Da qualche giorno il parigino ci sta martellando con un mantra. Il teatro dell’ovvio e dell’assurdo.
Non si sa come ma dopo quasi settantanni, a parte il semestre scarso di De Nicola e il settennato di Einaudi, liberali doc, nel momento in cui potrebbe salire al colle un Presidente non di sinistra o di centro sinistra, il parigino si erge a paladino del superpartitismo e superpartismo e grida a granvoce che ” la destra non ha nessun diritto di esprimere un candidato alla Presidenza della Repubblica”. Ohibò. E lo vuole dire con grande chiarezza.
“Occorre un Patto di legislatura con una figura istituzionale di garanzia per tutti”. Sostiene e pontifica.
Come se nei decenni passati non fosse stato così. Coda di paglia?
“Personalità di grande spessore morale e intellettuale, di garanzia e non divisivo”.
Ma guarda te, proprio come Napolitano che fu eletto con 543 voti alla quarta chiama. Insomma, per il rotto della cuffia.
Ah dimenticavo. Ex comunista. Tanto per fare un esempio. Candidato dopo giorni e giorni di trattative e tensioni tra maggioranza e opposizione. Proprio come oggi.
Senatore a vita, e già questo abbastanza singolare, storico esponente migliorista del PCI, poi PDS e DS, superò di poco il quorum di, 505, mentre la CDL votò scheda bianca. E Romano Prodi ironizzava “Correvano come Bersaglieri”. A dimostrazione, appunto del voto in bianco della scheda bianca . Peggio delle corna del Cavaliere che almeno è simpatico e bonariamente ironico.
Intanto le manovre di palazzo continuano alla grande.
Carla Ceretelli

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