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LE VOCI DI DENTRO

Se si aprisse una discussione ampia in tv, magari nelle ore di maggiore ascolto, allora si potrebbe approfondire la questione delle carceri per la quale Marco Pannella è in sciopero della fame dal 20 aprile. Di Pier Paolo Segneri

di Pier Paolo Segneri | 11 Luglio 2011

Lungo il corridoio di una perduta coscienza sembrano esserci soltanto grate, sbarre, chiavistelli. Sono le prigioni di dentro: le prigioni dell’inadeguatezza, della cecità, dell’impostura. Sono le prigioni di un Potere senza più legalità, nemmeno rispetto alle proprie regole, alle proprie leggi, alle proprie norme. In queste condizioni, cosa si può fare? Aprire la mente, a volte, può essere assai difficile. Aprire un dialogo, stavolta, è diventato indispensabile. Aprire una discussione, comunque, appare urgente. Aprire il cuore, quindi, rimane inevitabile. Aprire gli occhi, ora, è necessario. Per queste e mille altre ragioni, mettersi in ascolto è il modo che abbiamo per non ingannare la nostra coscienza o, perlomeno, per non abdicare alle nostre responsabilità. Bisogna, però, saper ascoltare. Perché dietro i cancelli del silenzio, ci sono le voci di dentro. Perché dentro un tale crimine e dietro questo pericoloso inganno, forse un autoinganno, ci sono troppe grida di dolore che si alzano per farsi sentire. Non si può ignorarle. E’ nel momento in cui le ignoriamo, infatti, che diamo origine ai nostri peggiori fantasmi, ai più atroci sbagli, alle nostre peggiori sciagure. E’ l’ignoranza, cioè la mancanza di conoscenza, a distruggere la nostra democrazia. Senza dibattito, senza la circolazione delle idee, senza la possibilità di conoscere i fatti e le proposte, senza libertà di dialogo, senza un libero scambio di informazioni, non vi è e non vi può essere democrazia. Insomma, basterebbe ascoltarle, queste voci di dentro, farle sentire, farle conoscere, liberarle dalle prigioni di una perduta coscienza e, forse, riavremo un’oncia di democrazia, di discussione, di libertà. Del resto, dentro lo schermo televisivo può esserci un vuoto o uno spazio, una gabbia o un cielo, una cella o un’ora d’aria. Se si aprisse una discussione ampia in tv, magari nelle ore di maggiore ascolto, allora si potrebbe approfondire la questione delle carceri, il sovraffollamento degli istituti di pena, le condizioni sociali e civili del nostro Paese in relazione ai diritti umani, alla dignità delle persone, al recupero dei detenuti. E’ necessario, allora, dare forza alla parola, alle idee, alle proposte. In modo da conoscere meglio la situazione dell’intera comunità penitenziaria, anche per capire di più il mondo che ci circonda, per comprendere quanto la condizione delle carceri italiane sia specchio e metafora di una classe dirigente e politica ormai imprigionata nella partitocrazia. Marco Pannella è in sciopero della fame dal 20 aprile, attualmente inasprito da un ulteriore auto-riduzione, anche se non è più, al momento, in sciopero della sete. E’ come se il leader dei Radicali ponesse uno specchio di fronte agli attoniti occhi di uno Stato incivile, decadente, illiberale. Si comprende bene, allora, il gelo che ne può seguire. Le grida di dolore non si vogliono far sentire perché spaventano, fanno paura, rappresentano la nostra cattiva coscienza. Le ombre non si vedono e non si devono vedere. Eppure, basta uno specchio posto davanti allo sguardo dell’ipocrisia, che subito si resta attoniti nello scoprire se stessi. Del resto, si sa, più si ha paura e più ci si chiude dentro, si girano le chiavi a doppia mandata, si nascondono gli errori. Ma allontanare o rinchiudere un pensiero, non vuol dire risolvere il problema. Un vecchio detto popolare recita: “Occhio non vede, cuore non duole…”, ma il cuore ha bisogno di ascoltare le voci di dentro, altrimenti l’occhio viene ingannato. Perché gli occhi e lo sguardo sono lo specchio del cuore. Così come il sistema della Giustizia e la sua appendice carceraria sono lo specchio e il cuore dello Stato.

Pier Paolo Segneri
Componente della Giunta esecutiva
di Radicali Italiani

Pubblicato in : Primo piano

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