Succede che qualche periodo sembri più breve di un altro che è della stessa misura. Quante volte ci capita di pensare che un giorno sia passato più in fretta di un altro o che certe mattine arrivi subito mezzogiorno e in altre mattine son sempre le ..dieci. Sensazioni relative del tempo. Relative a noi. Così ci è sembrato, a molti, anche questo 2009, anno veloce, anno rapido, anno decisamente più corto degli altri vissuti prima. Anno uguale nei giorni e nei tempi ma anno sensorialmente ed emotivamente più corto. Perché? Forse perché un po’ tutti gli anni che finiscono un decennio, o addirittura un secolo, sono considerati più di annuncio e di transizione che di vita autonoma. Di per sé il numero che contiene un nove è emotivamente finale e finalizzante. Salvo che per i prezzi al supermercato dove la cifra col nove o il doppio nove è semplicemente una numero accattivante al ribasso. Invece di mettere vento euro metti 19 euro e 90 e ti sembra di stare in un’altra dimensione. Per l’anno che abbiamo vissuto, parallelamente, sembra esserci stato qualche sconto, sembra che sia durato tre quarti della sua durata effettiva. Colpa anche della crisi economica mondiale che ha centrato proprio come anno principalmente colpito proprio il 2009 e come tutti gli anni di crisi, come quel lontano 1929, si vuole superare anche scaramanticamente. Un 2009 rapido perché tutti hanno cominciato a dirci confidiamo nella ripresa del 2010 e quindi pensavamo già in prospettiva, come se fossimo con la testa già più in là. Nell’anno dopo, appunto Un anno rapido questo 2009 perché sono successe tante cose belle e brutte, dai terremoti al primo anno di Obama, dalle solite litanie sul clima al ritorno degli spettri nostrani del terrorismo e della disoccupazione, ma in fondo vissute in proiezione, in superamento, quasi in sollevamento. Come se qualcosa di enormemente più bello o enormemente più brutto ci aspettasse dietro l’angolo del nove, nel dieci o nell’undici. Sensazioni di anno finale ma anche di anno ponte (non solo di Messina) ma ponte tra problemi e culture, tra guerre e paci, tra guerriglie e pacificazioni, tra vecchio e nuovo. Che dire. I precedenti anni col 9 finale non furono proprio così e c’è una spiegazione. Il 1999 in fondo fu un anno lungo perché dilatava in sé stesso un’attesa forte di cambiamento di data verso il 2000, un anno tondo tondissimo, un anno zero, anzi un anno a triplo zero. Così, per i casi della storia, fu anche il 1989, dieci anni prima, venti anni fa, un anno che sulla carta poteva essere tra i più rapidi e i più veloci avendo anche una successione parzialmente regolare di cifre, l’uno del millennio e poi il nove otto nove. Più finale di così!!? Ebbene quello fu un anno certamente finale ma come tutti ricordiamo anche finalmente storico perché con la caduta del Muro di Berlino cambiò il nostro mondo e anche il nostro modo di pensare che non partiva più solo dalle differenze e dai contrasti tra est e ovest ma cominciava a puntare sulle differenze e sui contrasti tra nord e sud del mondo, tra il vecchio occidente e il nuovo oriente. In fondo è da quegli anni che possiamo far partire il grande riscatto di quel pezzo di mondo, tra cui Cina e India, che pensavamo confinatiai margini dello sviluppo e che invece hanno tutta l’aria di dominare le scelte del prossimo decennio. Anno rapido insomma più che breve, perché ci ha fatto consumare in un batti baleno molte esperienze e molte energie per stabilizzarsi su un 2010 che in realtà è pieno di speranze ma non pieno di certezze. Se non che sarà un anno quasi tondo, sicuramente pari, in cui la cifra del decennio è la metà della cifra del millennio. E in cui gli zeri occhieggiano attorno al numero uno. Insomma speriamo che il 2010 ci strizzi l’occhio più del 2009. E se poi a marzo ci sembrerà di stare a Ferragosto magari non vuol dire che anche il 2010 sarà rapido ma semplicemente che farà caldo a primavera. Può succedere. Senza disturbare la cabala e la numerologia.
Fabrizio Binacchi www.virgola1.splinder.com

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