Se il Governo funziona sarà come una bomba a “scoppio ritardato” che metterà inesorabilmente con le spalle al muro tanti degli attuali attori della politica italiana.

Il Governo, per tanti aspetti “incolore”, porta in sé il germe della “rivoluzione”. Il suo essere, non a parole, moderato; il suo essere una combinazione di sensibilità cattoliche e laiche (con l’esclusione – voluta – di quelle marcatamente comuniste); il suo essere l’incarnazione di un accordo politico tra le due anime storiche della DC forzatamente separate dall’implosione della balena bianca, non potrà non avere delle ripercussioni, anche pesanti, sull’intero assetto politico italiano.
Con l’esecutivo Letta si è messa in campo non solo una compagine governativa “credibile”, ma anche, e soprattutto, una nuova offerta politica: quel trasversale “partito dei moderati” a cui aspiravano Berlusconi, Casini e, persino, Monti ma che, per ragioni diverse, nessuno dei tre è riuscito mai a comporre.
Insomma una novità dalle imprevedibili potenzialità. Una bomba a “scoppio ritardato” che – c’è da scommetterlo – in molti tenteranno di disinnescare (in primis l’ambizioso Sindaco di Firenze), ma che, se dovesse deflagrare, porrà inesorabilmente con le spalle al muro tanti degli attuali attori.
Ecco l’indigeribilità dell’operazione politica Letta-Napolitano-Letta.
Se la navigazione, più o meno a vista, del pisano Letta (il Caronte di Testaccio) riuscirà comunque a portare in porto alcune (poche ma essenziali) priorità: dal rilancio dell’economia e dell’occupazione, al riassetto istituzionali, alla revisione -anche parziale- della legge elettorale, l’esperienza del Governo non potrà che tradursi, con il contributo determinante e diretto di Palazzo Grazioli, in un nuovo progetto politico destinato a superare – senza strappi – proprio il ventennio berlusconiano.
Non ci resta che aspettare e capire.

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