Credo che a tutti, fin dalle elementari, sia stata raccontata la leggenda delle oche del Campidoglio che, con il loro starnazzare, svegliarono la guarnigione la quale, grazie anche all’intervento del condottiero Furio Camillo, respinsero i galli di Brenno.
Il campidoglio, che ormai rappresenta l’emblema istituzionale di una nazione, è stato nel corso della storia, oggetto di assalti e disordini.
Ci vogliamo ricordare quanto accadde, sia pur in chiave casereccia, in Italia nel 2015, ai tempi di “ mafia capitale “: assalto alle sale capitoline del comune di Roma, cui seguì la defenestrazione di paperoga, alias, Ignazio Marino. Questo evento, nelle varie rappresentazioni editoriali, è stato avvicinato a quanto racconta Orwell nella sua “ fattoria degli animali”: erano presenti i grillini delle cinque stelle, le tartarughe di Casa Pound, gli “ omini verdi” della Lega; ancora il cavallo di Marc’Aurelio; le oche, di lontana memoria, erano rappresentate dagli agenti anti sommossa, i quali seppero egregiamente contenere gli assalti della intemperante fauna.
Però, tutto sommato, si trattò di ben poca cosa; insomma un assedio di noaltri, sapientemente condotto da qualcuno, intenzionato a defenestrare il povero sindaco Marino, sembra colpevole di essersi pagato una pizza a taglio con i soldi pubblici.
Se però vogliamo parlare di assalti griffati a campidogli, dobbiamo andare in America. No, vi sbagliate pensando che mi riferisca agli attuali avvenimenti; ci arrivo dopo. Voglio narrare invece come gli Stati Uniti, in un lontano passato, hanno visto mettere a ferro e fuoco sia il Campidoglio che la Casa Bianca. Eravamo nel 1814; gli Stati Uniti avevano dichiarato guerra all’Inghilterra causa le interferenze che questa provocava nei traffici commerciali marittimi. Gli Inglesi non misero tempo in mezzo: sbarcarono nella baia di Chesabeake, occuparono Washington ed incendiarono Campidoglio e Casa Bianca, nonché altri pubblici edifici. Lo smacco subito diventò invece elemento di coesione del giovane Stato; l’anno successivo gli americani sconfiggevano clamorosamente gli Inglesi a New Orleans, affermando il loro nazionalismo e ponendo le basi per una futura affermazione politica e militare.
Negli ultimi tempi è successo però qualcosa di strano: la più potente nazione del mondo è diventata un colabrodo, sia per assalti esterni che interni.
Non si può dimenticare il disastro delle Torri Gemelle; non voglio e non sono comunque in grado di aggiungere niente a quanto già stato detto; il fatto ha comunque rappresentato una debolezza, una lesione del potere-sistema statunitense; ma nel caso, a voler esser buoni, si può trovare almeno una spiegazione: l’assalto è stato organizzato da soggetti fanatici, potenti, pericolosi e soprattutto protetti.
Quello che invece non è assolutamente concepibile ed ammissibile è rappresentato dall’assalto, tutto domestico, che il campidoglio di Washington ha subito gli scorsi giorni: se non si trattasse di una tragedia sul piano internazionale, i fatti potrebbero trovare spiegazione in una fantastica farsa goliardica.
Un gallinaccio biondo che è stato il vero agitatore di tale sarabanda multicolore.
Un cornuto guitto, con tanto di pelliccia sintetica e faccia dipinta, è addirittura entrato nell’aula del senato, sedendosi impunemente sullo scranno del presidente.
Un nugolo di ragni arrampicatori che scalano le pareti dell’edificio ed irrompono nelle stanze, distruggendo porte e finestre. Ed in questa gazzarra pseudo goliardica si assiste alla ritirata dei rappresentanti della nazione: chi si nasconde nel cesso, chi sotto i tavoli, chi dietro un poliziotto impaurito; però sono tutti forniti di maschera anti gas; non naturalmente per proteggersi da veleni che non c’erano, piuttosto per nascondere la faccia e non farsi riconoscere.
Ed in tutto questo casino dove erano le forze dell’ordine? Dove era il Furio Camillo americano? Dove era l’intelligence”? Possibile che le oche del Campidoglio si fossero trasformate in papere? Non è oggi sufficiente che il capo della Capitol Police si dimetta; deve rispondere della sua inettitudine, se non della sua connivenza. Le forze a difesa dei rappresentanti degli Stati Uniti non possono rimane condizionate da chi ancora abusa di un potere rappresentato solo da patacche presidenziali; deve curare, ma sopratutto prevenire, garantendo sicurezza ed ordine. Appare infatti impossibile che un tale scompisciato movimento di massa, come quello cui abbiamo assistito, non sia stato anticipatamente previsto; se così fosse, allora non parliamo più di “ intelligence” bensì di “ negligence” o peggio di “ deficiencie”. E non basta che il capo della polizia del congresso si dimetta; è troppo comodo; esiste nell’ordinamento giuridico statunitense, come in ogni paese civile, la commissione del reato mediante omissione; cominci la pubblica opinione a mettere questo soggetto alla gogna; con il suo comportamento ha permesso infatti che una nazione, così importante nella scacchiera internazionale, si sia coperta di ridicolo.
Che dire poi del biondo gallinaccio; in un paese serio sarebbe stato prima arrestato, poi sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio, comunque rinchiuso. Ho notato con piacere che anche la speaker della Camera, Nancy Pelosi, è più o meno, sulla mia stessa lunghezza d’onda.
Ormai il guaio è accaduto; spetta ora a Joe Biden gestire la patata bollente; non vorrei essere nei suoi panni. Spero non si impantani in giochi politichesi od in ruffiani arzigogoli. E’ evidente che il procedimento per “ impeachement” si scontrerà con il venir meno del ruolo istituzionale del gallinaccio; ma i fatti rimangono e dovranno essere valutati e comminati nel quadro di un ordinamento giuridico sanzionatorio, posto a tutela della collettività ed a garanzia dei valori istituzionali di uno stato.
Speriamo che il nuovo presidente conosca ed applichi il nostro proverbio che prevede una mano di ferro in un guanto di velluto.
Avv. Carlo Eugenio Casini

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