Da Berlusconi a Renzi, passando per Prodi, il Sud è stato abbandonato a sé stesso.
La crisi del nostro Paese non è di facile soluzione. Purtroppo, scontiamo gli errori del passato, appesantiti dalla mancanza di capacità di governare la situazione della nostra Nazione. Negli ultimi mesi, si registra una timida ripresa economica, ma questi dati positivi riguardano solo il centro-nord. Negli ultimi otto anni, a causa della crisi, l’Italia ha perso circa il 20% del Pil (prodotto interno lordo; il fatturato del Paese). Sono pochissimi i commentatori a mettere in rilievo che la perdita del Pil riguarda anzitutto il Sud dell’Italia, per giunta non interessato dalla ripresa economica in atto che tocca solo il Nord. Con il crollo dei partiti tradizionali (Mani pulite) e l’inizio del berlusconismo, è venuta meno la politica per il riequilibrio economico, fra il Nord e il Sud del Paese. Si è fatta molta ironia sulla cassa per il Mezzogiorno del dopoguerra, che potrà aver anche favorito dei furfanti, ma aveva avviato un’industrializzazione del Sud e Centro Italia su vasta scala. Probabilmente, la cassa per il Mezzogiorno andava rivista è corretta, ma non è stato così. Gli aiuti al Sud sono stati sostituiti dal nulla. In questo momento non esiste nessun piano che punti al riequilibrio economico del Sud, che ha nell’agro alimentare un grande potenziale di sviluppo. Da Berlusconi a Renzi, passando per Prodi, il Sud è stato abbandonato a sé stesso. Ma senza il Sud, neppure l’Italia potrà decollare, perché se arriva lavoro in meridione, le persone guadagnano e alimentano i consumi. Per comprendere quanto tempo si sia perduto invano, facciamo ricorso a Gaetano Salvemini, il grande meridionalista pugliese che si definiva socialista mazziniano. Ottantacinque anni fa Salvemini parlava della questione meridionale: “Il Nord è avviato sulla via dell’industrializzazione mentre il Sud è ampiamente legato ad un’economia agricola poco evoluta, ostacolato da rapporti sociali arretrati e subordinato agli interessi (degli industriali del Nord ndr) dell’area più evoluta del Paese”. Da parte dello Stato –in luogo degli interventi militari all’estero, che solo un paese che non ha problemi può permettersi-basterebbe aiutare economicamente i contadini, per fare in modo che l’agricoltura “poco evoluta” di cui parla Salvemini, diventi il nostro fiore all’occhiello, e che il Sud dell’Italia meriti l’appellativo di California d’Europa. Studioso di Cattaneo, il nostro Salvemini era un meridionalista che amava la Lombardia. Negli anni d’insegnamento al liceo di Lodi conosce e stringe amicizia con Arcangelo Ghisleri, accomunati dall’interesse per Mazzini e Cattaneo. Successivamente, anche a causa della situazione politica italiana, Salvemini approda negli Usa, dove ottiene la cattedra universitaria di storia. Per comprendere l’ampiezza del pensiero di Salvemimi che si rifà a Cattaneo, è opportuno rileggere la frase seguente, per capire gli errori di questi giorni tristi, che hanno visto il varo di riforme importantissime, senza il coinvolgimento delle minoranze: “Una civiltà, è di regola tanto più ricca, quanto più numerosi sono i gruppi che si sono trovati insieme a formarla”. Che altro dire? Il Sud ha perso quasi cento anni di opportunità, e non può neppure sperare in uomini come Gaetano Salvemini, con il suo impegno meridionalista e con la sua idea di stampo cattaneo di federalismo che nasce dal popolo, da non confondersi con il pessimo regionalismo calato dall’alto dei nostri governanti, che è all’origine di molti dei nostri mali. Leggi alla pagina scandali e spesa pubblica.

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