
Fa impressione passare davanti a un’edicola storica e trovare, al posto dei giornali, un distributore automatico di bibite e snack. È successo ancora. Non è il primo caso a Salerno. E, probabilmente, non sarà l’ultimo. E’ narrazione del Paese.
Qualcuno dirà che è il mercato, che bisogna stare al passo coi tempi, che almeno il locale non è rimasto vuoto. Sarà. Ma c’è una differenza sostanziale tra vendere una bottiglietta d’acqua e vendere un quotidiano. La prima disseta il corpo. Il secondo, almeno qualche volta, provava a dissetare la mente.
Le edicole non erano soltanto esercizi commerciali. Erano presìdi civili. Luoghi dove si sfogliavano idee, si discuteva di politica, di calcio, della città. Dove il giornalaio conosceva i suoi clienti, consigliava una lettura, teneva da parte il quotidiano per chi arrivava tardi. Erano un pezzo della vita quotidiana delle nostre comunità.
Fa sorridere amaramente quel marchio “Il Mattino”, rimasto sulla pensilina a fare da insegna a una macchinetta di bibite. Non perché un distributore automatico abbia qualcosa di sbagliato, ma perché Il Mattino è stato, e continua a essere, un’istituzione culturale del Mezzogiorno, un luogo dell’informazione, del dibattito pubblico, della crescita civile di intere generazioni. Vedere quel nome sopravvivere senza i giornali, mentre sotto si vendono lattine e snack, è l’immagine perfetta di una trasformazione che dovrebbe far riflettere.
Perché una bibita può placare la sete per qualche minuto. Un giornale, invece, alimenta il pensiero critico, la curiosità, la libertà. E quella sete, purtroppo, oggi sembra interessare sempre meno.
È il progresso? Forse. A me non piace. E’ una piccola, non tanto, sconfitta collettiva. Perché ogni edicola che chiude porta via un pezzo di memoria urbana, di confronto, di identità. Le città hanno bisogno di servizi, certo. Ma hanno bisogno anche di luoghi che alimentino la cultura, il dialogo e il senso di appartenenza.
Le bibite possono rinfrescare. I giornali, invece, aiutano a comprendere il mondo. E questa è una sete che nessun distributore automatico riuscirà mai a soddisfare.
Gaetano Amatruda

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