per gli avversari e il rispetto di se stessi si può arrivare ad un confronto che faccia veramente crescere il nostro Paese.
Carla Ceretelli

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