
Un Medici meno conosciuto rispetto a quelli che gestirono il potere e tuttavia di alto profilo, che merita senz’altro riscoprire anche perché impersona il grande fermento culturale di cui Firenze è stata protagonista non solo nel Rinascimento ma anche nei secoli successivi.
Principe, cardinale, mecenate: Leopoldo de’ Medici (1617-1675) fu tutto questo e molto di più. Uomo dai mille interessi, colto e sagace, è noto soprattutto per essere stato un collezionista straordinario e il fondatore dell’Accademia del Cimento.
Era il figlio più giovane del granduca Cosimo II e di Maria Maddalena d’Austria. Poiché il padre morì quando aveva solo tre anni, alla sua educazione provvidero la madre e la nonna Cristina di Lorena. Ebbe come precettori Evangelista Torricelli e due discepoli di Galileo, Jacopo Soldano e Flaviano Michelini, che gli trasmisero la passione per le scienze. Mediante l’Accademia del Cimento volle favorire le scoperte scientifiche basate sull’osservazione diretta dei fatti, secondo il metodo galileiano.
Ma ancora più famosa fu l’attività di collezionista di libri rari, di dipinti (sua è gran parte della collezione di pittori veneti agli Uffizi), di miniature, statue e monete.
Il collezionista di meraviglie. Leopoldo de’ Medici e la Roma del Seicento (Carocci 2025) è appunto il titolo di un recente saggio di Stefano Dall’Aglio, che insegna Storia moderna all’Università Ca’ Foscari di Venezia ed esamina a fondo quella parte importante della sua biografia.
Vi troviamo la passione per l’astronomia, che vide all’opera celebri scienziati come l’eroe della Gorgona, segnata da scoperte importanti che resero celebre il livornese Donato Rossetti, il quale utilizzò — come vedremo nel libro — un osservatorio assai particolare: l’isola della Gorgona. Scoperte che fecero uscire le eclissi “dal cono d’ombra di superstizione e paura che l’aveva avvolto per molti secoli”. Tali osservazioni coinvolsero direttamente lo stesso Leopoldo, anche alla Gorgona, o nel caso dell’enigmatico Occhio di Giove. A proposito di enigmi si parla anche di una sensazionale scoperta, “l’eclissi orizzontale”, avvenuta nel 1666, e del libro che Rossetti dedicò al Medici scrivendo il suo nome in caratteri cubitali, più grandi di quello dell’autore.
L’altra passione, quella per il collezionismo, si avvalse invece dello stretto rapporto con Ottavio Falconieri, letterato e archeologo romano (ma di origine fiorentina), e dal loro carteggio emergono l’entusiasmo per i ritrovamenti di edifici dell’epoca imperiale — come la Casa di Tito riconducibile all’area intorno alla Domus Aurea (suggestivo il titolo del capitolo: l’isola che non c’è) — e la ricerca di celebri oggetti per il loro valore storico e artistico, come la “misteriosa” medaglia dell’imperatore Filippo l’Arabo o il più bel busto di Roma, che furono oggetto di lunghe e complesse trattative.
In questo quadro emerge il ruolo privilegiato di “quello stupefacente teatro del mondo” che fu la Roma barocca, tornata per certi versi a essere caput mundi, dove incontriamo papi, cardinali, artisti e letterati, scienziati e artigiani specializzati.
Il volume fa luce sul rapporto del Medici con la Roma del Seicento per tramite del suo agente in loco, Ottavio Falconieri, ripercorrendo vicende che spaziano dal collezionismo agli scavi archeologici, dalla circolazione libraria alle osservazioni astronomiche, e vedono coinvolti molti dei protagonisti dell’epoca, da Bernini a Cristina di Svezia, di cui Falconieri fu un ascoltato consigliere.
Alla base di questo saggio del Prof. Dall’Aglio c’è un inedito corpus di lettere mandate da Leopoldo de’ Medici a Falconieri, fino a oggi rimasto sconosciuto agli studiosi.
Senza spoilerare — perché questo libro è un susseguirsi di sorprese — cito fra i vari capitoli quello che riguarda il “cacciatore di tesori”, il rapporto tra il cardinale e l’abate, che spiega come si comprava un pezzo da collezione.
O le pagine dedicate alle Meraviglie dal cielo, a cominciare dall’intenso dibattito sulle comete, dall’Occhio di Giove e da un suggestivo appuntamento astronomico con la Luna.
Si entra poi nel mistero con i già citati L’enigma della medaglia / L’isola che non c’è / L’angelo della discordia.
Per arrivare, quindi, alla costruzione di una sua immensa collezione, narrata in vari capitoli tra i quali Il tesoro dell’antiquario / Un patto segreto / Uno studiolo per Leopoldo.
E in Inseguendo la meraviglia troviamo altre sorprese come Libri itineranti / Mosche morte per il papa / L’inventore misterioso / Il miraggio di Rubens.
Da notare anche la fitta corrispondenza con scienziati, artisti e collezionisti, da cui emerge il ritratto di una personalità di viva intelligenza, di profonda cultura e di inesausta ricerca della conoscenza.
Gabriele Parenti

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