Secondo il senatore socialista, necessario un “tagliando”. Commento, al riguardo, di Claudio Ballavita.
ROMA, 2 LUG – “È di estremo interesse quanto affermato dal Presidente Cantone”, ha dichiarato il senatore Enrico Buemi, Capogruppo Psi in commissione Giustizia, in riferimento alle dichiarazioni di Cantone sul decreto Severino. “L’Autorità Anticorruzione ha chiesto al Governo di costituirsi davanti alla Corte costituzionale ‘per sostenere un istituto utilissimo’, ma per Cantone ‘la Corte costituzionale dirà quali devono essere gli ambiti della sospensione’, ha proseguito Buemi. “Rimettendo la decisione al giudice delle leggi, Cantone conferma così la sua formazione di cultura togata, anche nella veste di capo di un’Autorità indipendente – ha continuato Buemi – egli respinge le suggestioni in ordine alla rimozione dell’eletto dalla carica pubblica, che vorrebbero utilizzare il diverso canale dell’inconferibilità, e si dissocia dalla modalità automatica, indifferenziata e retroattiva con cui sta operando, da due anni, il decreto n. 235. Questa modalità è stata già criticata nel seminario ‘Un tagliando per il decreto Severino’, organizzato da Mondoperaio e dalla Fondazione Socialismo nell’aprile scorso, che ha preso spunto dal disegno di legge n. 1054 a mia prima firma – ha aggiunto Buemi – per ascoltare i pareri di Cesare Mirabelli, Antonio Agrò, Pio Marconi, Giorgio Spangher, Felice Besostri, Giampiero Buonomo, Luigi Compagna (Gal), Francesco Palermo (Autonomie), Marco Di Lello (Psi), Francesco Sanna (Pd) e Giuseppe Gargani. L’arbitrarietà e l’imprevedibilità presenti nella cosiddetta legge Severino rendono da tempo urgente una sua revisione al fine di garantire, a tutti, i diritti democratici riconosciuti dalla Costituzione e dai Protocolli europei. Anche qui lo stimolo viene dall’iniziativa socialista, visto che Marcello Miniscalco, illegittimamente escluso dalle liste durante l’elezione regionale molisana, è autore del ricorso davanti alla Corte di Strasburgo”, ha spiegato il senatore socialista. “Il dialogo tra le Corti saprà instradare un percorso sinergico per ricondurre a sistema l’incandidabilità, tornando ad applicarla con la graduabilità dell’interdizione dai pubblici uffici. Visto che il Parlamento ancora latita, a fronte dell’unanime indicazione della dottrina, la Corte costituzionale saprà fare giustizia ripristinando il principio di proporzionalità, secondo il modello delle pene accessorie e della loro applicazione provvisoria in sede cautelare”, ha aggiunto Buemi. “Il che, a ben vedere, era quanto nel 2013 si proponeva di fare il cosiddetto ‘lodo Buemi’, senza alcun danno per l’assoggettamento del reo ai rigori di legge – ha concluso il senatore socialista – ma scegliendo la legge più solida tra quelle a disposizione, cioè il codice penale, e non questo pasticcio giuridico che è il decreto legislativo n. 235.”
Commento alla dichiarazione di Buemi di Claudio Bellavita: “diciamo la verità: che questo governo dei tecnici ha sfornato leggi più incostituzionali che tecniche. E norme più gradite alla Goldman Sachs che alla democrazia. Da tempo sostengo che se nelle giunte comunali invece dei tecnici della Bocconi ci fossero stati dei quadri sindacali abituati a leggere anche le note in piccolo delle bozze dei contratti di lavoro sfornate dalla Confindustria, i nostri enti locali non si sarebbero fatti imbrogliare dagli spacciatori di derivati. E qualcuno, non certo uno dei nostri giornalisti lecchini o smaniosi di protagonismo TV, avrebbe scovato la sentenza della Camera dei Lord ( non il tribunale di Trani,per capirci…) che già nel 1991 sentenziava che “ i contratti di derivati stipulati da un ente locale sono intrinsicamente nulli alla radice, perchè non rientra tra i loro compiti fare scommesse”. Meno male che Buemi c’è… ma che non si monti la testa…”

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