Il tema del prossimo referendum sulla legge per la procreazione assistita diventa un’occasione di dialogo a tutto campo sul ruolo e la presenza delle donne nella vita sociale e politica del nostro Paese. Femminismo non è sessismo, ma lotta per la pari dignità.
Un incontro con Laura Sturlese, Professore Associato di Diritto Comparato alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Firenze, è un’esperienza da consigliare a tutti; agli uomini che sostengono che la nostra società è ormai in mano alle donne, ed alle donne che credono a questa “vulgata” che sembra un comodo alibi per abbandonare la battaglia delle pari opportunità. La passione, la capacità di indignarsi e di dire scomode verità della Professoressa Sturlese sono una testimonianza della necessità di non sedersi a guardare la strada percorsa e di trovare invece il coraggio di riprendere la lotta.
Professoressa Sturlese, è importante questo referendum?
Certo, perché la legge 40 mette in pericolo tanto la salute della donna quanto la libertà di ricerca scientifica, oltre ad affermare una indebita intromissione dello Stato nella vita privata delle persone, vietando la fecondazione eterologa. Ancora una volta, il nostro Paese segna il passo, destra e sinistra sono impegnate nel corteggiamento dei cattolici, e la voce dei laici resta totalmente inascoltata. Andrò a votare per la modifica della legge proposta dai quattro quesiti referendari, ma non posso fare a meno di pensare che, se il Parlamento ha votato una legge come questa, è perché molte donne hanno abbandonato il campo di battaglia, i movimenti femministi sono praticamente scomparsi e la rappresentanza femminile in Parlamento è talmente limitata da non poter incidere su temi vitali come quelli trattati dalla legge 40.
Lei si è impegnata in prima persona per modificare questa situazione.
Sono stata membro della Commissione Nazionale delle Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, voluta da Bettino Craxi nei primi anni ’90, che ha sostenuto molte battaglie a favore delle donne, a cominciare da quella per le quote, per favorirne l’accesso alla vita politica. Nel ’93 avevamo proposto la riforma della legge elettorale che prevedeva liste bloccate, con un candidato uomo ed una candidata donna, ma paradossalmente la Corte Costituzionale la bocciò sostenendo che era contro l’uguaglianza. Volevamo seguire l’esempio dei paesi nordeuropei, dove le quote riservate alle donne sono state una leva potente per favorire la presenza femminile in politica, una misura transitoria che ha portato a grandi risultati. La scarsa presenza femminile nel nostro Parlamento certamente ha pesato sull’approvazione della legge 40, che costituisce un vulnus alla capacità di autogestione delle donne; la sinistra, che sbraita in malafede e per motivi sbagliati sulla difesa della Costituzione, dovrebbe scendere in piazza a protestare contro una legge come la 40. Ma le donne di sinistra dove sono? Dov’è Lidia Turco, che si è sempre dichiarata impegnata a favore delle donne? A recuperare le energie male spese per la Mussolini?! La verità è che le donne in politica sono succubi degli ordini di partito, se invece fossero molte allora potrebbero veramente fare politica ed incidere sull’attività parlamentare. La situazione non è migliore dal punto di vista sociale, in nome del politicamente corretto accettiamo la massiccia immigrazione degli islamici che hanno un concetto della donna assolutamente primitivo, e non siamo capaci per vigliaccheria ed ignavia di imporre loro il rispetto dei diritti civili. Tolleranza non significa affossare i diritti e non far rispettare la nostra Costituzione. Condivido ogni virgola scritta da Oriana Fallaci, l’unica che ha il coraggio di denunciare questa realtà, a costo di apparire integralisti qualcuno questa battaglia la dovrà pur fare. Stiamo sfuggendo alle nostre responsabilità e la colpa è anche delle donne che hanno smesso di battersi, del mancato ricambio generazionale nei movimenti femministi. Le giovani donne di oggi pensano di aver ottenuto molto, e non si rendono conto di quanto è ancora lontana la meta: femminismo non vuol dire sessismo, ma lottare per una pari dignità che ancora non c’è.
Vescovi e cardinali chiedono ai cattolici di non partecipare al referendum.
E’l’ennesima intromissione della Chiesa nella vita dello Stato, che deve essere laico, ma destra e sinistra sono occupate a rifare la Dc e persino la morte del Papa diventa uno show mediatico, ormai non c’e trasmissione televisiva che non ospiti almeno un prete, quelli che non sono ancora riusciti ad apparire sono proprio degli “sfigati”…! Bisogna andare a votare contro la legge 40, è un dovere oltre che un diritto, e le donne per prime devono sentirlo. Si ricordino che fino a 60 anni fa non avevamo diritti civili, dunque, anche per rispetto di chi si è battuto per darci il diritto di voto, ora bisogna esercitarlo.
Chiara Boriosi Fonte L’Opinione

NON SO ESCRIVERE ITALIANO MA VI PREGO SI PODETE MANDARME UN INDIRISO DOVE ESCRIVERE A LA RA TURCOME URGUE E CUESTINE DE VIDA GRAZIE