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Le ferite non rimarginate del terremoto dalla Garfagnana all’”Emilia mantovana”

di Fabrizio Binacchi | 18 Febbraio 2013

Dall’alta Toscana alla terra mantovana domina territorialmente ancora un dramma: le ferite non rimarginate del terremoto. Sono quelle sulla terra, con ripercussione sulle popolazioni.

imagesDal Papa al Festival, dai nuovi scandali alle vecchie tangenti, in questa settimana non ci siamo fatti mancare niente. L’altro giorno, per numero di arresti eccellenti in poche ore più che san Valentino sembrava il giorno di san Vittore. E le settimane che verranno non si annunciano certo povere di sorprese e colpi di scena. Sembra tutto scritto. Ma da noi, tra le terre che vanno dall’alta Toscana alla terra mantovana domina territorialmente ancora un dramma: le ferite non rimarginate del terremoto. Sono quelle sulla terra, con ripercussione sulle popolazioni. Poche settimane fa il terremoto in Garfagnana, Toscana alta ai confini con l’Emilia e con la Liguria, terra abituata a tremare, ha riproposto il problema della comunicazione e dell’allarme. In altre zone dove il terremoto ha distrutto e lacerato si combatte ancora con la ricostruzione. Bene ha fatto il direttore del Consorzio Grana Padano Stefano Berni a lanciare l’allarme sulle zone dimenticate, che ha stimolato l’istituzione del “Comitato Terremotati e Dimenticati”.Non ci possono essere zone di serie A e altre di serie C.  Le ferite profonde del terremoto tra ferrarese, modenese e basso mantovano sono ancora lì. Ancora ruderi e capannoni scoperchiati qua e là, ancora tante chiese chiuse, ancora aziende che annaspano. Ma nella maggior parte si è ricominciato. In tanti paesi e quartieri si è ripreso da Quistello a Mirandola. Ma la terra ferita? Abbiamo tutti in mente quelle fotografie della terra spaccata, delle crepe dei campi, delle campagne sbalzate come vittime di un sollevamento anomalo e improvviso. Crudo e crudele. Il terremoto del 20 e 29 maggio 2012 ha ferito l’agricoltura della valle più agricola del Paese. E i segni si vedono, i danni si contano. I rimedi stanno arrivando, ora a sei mesi e passa dall’evento. Ma la gente della terra, abituata ai ritmi e alle bizze delle stagioni, hanno la pazienza degli eroi e delle popolazioni miti. Questa gente dell’agricoltura ha subito ferite nelle case e nelle aziende, nelle stalle e nei cuori ma non si è mai data per vinta. Hanno fatto il giro del mondo le immagini degli scaffali di formaggio che cadevano e dei capannoni che cedevano suscitando emozione e solidarietà. E poi anche qualche iniziativa di sostegno. Un po’ meno rumore e meno notizia hanno fatto le ferite al sistema degli impianti di bonifica che pure hanno una funzione decisiva  nella pratica agricola dei nostri territori. Sono stati mesi duri per il Consorzio della Bonifica Burana, perché all’emergenza siccità si è unita l’emergenza terremoto. Una ferita nell’emergenza.  Il sisma ha infatti deflagrato e aggravato una situazione che si prevedeva  già di grande sofferenza per le campagne, danneggiando i principali impianti per il pompaggio di acqua dai canali e chilometri di tessuto arginale in un momento in cui l’esigenza idrica era altissima. Nell’immediato una stima delle organizzazioni agricole dava una cifra attorno ai 500 milioni di euro come danni complessivi: dai caseifici agli stabilimenti di lavorazione della frutta, dalla cantine alle acetaie di invecchiamento dell’aceto balsamico fino ai magazzini di stagionatura dei formaggi Parmigiano Reggiano e Grana ma anche case rurali, stalle, fienili, macchinari distrutti e animali morti  tra le province di Modena, Ferrara, Piacenza, Mantova e Bologna ma anche tra Rovigo e Reggio Emilia. Questo per quel che si vede in economia. Ma ci sono “ferite dentro” che tardano a rimarginarsi.

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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