
Quali ostacoli vede lungo il percorso che dovrebbe portare alla costituzione della Casa dei laici?
“Più che vedere ostacoli, nutro serie perplessità: i laici devono stare insieme se davvero lo vogliono, se c’è un progetto comune, se c’è la volontà di rischiare e di mettersi in prima linea affrontando temi anche “scomodi” e impopolari, quali la bioetica e la fecondazione assistita. C’è davvero questa volontà, oppure c’è solo il desiderio di ritagliarsi uno spazio in Parlamento, altrimenti negato dall’attuale legge elettorale che penalizza i piccoli partiti? Poiché nessuno obbliga a fare politica, se si fa una scelta del genere bisogna farla con coscienza e responsabilità, altrimenti è meglio dedicarsi ad altre attività”.
Lei dunque non è ottimista…
“È vero, non lo sono, da 1 a 10 darei 6+ come fiducia nella realizzazione di questo progetto; all’orizzonte vedo poco e poi ripeto, essere laici significa anche sapersi contrapporre a idee diverse, come per esempio quelle cattoliche, e chi c’è oggi che ha questo coraggio?”
Un eventuale leader chi potrebbe essere?
“Premesso che nomi come La Malfa o De Michelis non sarebbero in grado, oggi, di ricoprire un ruolo del genere, il guaio è che non vedo figure nuove da considerare come valide alternative”.
La componente liberale che ruolo potrebbe avere nella Casa dei laici?
“Un ruolo importante, perché i liberali si sono ormai connotati a livello europeo e potrebbero quindi qualificare in questo senso l’Italia; una concentrazione liberal-democratica sarebbe un’ottima cosa, capace di caratterizzare il nostro paese anche in maniera transnazionale. Ben venga dunque la componente liberale che, non dimentichiamolo, in passato sedeva accanto ai repubblicani, mentre i socialisti se ne stavano più distanti”.
Fra i partiti “storici” dell’area laica, ne esiste oggi uno che abbia conservato un minimo di identità?
“Benché tutti si siano snaturati, perdendo gran parte di quelle caratteristiche peculiari che li definivano in termini politici, direi che oggi i repubblicani sono quelli che almeno hanno il merito di essere ancora presenti, dopo circa 110 anni di storia. Non lo dico per le mie ben note tradizioni politiche di famiglia, ma perché è un dato di fatto che il Partito Repubblicano ha mantenuto più di altri la propria identità ed è più presente e dinamico; i liberali, per esempio, sono numericamente superiori ai repubblicani, ma si vedono meno”.

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