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Leggere l’etichetta? Un problema politico!

di Fabrizio Binacchi | 19 Agosto 2013

Una strada interessante e importante quella di trovare nuove forme di comunicazione delle etichette. Non basta più un segno o una data, occorrono descrizioni e numeri appropriati.

R-140397678-semaforiE così si scopre che anche leggere (o pensare) una etichetta è diventato un problema politico. Com’è strettamente politico e non solo scientifico o tecnico l’obiettivo di  garantire la sicurezza alimentare. Ma bastano le parole e i segni o i proposti colori semaforici per assicurare la qualità o l’origine dei cibi? Domande sempre attuali e sempre cogenti perché sono sempre attuali e sempre cogenti nelle pagine della cronaca dei nostri telegiornali e giornali i sequestri di prodotti alimentari a rischio sanitario e di salute. Due eventi degli ultimi tempi ci fanno riflettere su quanto la pubblica amministrazione e il movimento delle associazioni e delle cooperative di produzione e di distribuzione possono fare per la sicurezza dei consumatori. Prima tappa. Dare semplificazioni di interpretazione va bene ma certo non si può cedere a superficialità non funzionali al riconoscimento dei titoli alimentari. Non si può ragionare solo con un bollino rosso o verde. In una lettera inviata al Commissario europeo per la Salute, Tonio Borg, il nostro ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha manifestato le proprie riserve sulla proposta del Regno Unito di etichettare gli alimenti con il cosiddetto sistema dei “semafori”, una gamma di colori (rosso, giallo e verde) che sarebbe usata per evidenziare i tenori di costituenti quali grassi saturi,  zuccheri e sale. Bene ha fatto. Un conto è l’etichetta un conto è un manifesto ad effetto. Precisa infatti la Lorenzin che il sistema proposto considera le caratteristiche dei prodotti in maniera superficiale e rischia di mettere in cattiva luce e discriminare gli alimenti tipici della nostra tradizione, conosciuti ovunque per le loro caratteristiche organolettiche e la loro qualità, dice in una nota il ministro. L’Italia vanta il maggior numero di alimenti con Dop e Igp che fanno parte integrante della dieta mediterranea, la cui validità è patrimonio non solo italiano ma del mondo intero.
Nella lettera, il ministro Lorenzin ha evidenziato al Commissario che la proposta del Regno Unito, senza riscontri scientifici, potrebbe causare confusione nei consumatori, interferenze nelle politiche nutrizionali e nelle strategie di corretta informazione.  Seconda tappa. La Coop Consumatori Nord Est sperimenta le etichette definite parlanti.

Coop ha scelto di raccontare al consumatore le scelte fatte nella gestione di alcune categorie di alimenti – come l’olio, il pomodoro, le uova e il latte – seguendo le tappe del monitoraggio accurato e puntuale dei suoi esperti. Nel laboratorio scientifico interno di Coop Italia ogni giorno sono analizzati i campioni di molti alimenti per individuare autenticità e tracciabilità dei loro componenti. Un impegno per la trasparenza che si evidenzia anche nella scelta di creare “etichette parlanti”, in grado di fornire al consumatore informazioni nutrizionali e consigli per una dieta corretta e salutare, ma caratteristiche peculiari del prodotto e indicazioni per il corretto smaltimento dell’imballo. Una strada interessante e importante quella di trovare nuove forme di comunicazione delle etichette. Non basta più un segno o una data, occorrono descrizioni e numeri appropriati. Dopo il sei politico ci vorrà una bella etichetta politica.

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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