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LETTERA DI NATALE AI PADRI IN DIFFICOLTÀ.

Possiamo permetterci di pensare in grande solo se pensiamo con amore, noi da soli siamo poco, ma l’amore oppresso del mondo di oggi è come un fiume chiuso in una diga che può rompere quegli argini e ritornare a fluire nel suo alveo per il bene di tutti.

di Redazione Pensalibero.it | 29 Dicembre 2009

Cari Amici Padri,

conosciuti e non, conosciuti poco o tanto, padri in difficoltà, con una dolorosa separazione sulle spalle, padri soli, padri che hanno poco tempo per stare con i propri figli, o che non li vedono proprio, padri che hanno difficoltà su cosa fare e come farlo, padri dubbiosi o disperati.

Vi scrivo con grande rispetto e stima e non voglio entrare oggi in merito ai vostri problemi ma come rappresentante di un portale e movimento importante che in soli 18 mesi ha ricevuto oltre di 1.000.000 di visite e visitatori, mi sento in dovere, come padre e fratello, di fare a voi gli auguri e darvi alcune parole in questo giorno così particolare di festa ma anche riflessione, un giorno speciale, in qualche modo di comprensione e trasformazione.

La parola che ho in mente oggi è Pazienza.

Forse è l’auspicio per l’anno nuovo. Pazienza è ciò che dovremo avere noi da qui in seguito. Pazienza non vuol dire remissione ma proprio il contrario; vuol dire più armoniosa, precisa e determinata potenza nella strada di fronte a noi, difficile ma molto importante, onorevole, paterna, necessaria per tutta la società. Pazienza come dono da fare ai nostri figli ed alla società che un giorno sarà migliore. Pazienza anche per la cura di noi stessi, per placare quelle ansie che dentro ci chiedono risultati, affetto e abbracci, ma la pazienza può renderci più sereni e più consapevoli che ciò che ci sta accadendo non è casuale.

Noi stiamo salvando la paternità. Il dolore è perchè siamo ancora vivi. Prima, nel silenzio dell’assenza paterna l’apatia ci stava portando alla lenta morte, ma noi ce ne siamo accorti, il nostro cuore, il nostro desiderio di amore e vita ha ridato speranza e senso al padre. Ora stiamo attraversando una valle di dolore e talvolta solitudine ma ciò che stiamo facendo è semplice: ci stiamo prendendo carico degli errori dei nostri padri e non possiamo farne a meno e non può che essere così. Anche se sono gravosi. Ma è proprio il nostro essere padri e maschi, intelligenti, virili e sensibili assieme, che ci fa scegliere di restare e non scappare, di continuare a camminare perchè se faremo una scelta di fiducia in noi stessi e nell’amore per il prossimo allora piano piano quei pesi si assottoglieranno, e poi diventeranno parte dei nostri muscoli e saremo più forti e cosa importante potremo insegnare ai nostri figli ad esserlo, con la speranza che sempre un padre deve avere che un giorno i proprio figli camminino da soli e diventino più forti di quanto lo è stato lui.

Pazienza. La cultura ha i suoi tempi, le nostre motivazioni se mosse da sincerità ed affetto, sempre e comunque, andando oltre ostacoli (anche interiori di rabbia o odio), vinceranno, perchè la società ne ha visibilmente bisogno, bisogno di più amore, ma anche rinnovata unione ed armonia tra le persone, dalla famiglia al luogo di lavoro, dall’amicizia con se stessi a quella con il prossimo e la collettività.

Possiamo permetterci di pensare in grande solo se pensiamo con amore, noi da soli siamo poco, ma l’amore oppresso del mondo di oggi è come un fiume chiuso in una diga che può rompere quegli argini e ritornare a fluire nel suo alveo per il bene di tutti.

Prima di tutto diamo quest’amore a noi stessi, alle nostre compagne, ai nostri amici, ai nostri figli e pensiamo in quel poco o tanto tempo che per ora con loro abbiamo ad usarlo bene pensando prima che alla nostra soddisfazione alla loro necessità di educazione e regole che tutti i bambini necessitano, senza rinunciare ne alla severità ne all’amore, c’è il momento giusto per ogni cosa e non dobbiamo aver timore di dare ne l’uno ne l’altro, perchè tanto o poco tempo, sarà lo spessore e la qualità di quel legame a determinare la nostra e la loro vita nel futuro, d’altronde si può essere più vicini ed ignorarsi o più lontani ma più vicini col cuore e con la mente, e sinceramente i preferisco tra le due la seconda, e così mi sento più uomo, vivo, felice e anche sereno.

Un caro natale a tutti voi. Abbiate fiducia in voi stessi, in Dio o nei buoni valori in cui credete, perseguiteli con fede e sarete orgogliosi di voi stessi, e se lo sarete voi allora lo saranno anche i vostri figli un giorno.

Con sincero affetto.
F.BARZAGLI

Pubblicato in : Primo piano

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Commenti

  1. Marzio Siracusa

    2 Gennaio 2010 alle 09:31

    Belle parole cattoliche ma restiamo intelligenti. Oggi la donna gode e gioca coi benefici privati di quando era oppressa e i benefici pubblici dell’emancipazione, e ciò indipendetemente da fatti di cronaca urlati per mostrare il contrario e che invece indicano le derive del mutamento. Così scattano il cortocircuito e lo squilibrio tra i sessi e nella famiglia integra o disintegrata a cui sociologia, psicologia e codici non si sognano di adeguarsi perché si spera che il mutamento possa rientrare. Donne che partoriscono col cesareo, che non allattano e che lavorano non hanno alcun diritto prioritario di accudire anche figli di pochi mesi. Invece il cascame d’una cultura infettata di psichismi maternali finge che la figura della madre esista ancora e di rimando finge che esista quella del padre. E nelle cause di separazione i giudici obbediscono all’andazzo perché tace la filosofia del diritto, da noi notoriamente morta. Al di là delle belle parole retoriche si prenda atto che la deflagrazione della famiglia è già avvenuta e non è emendabile. I padri separati smettano di frignare, i figli li dimenticheranno come ne avrebbero dimenticato la petulanza quotidiana. Previo recupero adolescenziale come libro di psicologia comanda secondo la psicologia prefabbricata per la storia collettiva.

    Rispondi

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