Cari amici, come sapete meglio di me, alcuni giorni fa è scomparso Umberto Eco. Non sta a me certo farne il ricordo della sua grandezza raccontandovi la vita intellettuale e i libri che ha scritto, tanto meno fare il “Coccodrillo” per l’infausto evento. Mi limito a dedicargli una vignetta per ringraziarlo, nel ricordo, per le risate che mi ha fatto fare leggendo il suo ” Diario minimo” e il ” Secondo diario minimo”. Eco è celebre per molti altri libri tra i quali, è vero, ” Il Nome della Rosa” che ha raggiunto un successo planetario di cui gli altri forse scritti dopo, non hanno ingiustamente avuto. Per me che ho seguito Eco anche nella rubrica ” La bustina di Minerva”, ” Il Nome della Rosa” ha avuto un’importanza specifica. Fu una medicina, il punto di forza da dove ripartire. Fu un sogno e una vita nuova, quando lo lesse la seconda volta: In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio. L’incipit del libro è tratto dal Vangelo di Giovanni. Ecco, per me, ora che è altrove egli è l’Eco del Verbo, perché credo che i suoi libri continueranno per molto tempo ad essere letti ed ascoltati in tutto il mondo, come l’eco che si ripercuote tra i monti e le valli.
L’Eco del Verbo
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Info Enrico Martelloni
Fiorentino di nascita ma senese d’adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.


Dati i tempi non credevo che una stima già di per sé rara potesse sconfinare nella fede ormai introvabile. Se ho ferito l’entusiasmo di Martelloni per Eco me ne scuso. Ma allora mi sia permesso motivarmi. Anche avesse venduto cento anziché cinquanta milione di copie come scrittore Eco non vale molto, s’è affidato al sensazionale pseudo teologico, che ha portato i tanti Mancuso a interessarsi di teologia per corrispondenza stile Radio Elettra. Inoltre Eco come narratore ha giocato a confondere tra filosofia e teologia inaugurando il filone della middle-age-fantasy, che invece di restare nel leggendario alla Tolkien, ha preteso di stuzzicare verità storiche fasulle, ma tali da incantare masse di lettori senza più orientamento ideologico. In breve l’affabulazione di Eco nasce dal vuoto degli anni settanta e ben li rispecchia, ed in conclusione è pure responsabile d’aver acceso la miccia alle sciocchezze alla Dan Brown, per non dire del maghetto. Un’invenzione narrativa la sua scaturita fuori dal nostro novecento, al massimo ricollegabile alla lontana a Grossi e Guerrazzi, più un po’ di Verne e Conan Doyle, insomma un’invenzione che nasce con pretese cosmopolite, ed in ciò Eco ha visto giusto, dato che sulla scena cosmopolita si recita bene l’originalità. Quanto alla prosa mi sembra onesta ma scolastica. Come studioso Eco non è certo un filosofo, non ha abbozzato un sistema critico speculativo, ma resta un divulgatore fitto di inserzioni erudite che ne fanno un navigatore di internet prima di internet, e non so se sia un merito. Un divulgatore soprattutto di semiotica, disciplina da noi semisconosciuta, dove il nostro si sforzava di reperire un’oggettività del sapere discorsivo, come dire accendere il fuoco con l’acqua. Ma vivere di contraddizioni senza affrontarne il dramma fino al silenzio non mi sembra bello. Ad esempio da antimetafisico Eco fa della semiotica una metafisica per così dire dinamica, perché immerso nell’informazione ignora la categoria dell’attualità dove i codici si confondono e muoiono, disarmando appunto l’amata semiotica. Il problema nostro invece è opporsi all’attualità separandola nettamente dal presente. Le contraddizioni del nostro proseguono rispetto all’epoca che lo affascina, Eco è un medievalista ateo segretamente ansioso di smontare il Medio Evo per asservirlo alla modernità ricavando da ciò la difficoltà interpretativa del nostro tempo, lo storicismo coatto perché senza storia. Contraddizioni risolte nell’imitazione un po’ stucchevole per noi dello stile anglosassone, e di un’ironia più libresca che vera attribuendosi la paternità, insieme ad altri professori di filosofia passati per filosofi, della nascita della sinistra spiritosa e caustica, che ha incubato Renzi, anche se di certo non aveva in simpatia l’attuale inquilino di Palazzo Chigi. Scambiai con Eco poche parole tanti anni fa al congresso di S.Gimignano sul Medioevo, mi dette l’impressione del democratico affabile perché presuntuoso, Concludo dicendo che della grancassa su Eco s’è impossessata il cattopatriottismo renziano, complice la viltà e l’ignoranza paurosa dei portavoce delle masse acculturate. Mai il funerale di nessuno dovrebbe diventare una comica, con Eco ci sono riusciti. Mi piace almeno pensare che proprio lui abbia riso delle tante trombette presenti alle sue esequie.
Se è una presa di culo, come spererei, meglio uscire allo scoperto. Se si fa sul serio, dico solo: boh!
Carissimo Marzio, mi sento di rispondere, perdonami: l’autore, Enrico Martelloni, esterna un suo personalissimo sentimento e non capisco come mai debba essere tacciato o di presa di culo o di “boh”. Capisco dal tono del tuo commento che non condividi, anzi che non “condividevi” Eco. Bene, occasione per spiegarcene i motivi con una tua sempre apprezzata riflessione. Ma non liquidiamo il sentimento di Enrico così :) Un caro saluto