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Il Governo, il Colle ed il Cav

Ciò che si prospetta all’orizzonte è un governo 5Stelle-Centrodestra. Non un semplice governo Di Maio-Salvini. Bensì un governo Di Maio-Salvini-Berlusconi.

di Daniele Marchetti | 12 Marzo 2018

Mattarella parla di senso di responsabilità e Berlusconi -che non attendeva altro- da patron del centrodestra (ovvero da leader de facto)- risponde presente. E raccomanda (ai suoi perché intendano tutti) apertura ed attenzione anche verso chi era ritenuto, fino a qualche giorno fa, “il male assoluto”: un pericolo per la stabilità democratica del Paese da relegare, in ogni modo, all’opposizione.

Eppure dopo l’inatteso (ma forse non proprio casuale) “non” dialogo a distanza tutto appare meno nebuloso. E ciò che era ritenuto impossibile (e non solo improbabile) potrebbe invece materializzarsi prima di quanto si possa pensare.

Con lo spoglio delle schede e l’affermarsi di un inedito scenario politico, molte sono state le formule ipotizzate per la formazione di un nuovo esecutivo. Qualcuno ha parlato di governo 5Stelle-PD, altri di maggioranza Centrodestra-PD, altri ancora di intersa 5Stelle-Lega per arrivare persino a scomodare i cosiddetti governi della “non sfiducia” con improbabili appoggi esterni, astensioni concordate o tattiche uscite d’aula.

Alchimie elettorali destinate ufficialmente a rimanendo sul tavolo del dibattito politico-giornalistico, ma che, dopo la pragmatica presa di posizione del Cav, sembrano archeologia.

Ciò che si prospetta all’orizzonte è un governo 5Stelle-Centrodestra. Non un semplice governo Di Maio-Salvini. Bensì un governo Di Maio-Salvini-Berlusconi (ovvero, un esecutivo del 70%) nel quale Berlusconi, da mister della coalizione, disporrà (leggi: tratterà) i posti per tutti. Salvini compreso!

Il banco di prova sarà ovviamente l’elezione dei presidenti delle Camere. A quel punto si capirà chi potrebbe essere l’incaricato del Colle: Di Maio, Salvini oppure una personalità condivisa (anche da B.) coadiuvata dagli stessi capi di Lega e 5 Stele nel ruolo di Vice con delega, sempre che -come si ipotizza da più parti- non siano proprio gli stessi leader a presiedere i due rami del Parlamento.

Insomma la soluzione, data tanto per difficile, appare ormai a portata di mano. Una soluzione -fra l’altro- buona (se non ottima) per tutti: per Mattarella che, in quattro e quattr’otto, sbrigherebbe una partita in potenza assai complicata; per i “quasi” vincitori Salvini e Di Maio che pur dettando la linea non rischierebbero la faccia come premier in una situazione comunque potenzialmente difficile. Ma anche e soprattutto per Berlusconi che oltre a farsi apprezzare per le doti di mediazione e di responsabilità (caratteristiche proprie dello statista) potrebbe, da un lato, condizionare le scelte dell’esecutivo ritagliando per FI ruoli pesanti pur di secondo piano e, dall’altro, lasciarsi ampio spazio di manovra politica. Persino quello di abbandonare la maggioranza in caso di mala parata, lasciando gli eventuali ministri azzurri al loro posto (o al loro destino) come accadde con il governo Letta e facendo ricadere sulle spalle di Salvini e Di Maio tutto il peso politico di un eventuale esecutivo “alla deriva”.

La prima pietra della XVIII° legislatura è posta. Adesso sarà un gioco di nervi e di posizionamenti per piazzare ogni tessera al posto giusto. Servirà tempo, ma non più di tanto!

Daniele Marchetti

Pubblicato in : EditorialeTag: berlusconi, governo, lega, legislatura, manovra, parlamento, pd, soluzione

Info Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

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