Qualche voce si è finalmente levata in casa PD, Fioroni e Letta in particolare, in favore dell’immissione del voto di preferenza.

Il problema ben più serio è come mettere in grado chi le vincerà di reggere l’urto poderoso delle difficoltà che gli si porranno di fronte il giorno dopo la vittoria. L’urto che sta travolgendo lo spagnolo Rajoy, ad appena qualche mese da uno smagliante successo elettorale. Il Partito Democratico, nella recente riunione della sua Direzione nazionale, ha mostrato di avere consapevolezza del tema ed ha posto in primo piano la necessità di costruire una coalizione coesa, caratterizzata da un programma serio, realista e condiviso, da metodologie comuni ed anche da un coincidente impegno a sottrarsi alle facili tentazioni della demagogia e dei populismi a buon mercato. Con i quali, come è noto, si possono raccogliere voti ma non governare un grande paese in seria difficoltà.
Abbiamo quindi giudicato positivamente la ferma risposta di Bersani ai ripetuti richiami, inviati anche in forma di penultimatum, da parte dei partners di Vasto, ed in particolare di Antonio Di Pietro.
Risposta che consiste nel rifiutare di chiudersi in quel recinto angusto e di richiedere atteggiamenti maggiormente ispirati alla solidarietà tra forze che insieme vogliono costruire una ipotesi di governo. Altrimenti, ognuno per la sua strada.
Ed è giusto ribadire che questo spirito solidale e questa condivisione dei programmi sono condizioni necessarie per la celebrazione di primarie aperte che decidano anche la leadership.
Se le primarie avranno questa caratteristica, il PSI, come ha affermato Riccardo Nencini, vi parteciperà fornendo il suo contributo di uomini e idee.
Rimane un punto tutt’altro che chiaro, sul quale la riunione della direzione del PD non ha fornito elementi utili. Come si può programmare una elezione primaria entro la fine dell’anno se non si è chiarito il contesto istituzionale nel quale essa si pone?
In sostanza non si può aggirare il tema della riforma costituzionale e soprattutto della riforma elettorale. Su quest’ultima le idee in casa PD rimangono estremamente confuse, e la confusione, è noto, alimenta i sospetti, in particolare quello di voler mantenere lo status quo.
Va tuttavia notato positivamente che qualche voce si è finalmente levata in casa PD, Fioroni e Letta in particolare, in favore dell’immissione del voto di preferenza nell’impianto della attuale legge.
La nostra opinione è che una modifica di questo tipo, accanto ad un revisione dei premi di maggioranza, basterebbero a rendere quella attuale, se non la migliore in assoluto, una buona legge elettorale nelle condizioni date. Il PD farebbe bene a rifletterci sopra, e magari ad affidare questa vicenda ad un mente, in queste materie, più ragionevole di quella di Luciano Violante.

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