La confusione sovrana nel PDL e nel PD: non si sa perché né per chi si dovrebbe votare.

Abbiamo cominciato, ai tempi di Tangentopoli, con il bipolarismo. Un confronto virtuoso tra gentiluomini, la maggioranza che governa al meglio, la minoranza che prepara l’alternativa; questo negli schemi astratti dei nuovisti. Nella realtà uno scontro becero e distruttivo. Una specie di Sacra rappresentazione della lotta tra Bene e Male negli schemi propagandistici che ci sono stati propinati regolarmente. Guardiani della moralità e corrotti. Società civile e politicanti vari. Nuovo e vecchio. Maggioritari e nostalgici del proporzionalismo. Settentrionali laboriosi e meridionali imbroglioni e mafiosi. Potremmo continuare. Ma ci fermiamo qui. Limitandoci a sottolineare che tutte queste categorie hanno poco a che fare con quelle della politica.
Però, in ogni caso, le Sacre rappresentazioni devono essere, per loro natura, edificanti. Concludersi, cioè, automaticamente con la vittoria, definitiva, dei Buoni sui Cattivi, ma nel ventennio della seconda repubblica, questo lieto fine non c’è proprio. Nessuno vince, ma lo scontro continua. A quel punto, però, la lotta tra Buoni e Cattivi si trasforma, agli occhi degli spettatori sbigottiti, in un vero e proprio gioco al massacro. La sensazione è che, se i Buoni non riescono a vincere è perché sono tutti, in realtà, cattivi. E se poi, al dunque, l’unico metro di giudizio si fonda su di una aspirazione assoluta ad una altrettanto assoluta moralità personale, familiare, di gruppo, in un contesto in cui vale, in modo altrettanto assoluto, la presunzione di colpevolezza, è chiaro che la Sacra rappresentazione non può funzionare perché non si capisce più chi rappresenta cosa. Oppure perché il Pubblico, stufo di essere aizzato a vuoto, invade la scena picchiando indiscriminatamente tutti.
C’è però un altro tipo di narrazione, meno sconvolgente e, forse, più veritiera: la Soap.
Qui, a differenza dalla Sacra rappresentazione, non ci sono buoni e cattivi; perché i personaggi possono essere l’uno e l’altro, nel corso del tempo, e a seconda delle esigenze del copione. E, ancora, non è prevista alcuna conclusione, perché il pubblico si è affezionato ai personaggi e vorrebbe sempre vederli sulla scena. In questa logica, succede di tutto ma non si porta a termine nulla; amici diventano rivali; le vicende sentimentali rimangono sempre sospese; lo sfondo rimane sempre uguale ma nel contempo, all’occorrenza, compaiono personaggi funzionali a nuove impreviste situazioni. Insomma, nella soap, tutto cambia e tutto resta come prima; e soprattutto tutto ci emoziona ma non c’è nulla di razionale e di sensato.
È questo, appunto, il caso delle primarie. Uno spettacolo che si replica a grande richiesta perché rappresenta il nuovo e perché è contro i partiti; ma, a parte questo, senza capo né coda.
E basti prendere in esame, a questo riguardo, i due spettacoli in preparazione, per il prossimo autunno, nel Pdl e nel Pd. Il primo dovrebbe essere addirittura vietato, per truffa ai danni degli spettatori. Vedremo, infatti, giostrare sulla scena gli Alfano e le Santanchè o magari (al peggio non c’è mai fine) i Gasparri e gli Scilipoti, ma sappiamo tutti benissimo che il Personaggio principale, farà, al dunque, le sue scelte fregandosene altamente dei risultati della tenzone.
Ma anche la seconda primaria, quella del Pd, dovrebbe essere quanto meno sospesa, in attesa che se ne accerti l’oggetto.
Non si tratta, infatti, di scegliere il leader del Pd, in quanto tale potenziale candidato alla Presidenza del Consiglio perché questa scelta è già stata fatta, non molto tempo fa. E perché il futuro Capo del governo nascerà da un negoziato politico complessivo rispetto al quale la primaria può tutt’al più sortire l’effetto perverso di rimettere in discussione la rappresentatività del nuovo vincitore (il cui consenso risultasse minoritario). E non si tratta nemmeno di scegliere il rappresentante di una coalizione, perché, allo stato, non c’è alcuna coalizione e non c’è nemmeno un accordo sulle procedure e i criteri funzionali a costruirla. In un contesto in cui il Convitato di pietra (Casini) aspetta, Bersani parla di una autonoma dichiarazione d’intenti (all’insegna del “chi ci sta ci sta”). Di Pietro imbroglia anche sé stesso proponendo incontri programmatici e Vendola fa dichiarazioni opposte a giorni alterni.
E, allora, per chi e per che cosa si vota? Non si sa. Abbiamo una primaria senza scopo ma, allora, perché Renzi si agita tanto? Per diventare qualche cosa, leader del Pd o magari leader di uno schieramento’ o, più modestamente, per proporre “la linea”? Non si sa. O meglio si sa benissimo; perché il Nostro deve interpretare una parte. Quella dell’Antagonista beffardo che, appunto, è ingrediente fondamentale di ogni soap che si rispetti. In questa rappresentazione, decisiva è sempre la scena mentre l’esito è irrilevante, anzi non è proprio previsto.

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