L’ennesimo tiro mancino del “vincitor perdente” al suo bersaglio preferito “stai sereno”, non modifica la mia idea sulla sostanziale inutilità della proposta di legge “Zan”.
Assistere alla sola presentazione di una manifestazione, non ho resistito oltre, a cui partecipava il senatore con tutti i suoi “Zannati”, ha dato corpo alle mie convinzioni.
La curiosità di comprenderne le ragioni e la mia pazienza sono durate qualche minuto, giusto il tempo di sentire il preludio della giornalista preposta a presentare il meeting.
Con voce altisonante e oratoria d’altri tempi, un mix tra Lama ed Almirante, chiedeva testualmente ai presenti:
quanti tra i presenti sono eterosessuali? brusio;
quanti di voi sono omosessuali? qualche urlacchio;
quanti neri sono presenti tra voi? quattro (!!!) unica risposta chiara e urlata.
Non ha chiesto quante persone, ma le ha nettamente inquadrate e divise in specifiche categorie.
Questa è la prima forma di razzismo, la più bieca perché supponente, declamata dal pulpito con un’alterigia culturale vomitevole.
Non ci sono etichette, cara giornalista, caro senatore, ci sono persone, bianco giallo rosso nere senza virgole che già dividono, tutte uguali e con uguale diritto di essere rispettate e accettate per quello che sono, senza alcun marchio: quello lo imprimevano a fuoco i nazisti a tutti i cosiddetti diversi!!!
Quando poi si disquisisce sull’allucinazione che il saluto “signore e signori” sia discriminatorio e non inclusivo, si passa alla demenza, abuso di LDS unito ad inedia da ozio, oblio cerebrale da noia.
Questi pensatori astrusi andrebbero disintossicati con sane sudate in miniera, anche per sottrarre loro il tempo di bloccare il parlamento con ore di discussioni su queste pensate oniriche.
Secondo questi, che normalmente chiamerei signore e signori, ma temo una denuncia e quindi li chiamerò X, io dovrei vergognarmi di essere un uomo “classico”, che cede il passo alle Signore, che le apprezza, che ama essere chiamato padre o ancor meglio papà e non genitore uno o genitore due come una carta da tresette.
Si rendono conto gli indefiniti X che questo non è un passo avanti della civiltà, ma della viltà, del non voler chiamare i fatti con il loro nome?
Tutti “liberi di essere se stessi” comprende anche chi predilige le vie “tradizionali” o chi le segue di questo passo dovrà un giorno adeguarsi a fare i figli in provetta per non offendere gli X e anziché sentirsi dire “ciao papà” dovrà aimè udire un odioso “ciao genitore uno”, ove lo stesso uno potrebbe essere considerato discriminatorio dal genitore due?
Dovremo chiamare un giorno una Signora “essere umano femminile” o il nonno “progenitore uno” con la nonna che s’incazza perché si sente offesa dall’essere solo “progenitore due” e via demenziando?
Fiorenzo Da Ros

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