Il 31 maggio d’ogni anno il Governatore della Banca d’Italia si tuffa nel calderone di percentuali, numeri, proiezioni e suggerimenti per estrarre le Considerazioni finali sulla situazione economica dello Stato. Apprendiamo così che il PIL si fermerà nel 2016 all’1,1%, tagliando tranquillamente le previsioni già formulate dell’1,5%, questo dovuto alla debolezza dello scenario internazionale. La domanda interna, cioè i consumi, faranno fatica a decollare così gli investimenti pubblici e privati. L’occupazione ristagna, una leggera crescita è prevista entro il 2018 del 2%. L’inflazione, diventata il “cortisone” per lenire ogni sofferenza d’ordine economico, è difficile che farà capolino come già prevista attorno al 2%. Rimarremo quindi inbrodati ancora per un pezzo a livello zero. Il Debito pubblico, vera e costante spina nel fianco del nostro “Bel Paese”, non si muove e non si muoverà verso il segno meno per un tempo indeterminabile.
E quì il Governatore ha deliberatamente glissato l’argomento non andandovi in fondo. Le entrate fiscali soprattutto IRES e IRPEF sono in aumento dell’1,7%. I prezzi rimangono stagnanti. Fino a qui non sono informazioni che contengono novità. Sono numeri che conosciamo tutti e che ci provengono anche dall’ISTAT. Ma quello che stupisce sono i suggerimenti che Palazzo Koch ha sciorinato per uscire da una crisi che ci stringe dappresso da ormai otto anni. “Per la crescita occorre aumentare l’occupazione, abbassare le tasse, fare le riforme, ridurre gli sprechi.” Queste sono autentiche ovvietà che lasciano il tempo che trovano e che tutti ormai conosciamo. E noi per ascoltare queste banalità dobbiamo sopportare una spesa consistente per la Banca d’Italia con 22 filiali e 7000 dipendenti. Non si capisce cosa fanno tenuto conto che con cessione della nostra sovranità monetaria tutto è stato trasferito a Francoforte. Alla Banca d’Italia sono rimasti l’Ufficio Studi che si preoccupa di valutare i possibili scenari economici futuri e la delicatissima funzione di Vigilanza delle banche nazionali. Su quest’ultimo aspetto dobbiamo avanzare qualche perplessità circa la tempestività dell’informazione sullo stato di almeno dieci banche operanti sul territorio nazionale che si sono presentate con un palese stato d’insolvenza. Si è evitato così che gli ignari risparmiatori venissero debitamente informati sul pericolo che correvano i loro risparmi. Non sarebbe stato meglio se Palazzo Kock avesse affrontato il tema del futuro tecnologico che è ormai alle porte? E che la rivoluzione robotica sconvolgerà il mondo del lavoro e del mercato con una probabile eliminazione consistente di milioni di posti di lavoro? E l’ascolto complessivo delle Considerazioni è avvenuto di fronte ad una “platea” dei soliti “imparruccati” e certamente annoiati. Quell’annuale incontro è ormai rimasto un rito che va ripensato perché con le ovvietà e le compiacenze non si risolvono i problemi.

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