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Le ferite del terremoto non ancora rimarginate

di Fabrizio Binacchi | 26 Maggio 2014

Due anni dopo sono partiti molti piani e molte ristrutturazioni sono state fatte, ma in molte strade e viali del modenese, del ferrarese, del mantovano molto è ancora lì: puntellato, fasciato, rotto, coperto da teloni, impacchettato.

terremotoDue anni e sembra ieri. Trema tutto, pietre giù, soffitti squarciati e crollano le certezze nella regione d’Italia che si pensava fosse lontana e immune dal tremore della terra. Quello che ti fa perdere anche riferimenti e profili. Una scossa forte ti cambia tutto. Panorami e paesi, vite e sguardi. Chi ha avuto il terremoto in paese, in casa e dentro l’anima lo vedi, lo riconosci anche da come ti guarda. Provato. Due anni dopo sono partiti molti piani e molte ristrutturazioni sono state fatte, ma in molte strade e viali del modenese, del ferrarese, del mantovano molto è ancora lì: puntellato, fasciato, rotto, coperto da teloni, impacchettato. Quattro e minuti, la notte e poi 15 e 15 del pomeriggio di quella domenica e poi 9 e zero due e poi 13  e 03 di quel martedì 29 maggio e poi riunioni, vertici, sopralluoghi, transenne, visite di presidenti e di Papa e poi carte e certificazioni, vigili e controlli, baracche e prefabbricati, scuole e temi, tende e grandi schermi per fare socialità nel clima della precarietà. Chiese e case avvolte da impalcature, capannoni incellofanati e magazzini pronti alla riscossa nella corsa alla generosità di tanti lontani e vicini. Due anni anche di promesse e ritardi, di burocrazia e di incomprensioni che in questa Italia non mancano mai. Molto è stato fatto ma molto resta ancora da fare. Forse  più dentro che fuori. Molto è ancora ferito nei muri e nei cuori. Giri per Finale e per Mirandola per Concordia e per Moglia ma anche per Novi e per Carpi e vedi che intere facciate sono ancora lì a monumento del terremoto del 20 e 29 maggio 2012. Sono state rifatte le scuole, giusto, sono stati rifatti i comuni e i centri servizi, più che giusto ma ci sono tanti cuori di paesi e di borghi, tanti campanili e facciate di palazzi e di chiese che sono come un nuovo cartello stradale di Mirandola un monumento indelebile alla grande ferita che il terremoto ha impresso. E imprime tuttora. Tanta buona volontà ma anche tanti soldi da investire e da risarcire. E tutti non ci sono. Ad una amministratrice comunale di San Felice, nelle immediatezze del terremoto del primo giorno arrivò un contributo da un friulano di 96 anni, un friulano che ben sapeva di terremoto e di ricostruzioni. E accanto a quel contributo arrivò anche un biglietto che rimane una perla di saggezza. Il terremoto è dentro, uno che ha provato il terremoto sente che gli farà compagnia per tutta la vita, nel bene e nel male. Pronto a reagire, pronto a scappare, pronto a capire ma mai pronti a dimenticare. Forse la ferita meno rimarginabile e più grave è proprio questa: che non riesci tra mura e mattoni, tra cupole e nuove fondamenta a scacciare del tutto il gran tremore che si è registrato, ficcato nei meandri più reconditi del nostro sistema di memoria. E basta una crepa, basta un tremolio basta un calcinaccio per far tremare, a empatia, ancora quel pezzo di certezze, quel sistema che pensavamo inattaccabile. Ecco, alle quattro e quattro minuti di quella notte ci siamo ritrovati tutti più vulnerabili e aggredibili. Non dal cielo, ma dalla terra, che sembra un tradimento peggiore perché viene dalle radici.

Rifacciamoci le facciate e cerchiamo di non pensarci ma sappiamo anche che molti di noi, consapevolmente, rinnovano le valigie dell’emergenza accanto al letto. Il terremoto è –come diceva quel friulano- una scossa interiore che non scacci, forse, più.

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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