In Italia s’è diffusa la voce di un’aria di accordo tra le forze politiche sulle riforme. Si aggiunge che c’è spazio per interventi da parte dei Laici, Liberali e socialisti. Le buone intenzioni manifestate in un momento particolare, come quello attuale, potrebbero essere insufficienti per risolvere i problemi, notoriamente complicati come, quelli della Giustizia e della Legge elettorale.
Nel Partito Democratico non mancano le fibrillazioni e le contestazioni al nuovo segretario per l’apertura al PDL sulle riforme. Nel PD la minoranza, fomentata anche da Di Pietro, sostiene che qualunque intesa con Berlusconi serve a risolvere i suoi problemi e non quelli della collettività.
La stessa minoranza non parla dei contributi che potrebbero apportare i piccoli partiti della sinistra, le Associazioni culturali e i talenti della Società civile alla soluzione delle riforme. Ciò, lascerebbe intendere che le riforme saranno elaborate dal PDL e PD, creando amarezza e risentimento nel Paese.
Partirebbe, in tal modo, molto male il lavoro delle riforme. Il timore di difficoltà all’avvio del delicato lavoro, consiglierebbe affidare tale compito a un’Assemblea Costituente, come avvenne nel 1946 per la scrittura della prima Carta costituzionale dello Stato Repubblicano e Democratico.
Nel coro di voci, sull’accordo per le riforme tra PDL e PD, i responsabili del periodico “Pensalibero” decidono di promuovere una discussione allargata sul giornale per dare voce a chiunque volesse concorrere un proprio contributo alla realizzazione delle riforme.
La lodevole iniziativa di Pensalibero, m’induce a fare qualche riflessione sul tema dell’accordo per le riforme.
Sono stato un militante dell’ex Partito Socialista Italiano sin dalla giovanissima età e lo sono ancora idealmente e ideologicamente. Ho conosciuto le alterne vicende del Partito nel periodo dal 1947 al 1994, anno in cui scomparve dalla scena politica per motivi tutti ancora da chiarire.
Sono un laico convinto, un riformista moderato, un liberale, un libertario e un democratico. Anticomunista e antigiustizialista per formazione culturale.
Ciò premesso, il primo obiettivo è la riforma della Giustizia e dell’Ordinamento giudiziario. Subito dopo la riforma della Legge elettorale per cancellare il bipolarismo, il premio di maggioranza (a felice memoria della legge truffa), e lo sbarramento. Ritornare al sistema proporzionale puro e al voto di preferenza.
Se io fossi il segretario del Partito Socialista Italiano, farei conoscere, con un documento scritto, le proposte del Partito in merito alle riforme da attuare. Non c’è convenienza alcuna per un accordo con il PD per legittimare le proposte socialiste.
Non ha senso parlare d’ingoiare rospi per riportare il Paese sul terreno della ragionevolezza e della responsabilità. Il Partito Socialista deve riprendere la lotta per fare rispettare la sovranità popolare, così come dettato dalla Costituzione.
Domenico Civitano

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