La lesione dei diritti del cittadino in materia di giustizia va di pari passo con la lesione dei suoi diritti in campo politico. E con il sempre maggiore squilibrio fra i poteri dello Stato.
Nemmeno il più abile tra i giocatori di scacchi, abituati a decifrare la complessità delle mosse dell’avversario e delle proprie, sarebbe in grado di spiegarci, oggi la direzione di marcia della Giustizia italiana. Il ministro Orlando, infatti, ha operato un tale spacchettamento in decreti, disegni di legge, linee guida, etc., che è impossibile capire cosa andrà in porto e con quali modifiche, alla fine di un percorso tanto accidentato e del vaglio parlamentare.
Insomma: nel campo penale e nel campo della giustizia civile, dal punto di vista sostanziale e processuale, quali e quante saranno le novità, non potrebbe dirlo nemmeno il ministro o lo stesso presidente del consiglio.
L’unica cosa evidente è la macroscopica contraddizione oltre che la insufficienza dei rimedi che dovrebbero servire alla tanto sbandierata velocizzazione dei processi.
Recentissimamente, Pensalibero ha pubblicato per intero l’appello al ministro Orlando di sei illustri docenti della materia, per eliminare l’insopportabile ed antieconomica lentezza dei processi civili. Inutile – sostengono i professori – modificare per l’ennesima volta le norme. Non serve, come dimostrano i cambiamenti frequenti che si sono avuti in tutti questi anni. Piuttosto, si ponga mano ad una profonda riorganizzazione. Il ministro, insomma, non si rivolga ai confezionatori di leggi ma ai bravi manager per rendere più produttiva la macchina. Non pare che il consiglio sia stato accettato. E nemmeno è in linea con la velocizzazione della giustizia penale l’intenzione, riaffiorata, di allungare nuovamente i tempi della prescrizione. Ma in Italia, alla luce della storia degli ultimi venti anni, il problema, purtroppo, non è solo quello di rispettare l’elementare principio di civiltà della “ragionevole durata dei processi”. C’è qualcosa di più grave. C’è il venir meno dello Stato di Diritto, ovvero del rispetto del cittadino che deve trovarsi non schiacciato dall’apparato dello Stato, ma su un piano di parità.
La lesione dei diritti del cittadino in materia di giustizia va di pari passo con la lesione dei suoi diritti in campo politico. E con il sempre maggiore squilibrio fra i poteri dello Stato.
Insomma, la nostra democrazia sta diventando ogni giorno più sbiadita, e tutto si tiene.

Perchè, c’è forse una ” direzione” in cui va la Giustizia italiana?Sono un avvocato non giovanissimo ma abbastanza giovane(50 anni) e negli ultimi 25 anni ho assistito a ben 4 cambi totali di codice di procedura civile ed almeno 6 “riforme” parziali ( a colpi di 20/25 articoli alla volta) sempre nel nobile tentativo di ” sveltire la giustizia civile” e tutti fallimentari con spese di aggiornamento( nuovi codici e commentari) non indifferenti, tempo perso, giudici che girano con tre o quattro codici in mano solo per capire quale applicare al caso specifico, avvocati persi tra commi e codicilli sepolti non si sa dove, eccezioni meramente dilatorie ecc. ecc.Sarebbe ora che i il Governo prendesse atto che i codici dovrebbero scriverli degli esperti “utenti”( per es. una commissione avvocati/magistrati) e poi approvarlo in toto o rigettarlo in toto per evitare che ogni partito si scriva il suo codice personale e fare altrettanto per il codice civile e penale.