Gentilissimo Direttore, scusi il mio ardire, ma – a lei che è un esperto giornalista – vorrei sottoporre un mio personalissimo cruccio. Parlare del Covid è inevitabile. La pandemia è un dato di fatto, in barba alle frotte dei cosiddetti negazionisti. I morti ci sono e non sono né fantasmi né creazioni ideologiche e tornacontistiche dei media ovvero della politica aristocratica. Ma i media, giustappunto, come gestiscono questa nefasta evenienza? Fanno informazione o, assai peggio e più verosimilmente, attuano una strategia più bieca e molto meno professionale, che è quella del “terrorismo”? Il Covid atterrisce, come tutte le realtà morbose e addirittura letali di cui, peraltro, non è definita l’eziologia e i cui mezzi di antagonismo sono ancora dubbi e di non assoluta efficacia. Le vittime e i bersagli di questa patologia sono accanto a noi, ci circondano, perlopiù in modalità silenziosa e surrettizia. Non è la peste, e neppure la lebbra, le cui stimmate erano evidenti e manifeste per tutti. E questo rappresenta un fattore aggiuntivo di dubbio ed inquietudine. Il Covid 19 è come il mostro di San Giorgio, senza un santo che provveda a domarlo con la superiorità del candore e del coraggio. I protocolli sanitari, da una parte (non da tutti epperò) rispettati, contano, eppure non sono una garanzia incrollabile. I lockdown generano apprensione e distruzione, psichica ed economica, con le due conseguenze che si intrecciano come due serpenti abbarbicati in un confronto improbabile. Il numero di quanti si avventurano nei perigliosi sentieri delle affezioni psichiatriche aumentano, con inevitabile incremento dell’utilizzo di barbiturici e antidepressivi. Tra l’altro è di dominio pressoché pubblico che la depressione, ancor più se grave, abbassa le difese immunitarie, cosa esiziale in questo periodo così critico. A questo punto dico: ci basta questo (!) terrore. Non necessitiamo di spaventi supplementari. E se quotidianamente i media ci martellano ammannendoci un bollettino di guerra in cui viene annotato il trend di crescita di infezioni e tamponi e di coloro che fanno le spese di questa malattia lasciandoci le penne, qual è l’utilità di un’informazione che informazione non è? “Oggi sono morte 300 persone. 70 sono esplose su una mina antiuomo. 130 hanno subito un’amputazione alle gambe e agli arti superiori. 80 sono stati decollati e 20 sono cadute vittime del fuoco incrociato”. Così sarebbe la cronaca, macabra e miseramente notarile, di un conflitto bellico tra due paesi sul piede di battaglia. Ma… cui prodest? Cosa diversa è (e sarebbe) informare autenticamente gli utenti, parlando dell’efficienza delle campagne vaccinali, dei livelli e delle fasi di avanzamento delle sperimentazioni, degli eventuali effetti controproducenti dei vaccini stessi, considerando le varianti, smentendo le fake news in circolazione senza aspettare che il cittadino, specie le categorie più fragili, scopra l’esistenza di un numero con cui interfacciarsi con le autorità sanitarie regionali o governative. Questa informazione sarebbe, e in qualche caso realmente è, propiziatoria per le masse. Peccato che venga praticata in qualche rubrica o salotto televisivo in orari scomodi e appartati. Mentre i TG operano un genere di “informazione” negativa, isterica, psicogena, parziale, approssimativa, “di corsa”, larvata, en passant, calcolando la forza dell’impatto, politicizzando e soprattutto perseverano imperterriti a fare la conta degli sfortunati, calcolando le variazioni percentuali dell’incidenza infettiva del virus, un autentico necrologio. Senza contare la pletora di notizie di cronaca nera e di molte altre comunicazioni tremendiste che costellano i notiziari televisivi, come del resto anche i mezzi di informazione della carta stampata, benché alcuni giornali siano più votati di altri a fornire una informazione tendenzialmente più ampia e corretta. Nella completa e assurda latitanza di notizie positive e confortanti, che certo non abbondano ma, pur nella loro deprimente penuria, non mancano in assoluto e meritano una ricerca mirata, per sfatare il mito che informare sia l’equivalente di incutere scoramento. Si sa, errare è umano, perseverare diabolico e con questa “impostazione” si rafforza la virtù terrifica del male. Dopo gli anni di piombo del brigatismo rosso il malaugurato siparietto del terrorismo mediatico. Appunto, cui prodest?
Andrea Randighieri

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