Ha dato di socialdemocratico a Renzi che proprio non ci pensa. Più di venti anni fa cercò di accattivarsi una platea di socialdemocratici citando la grande amicizia con un esponente che se ne era andato dal partito.

Del resto il cavaliere, quando parla di socialdemocrazia e socialdemocratici, sembra proprio che le gaffes se le vada a cercare. Chi scrive è stato testimone diretto di una di queste, oltre venti anni fa, quando il futuro presidente del consiglio nemmeno si immaginava di entrare in politica.
Si stava svolgendo ( a Milano, se ben ricordiamo) una Conferenza programmatica del Partito Socialista Democratico Italiano. Berlusconi venne introdotto per parlare di televisione e subito cominciò alla maniera dell’ “one man show” che sarebbe poi diventato tanto familiare agli italiani. Microfono dotato di un lunghissimo filo che gli permettesse di muoversi sul palco, sorriso a quarantotto denti, storielle, barzellette e mille altri accorgimenti per catturare la simpatia dell’uditorio. Uno di troppo. Perché ad un certo punto, per accreditarsi come grande amico dei socialdemocratici, quasi un socialdemocratico egli stesso, rivelò agli astanti i suoi ottimi rapporti, con lo storico esponente della socialdemocrazia milanese, Renato Massari:quasi un tutoraggio spirituale di una quasi conversione politica.
Raramente, nella vita, ho avvertito un gelo in sala paragonabile a quella volta.
Renato Massari (che da poco è scomparso) era da qualche mese uscito dal PSDI per una di quelle scissioni e ricomposizioni nel movimento socialista per tenere il conto delle quali ci vorrebbe un computer della NASA, l’agenzia spaziale americana.

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