Ho comprato su eBay due monete lanciate a Craxi davanti al Raphael. Le ho pagate pochi euro, e le ho ricevute con una lettera manoscritta che ne attesta l’autenticità: “In data 30 aprile 1993 ero a Roma per impegni di lavoro. Verso sera, passeggiando per piazza Navona, vidi una gran folla radunata all’esterno dell’hotel Raphael. Accertandomi del fatto che detta folla aspettava l’on. Craxi per contestarlo, mi misi a mia volta ad attenderne l’uscita. Di lì a pochi istanti uscì Craxi che venne sommerso di monete, giornali, ombrelli e improperi. Fu facilissimo raccogliere decine di varie monete che ho conservato…”.
Il 30 aprile 1993 c’ero anch’io. Nel pomeriggio avevo un appuntamento al Raphael con Gennaro Acquaviva, per convincerlo a convincere Craxi a rilasciarmi un’intervista per l’Unità. I rapporti fra Pds e Psi, nel fuoco di Tangentopoli, erano praticamente inesistenti. Col senno di poi, direi che è questa la causa fondamentale del crollo della democrazia in Italia. Col senno di allora, ero incuriosito dal leader socialista (che non avevo mai conosciuto di persona) e mi sarebbe piaciuto intervistarlo. Acquaviva mi disse che non sarebbe stata cosa facile, e ci lasciammo con l’impegno a rivederci nei giorni successivi. Anziché tornarmene al giornale, rimasi davanti al Raphael per aspettare che Craxi uscisse: chissà, forse sarei riuscito ad avvicinarlo e – questo era il sogno di tutti i cronisti politici, allora – forse sarei riuscito a salire in macchina con lui.
Quel giorno, a piazza Navona, c’era una manifestazione del Pds convocata per protestare contro la mancata autorizzazione a procedere per il leader socialista. La sera prima, infatti, la Camera aveva respinto a maggioranza la richiesta della Procura di Milano, e i ministri di area pidiessina (Barbera e Visco) si erano immediatamente dimessi dal neonato governo Ciampi.
Occhetto aveva finito da poco di parlare, quando – saranno state le otto di sera – Craxi uscì dal Raphael. L’albergo era circondato dai manifestanti arrivati alla spicciolata dalla vicina piazza, e io ero tra loro, ancora intenzionato ad avvicinare il leader socialista. Sottolineo questo dettaglio perché ciò che accadde poco dopo – gli insulti, le banconote sventolate e soprattutto il fitto lancio di monete – fu per me del tutto inaspettato, inatteso e persino inconcepibile. Indietreggiai di qualche passo e rimasi immobile a fissare la scena – quella stessa scena poi riproposta centinaia di volte dai telegiornali – per un tempo che mi parve infinito, e che si concluse infine con l’auto blindata che faticosamente fendeva la folla urlante.
Qualcuno già allora paragonò l’episodio a piazzale Loreto: non perché Craxi fosse Mussolini, ma per la disumana violenza della folla selvaggia. Per quanto mi riguarda, quel giorno la mia opinione su “Mani pulite” cambiò radicalmente. Ero ‘giustizialista’ – mi capitò persino, e oggi me ne vergogno sinceramente, di incorniciare il primo avviso di garanzia ricevuto da Craxi nel ’92 – e davanti al Raphael capii che cosa effettivamente fosse il giustizialismo: semplicemente, una folla inferocita che tenta il linciaggio.
Se ripropongo questo ricordo, è perché credo da tempo che quel 30 aprile 1993 sia stato il punto di non ritorno della sinistra italiana, oltrepassato il quale non ci sarebbe mai più stata, in Italia, una sinistra riformista unita e vincente. Quelle monetine hanno consegnato il Paese a Berlusconi e a Di Pietro, hanno abolito la democrazia dei partiti e hanno ridotto il Parlamento in servitù. Eppure ancora ci accapigliamo, a sinistra, sulla “riabilitazione” di Craxi, mentre dovremmo chiedere noi alla memoria di Craxi un segno di perdono.
Il giustizialismo ha ucciso la sinistra e continua a ucciderla giorno dopo giorno. Non c’è rimasto molto tempo, temo, perché il Pd capisca questa semplice verità.
Fabrizio Rondolino ( da www.frontpage.it )

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