Ci siamo abituati a tutto, o quasi, a tavola ma alcune pratiche alimentari ancorché non strettamente dannose risultano ugualmente imbarazzanti. Come le tagliatelle sul panino. Vedere trasformare un piatto di tagliatelle in una specie di crostino alla pasta fa sempre una certa impressione. Certe cose non si fanno. Come scartare cozze e vongole e altri molluschi o crostacei dagli spaghetti ai frutti di mare e mangiare solo gli spaghetti come fossero in bianco o al pomodoro.
Verrebbe da dire: venite in Italia siete ben accolti nei nostri ristoranti e nelle nostre trattorie ed osterie ma imparate a mangiar italiano. Almeno provateci.
La tagliatella poi ha un che di sacralità alimentare: per lunghezza, grandezza, spessore. Non la puoi trasformare in pasta spalmabile come da tubetto. Nel mantovano c’è un modo di dire assai significatvo: im tira cun na tiadela. Tradotto: anche se è sottile e fragile posso essere tirato da una tagliatella.
La storia. L’altro giorno in un frequentato e popolare ristorante alle porte di Roma si siedono in un tavolo vicino due signori, uno italiano e uno venezuelano. Il cameriere che aveva anche poco tempo comincia a snocciolare i piatti del giorno dalla pasta e fagioli al risotto alla pescatora dalla lombatina di maiale al coniglio alla cacciatora. E’ stato uno spettacolo sentire l’italiano che cercava di tradurre al venezuelano i fagioli della pasta e fagioli e la cacciatora del coniglio.
Alla fine il venezuelano, influenzando anche l’italiano, ha optato per una forse più rassicurante tagliatella al ragù e una cotoletta alla milanese. Evidentemente certe parole di piatti sono già più commestibili e abbordabili di altri alla sola evocazione sonora. Ci vorrebbe uno studio neuro alimentare. Ma questo sarebbe un altro discorso. Torniamo alla cronaca.
Arrivano i due bei piattoni di tagliatelle al ragù con tanto ragù in coppa e mentre l’italiano infila la forchetta e comincia ad arrotolare, il venezuelano prende il pane e comincia a fare dei panini alla tagliatella una specie di crostini alla pasta. Come se le tagliatelle fossero un lampredotto toscano o una trippa fiorentina.
Per carità: ognuno è libero di mangiare come vuole ma certe pratiche a tavola sollevano ancora qualche leggero imbarazzo. E’ come prendere le tapas e intingerle nella birra o inzuppare dei filetti di baccalà nel cappuccino. Una volta in un prestigioso ristorante di marte zona Rimini una ingioiellata signora russa ha ordinato con ardore un piatto di spaghetti ai frutti di mare.
Quando è arrivato quel monumento alla cucina la signora ha allargato gli occhi e raggrinzato la pelle della fronte. Evidentemente si aspettava qualcosa di diverso da quella collinetta di vongole, cozze, scampi e prelibatezze varie. Dopo qualche secondo di incertezza ha cominciato a scartare vongole, cosse e scampi e si è mangiata con gusto gli spaghetti al pomodoro sottostanti.
E’ un po’ come prendere una tartina di caviale e togliere il caviale o come grattare l’olio buono dalla rinomata fettunta toscana. Ci manca solo che si gratti l’impanatura alla cotoletta alla milanese e siamo a cavallo. Venite in Italia, visitate i nostri borghi sedete alle nostre tavole ma per favore guardate un po’ come si degusta all’italiana.
Fabrizio Binacchi
Con Voce di Mantova

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