Sta succedendo quello che accade solitamente in una squadra di calcio in fondo alla classifica e con il rischio imminente della serie B: si cambia in fretta e furia l’ allenatore. E’ solo lui il colpevole: giocatori e società tutti senza macchia. A volte questa scelta traumatica può servire, ma non sempre. Ha fatto benissimo Matteo Renzi a dimettersi da segretario. Aveva subito una sconfitta pesantissima ed era la seconda dopo quella del 4 dicembre al Referendum. Ed ora? Al più disattento commentatore non sfuggirà lo stato di pugile suonato e di poca lucidità che vive nel PD. Uno psicodramma e allor: da Zingaretti, (ma non è appena stato eletto presidente della Regione Lazio?) al ministro Delrio, passando per il neoiscritto Calenda. I padri nobili ci stanno lavorando: il loro caminetto è sempre acceso. Un caminetto che non porta voti. Ma il sangue blu è il sangue blu. Si chiedono le primarie, forse nel tentativo di uccidere l’elettore già esausto. Ma nessuno fa autocritica, nessuno parla dei gravi errori di linea politica. Eppure sono evidenti, basta vedere chi ha vinto. Il ” che fare ? ” diventa una montagna impervia da scalare. Stare sull’ Aventino in una solitaria opposizione a purificarsi o dare i voti per far nascere un governo? E cosa suggerire a Mattarella o meglio che nome suggerire per un possibile governo di scopo? Il buco nero è tutto lì e il buio persiste. Non sarà facile buttare il cuore oltre l’ostacolo.
Roberto Caputo

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