Si tratta di risorse che dal 1996 venivano inserite volta per volta nei bilanci dello Stato, come trasferimenti
alle Province, ma che di fatto poi non sono mai state assegnate.Lo Stato fa causa allo Stato che toglie i soldi ai suoi terminali periferici e non paga invece i “debiti” che negli anni ha contratto con quest’ultimi. Sotto silenzio negli ultimi tre mesi del 2014 sono fioccate ingiunzioni di pagamento avanzate dai presidenti delle Province al ministero dell’Economia per ottenere dopo decenni i “trasferimenti” ovvero le risorse finanziare dovute dallo Stato per quota numero abitanti che compongono i territori dei vecchi enti intermedi trasformati dalla riforma Delrio mai arrivati nelle casse per ristrutturare le scuole secondarie superiori e per rifare i manti e coprire le buche delle strade di collegamento da un comune all’altro. Ammonta a 1, 7 miliardi di euro il totale di debiti, i cosiddetti residui perenti, che lo Stato ha nei confronti delle Province per risorse assegnate e mai trasferite dal 1996 ad oggi. “Finalmente – annuncia il Presidente dell’Unione province italiane Alessandro Pastacci – il Ministero dell’Interno ha preso la scorsa settimana un formale impegno in Conferenza Stato Città a versare questa somma e ad estinguere il debito con un piano triennale. Si tratta di risorse – ribadisce Pastacci – che dal 1996 venivano inserite volta per volta nei bilanci dello Stato, come trasferimenti alle Province, ma che di fatto poi non sono mai state assegnate. Come Upi avevamo posto quella del saldo dei residui perenti come una delle priorità, tanto che diverse Province, soprattutto a seguito dei tagli pesantissimi subiti, hanno avviato azione di ingiunzione di pagamento allo Stato. L’impegno di oggi del Governo è un atto importante, che consentirà alle comunità di avere finalmente risorse che erano state destinate ai territori”. E’ da mesi che ripetiamo che la riforma delle Province così come è stata concepita non avrebbe risolto un solo problema che affligge la pubblica amministrazione italiana e la sua ormai cronica inefficienza provocata per lo più da una odiosa e inutile burocrazia e da inettitudine e corrutela diffusa dai vertici amministrativi sino ad arrivare ai più piccoli funzionari con responsabilità di gestione di servizi e di risorse finanziare. Per onestà, a completamento dei numeri riportati in questo articolo, dobbiamo dire che i debiti contratti sin dal 1996 dallo Stato con le Province non sono imputabili al governo Renzi, anzi sicuramente il premier è doppiamente parte lesa in quanto per 10 anni è stato presidente della Provincia di Firenze e ora è chiamato invece a rispondere dall’altra parte della barricata di questa pesante situazione finanziaria ereditata dai diversi governi di centro-sinistra, centro-destra di unità nazionale che si sono succeduti in quasi 20 vent’anni. Detto questo siamo sempre più convinti che non era necessario il colpo di teatro iniziato con il tentativo assoluto di eliminare le province (governo Monti) per poi arrivare alla soluzione compromesso di trasformarle in Città metropolitane (i più grandi capoluoghi di regione) e province intermedie oggi in vita con un numero inferiore di assessori e consiglieri provinciali praticamente non retribuiti ed eletti non più dai cittadini ma dai sindaci e dai consiglieri comunali, quanto piuttosto era importante avviare una seria riforma di semplificazione normativa e una drastica e dolorosissima politica di riduzione del personale in servizio in questi enti. Ma la paura di una rivolta dei colletti bianchi della pubblica amministrazione (ben tutelati dai sindacati e dai politici che hanno sempre contato sul loro determinante appoggio elettorale) ha prodotto il pasticcio che ha reso pressochè ingovernabili i nuovi enti scaturiti dalla riforma. Città metropolitane e nuove Province sono senza soldi (a differenza dei Comuni che “beneficiano” di un minimo di autonomia impositiva locale) non hanno praticamente “tasse proprie” da chiedere ai cittadini e vivono per quasi la totalità dei trasferimenti che lo Stato assegna loro ogni anno. Ed ecco quindi il paradosso finale le Province fanno ingiuzione di pagamento allo Stato per quei soldi fatti contabilizzare nei loro bilanci e mai arrivati sin dal 1996. Poi si fanno delle enormi e interminabile dissertazioni sul falso in bilancio e sulla responsabilità penale di chi lo commette. E quello che abbiamo scritto qui sopra cosa è se non un falso in bilancio protratto per anni? Ma di individuare la responsabilità per carità non se ne parli proprio!

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