Non si può subire l’intollerabile e convivere nelle mani di ministri capricciosi.
Basta mortificare l’Italia che già soffre per conto proprio, in un apparente surrealismo che non ricorda l’edificante corrente artistico letteraria, bensì il pessimo e talvolta perverso spezzone frantumato stile Grande Fratello. Auspicando una rottamazione a saldo e stralcio, che metta fine a questa dolorosa, ma anche tediosa, malattia in fase terminale.
Qualcuno dica a Lucia come si comporta un ministro. Della Repubblica, non di se stessa.
Per par condicio, ecco il medesimo atteggiamento e comportamento di Bellanova, a suo tempo, con i raccoglitori di pomodori. Oggi arrivata sullo scranno di portavoce, che parlicchia di qua e di là. Da maestrina dalla penna rossa con il ditino alzato. Al quale guarda, fissandolo, anziché mirare alla luna. Senza dire della signora De Micheli che non azzecca una vocale e sa poco o nulla di reti infrastrutturali nazionali a servizio dei mezzi di trasporto e sui trasporti terrestri, marittimi e aeronautici.
Giusto per capire dove siamo. In mano a egoici che, evidentemente, non hanno il senso delle istituzioni e dei relativi ruoli. Almeno questo dimostrano.
Tu non sei la Scuola, tu non sei le infrastrutture e i trasporti, ma sei stata scelta , nominata, come tutti i ministri, non eletta, e francamente ci si chiede con quali criteri meritocratici. Un po’ per celia un po’ per non morir… Non riescono, lor signore, ad accordarsi in un perenne inverecondo scarica barile. Il contagio avviene alla riapertura delle scuole, ma non in classe, dove sono rispettati i DPI in sicurezza, bensì durante il percorso e fuori dalla scuola. Non è difficile comprendere questo concetto semplice ormai accettato, condiviso e compreso da un qualunque cittadino che la mattina si alza e deve sorbirsi le diatribe governative quotidiane.
Ormai sarebbe corretto per il premier avviarsi lentamente o sgambettando a piccoli passi come ce lo mostrano i media e i social appena ne hanno facoltà, verso il Colle e riferire finalmente sulle difficoltà, sui contrasti politici, sulla totale mancanza di strategie future e sulle impossibilità di dialogo fra i membri della sua maggioranza. Che non esiste più da tempo, forse fin dai primordi di questo sgangherato governo. Sia nella rappresentatività parlamentare sia nella realtà.
Il covid, infatti, come ormai compreso da tutti, non è che la scoperchiatura del vaso di Pandora. la punta dell’iceberg. E, invece, proprio in un momento così drammatico ci sarebbe bisogno di chiarezza, di unità d’intenti, di condivisione di strategie e indirizzi. Anzichè di egoismi e sopraffazioni propri di una perenne campagna elettorale.
Ora si parla di democrazia, forse più di sempre, anche per gli eventi accaduti a Capitol Hill.
Dunque la disponibilità a mettersi da parte sarebbe un grandioso atto democratico, dato che come dicono quelli che non sanno non è stato eletto, il premier. Ma il premier non viene mai eletto, come dicono uelli che ne sanno un pochino di più. Ma il consenso umano, popolare se non elettorale, ci vuole. Più di quello dgli alleati interessati a mantenere la poltrona. Arrivato al Palazzo per strani intrighi che possiamo immaginare, intuire, ipotizzare, ma di cui non abbiamo contezza, grazie a mediazioni e compromessi che talvolta sono anche positivi e utili, ma non certo in questo caso, sarebbe il caso di mollare. Indecente cercare i responsabii, si fa per dire, gli scilipoti di nuova generazione per tenere in vita un moribondo. Meglio scegliere una sorta di eutanasia piuttosto che infierire con accanimento terapeutico.
Basta mortificare l’Italia che già soffre per conto proprio, in un apparente surrealismo che non ricorda l’edificante corrente artistico letteraria, bensì il pessimo e talvolta perverso spezzone frantumato stile Grande Fratello. Auspicando una rottamazione a saldo e stralcio, che metta fine a questa dolorosa, ma anche tediosa, malattia in fase terminale.
Carla Ceretelli

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