Per la giornata dello studente, voluta un po’ di anni fa dall’allora ministro Berlinguer, sui prati dei Giardini Margherita di Bologna, ma un po’ in tutt’Italia, da Roma a Napoli, da Firenze a Milano, sono arrivati almeno cinquemila studenti. Sui prati, appunto. Molti meno quelli davanti al palco dove la Consulta voleva mettere a confronto vecchi maestri e giovani studenti, duecento trecento al massimo. Quattro mila hanno optato per la birra e il sole. Ma anche a distanza sentivano. Con Andrea Mingardi mi son fatto coinvolgere a guidare testimonianze ed interviste. Subito, ma proprio immediatamente è emersa, esplosa, la sensazione di lontananza e di differenza di linguaggio, tra noi, anche magari evoluti nella comunicazione, e loro, gli studenti, le teste di questi ragazzi dai 15 ai vent’anni, teste con cappello, con rasta, con orecchini con rasature con tutto e niente. Che se non stai un po’ in msn o non hai visto gli ultimi episodi dei Simpson ti senti fuori. Teste vuote e teste ingolfate. Ma anche, dall’altra parte, teste preoccupanti di certi “maestri”, professori, che a volte assumono ruoli impropri. Vabbèh, lì nella città del 77 e di radio Alice due noti filosofi della sinistra radicale hanno inneggiato alle provocazioni più spinte, e non si fa. E lo sapete perché non si fa? Perché proprio da quella pizza di migliaia di ragazzi è venuta la risposta più vera. Alle provocazioni dei maestri di estrema sinistra tipo tutto va male, moriremo di cancro a trent’anni, queste città ci ammazzano di smog, ecc, l’attenzione dei ragazzi, non certo conservatori, si è riversata a sorpresa più sugli insegnamenti delle istituzioni come i consigli del questore o della comandante della polstrada sulla velocità, o sulle testimonianze di vita vera. Sugli esempi di vita e di dolore. Come quella di Erika, 18 anni, di Enna, anoressica, in cura a Bologna dal professor Emilio Franzoni,. Una lettera toccante, commovente, umanissima, sul suo cielo, sulla sua pelle, sui suoi occhi. E i ragazzi, che fino ad un attimo prima sbraitavano inneggiando alla canna libera o a Mao, si sono improvvisamente ricomposti e quasi come in chiesa hanno ascolato le parole della ragazza. La lettera era lunga. Il prof. Franzoni ad un certo punto, sotto il sole, dice taglio e vado alla conclusione. E loro in coro: “No no vada avanti, continui a leggere.” Grazie ragazzi dell’insegnamento, anche per i maestri più o meno buoni , più o meno cattivi”. Ecco. Le teste degli studenti possono essere piene di sorprese. Sì, urlano, usano parole inaudite, tipo, “Io sono fottuto”, “mi sento strafatto da questo Stato e da questa società”, oppure ancora “gli unici amici che ho sono il mio cane e il vino”, e lì’ esperti medici psicologi a dire “attenzione le sostanze, le droghe, l’alcoool, fanno tutti male e a dare consigli su consigli. E poi basta un a lettera di umana poesia, una confessione di una ragazza anoressica per dire, caz, siamo tutte persone deboli e forti, ci vuole coraggio e decisione e forza interiore. Insomma ci vuole valore, altro che provocazione e remissione all’inquinamento di vita. Terribile scontri di sentimenti, ricordando Verona le teste vuote più che i crani rasati, il bullismo da marciapiedi più che il contrasto politico. Scrive Erika in fondo alla sua lettera che ha ammutolito i ragazzi più di una rokstar. “ A chi sta per entrare nel tunnel dell’anoressia, vorrei dire di non perdere tempo, di chiedere subito aiuto agli insegnanti, agli amici ai genitori. Per non soccombere è necessario guardare il proprio male dritto in faccia, senza nasconderlo, senza vergognarsi”, Grazie Erika.
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Fabrizio Binacchi

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