Il 14 maggio u.s., Pensalibero.it ha presentato l’ultimo saggio di Renato Cristin – professore di ermeneutica filosofica all’Università di Trieste, già direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Berlino e direttore scientifico della Fondazione Liberal -, dal titolo fortemente esemplificativo: I padroni del caos.
Una sintesi più che stringatissima ma comunque assai efficace del contenuto del testo, sottolineava come Renato Cristin abbia condotto “una rigorosa analisi del percorso filosofico, culturale, etico e politico consolidatosi nell’ultimo quarantennio”, che ha origine e pervade l’intero Occidente, “interpretando e criticando il totalitarismo sessantottino e l’autocolpevolizzazione europea, il progetto di sostituzione dell’identità e l’abdicazione della chiesa cattolica, la rinuncia dinanzi all’altro e il conseguente rischio d’islamizzazione dell’Europa, ed elaborando la teoria filosofica di un nuovo reazionarismo euroidentitario come rigenerazione attualizzata del paradigma liberalconservatore”.
Il libro merita di essere non solo letto, ma anche studiato e approfondito, e soprattutto da parte di chi, come me, pur condividendo sia la linea di continuità del suddetto percorso che la possibilità di un confronto e perfino uno scambio culturale produttivo, tuttavia esula da un approdo reazionario di chiaro stampometafisico.
Caro professore, mi scuserà qui innanzitutto per l’eccessiva brevità espositiva delle tesi che, con molta modestia da parte mia, intendo mettere a confronto. Lei scrive che “l’ideologia dominante ha frantumato il quadro precedente sostituendolo con un vuoto – il caos appunto – manipolabile, e usa oggi l’affluenza immigratoria per stravolgere la prospettiva e i canoni, gli ordini e le tradizioni” (p. 372).
Come dicevo, non ho nulla da obiettare al percorso che Lei ha indicato, fondato sulla logica de-costruzionista del postmodernismo a partire dagli autori e dal pensiero francesi degli anni Sessanta: Gilles Deleuze, Jacques Derrida, Michel Foucault, Jacques Lacan e Jean-Francois Lyotard. Quest’ultimo, senz’altro a me più caro, per due motivi. Perché è dallo studio del suo saggio La condizione postmoderna – unitamente all’altro suo successivo Il postmoderno spiegato ai bambini oltre a quello dell’autore statunitense Fredric Jameson Il postmoderno, o la logica culturale del tardo capitalismo – che ho intrapreso la via delpostmodernismo; e perché l’approdo, possibile ma mai definitivo, a cui pare Lyotard abbia fornito la sua ultima esperienza di vita, è stata l’ipotesi piuttosto di una prospettiva postumana (cfr. R. Campa, etica della scienza pura, pp. 456-470). E quindi in linea con quanto Lei rappresenta, sia chiaro contrariamente a quanto viceversa ritengo, sostenendo che il transumanismo sia piuttosto “un progetto di de umanizzazione” (p. 388), e non esso stesso di “sostituzione” o, termine che riterrei più appropriato, oltrepassamento.
Che cos’è dunque questo caos, sul quale a lungo mi sono interrogato. Più che il “vuoto”, a cui soprattutto Lei – ripeto – fa riferimento, il caos (dei Greci) è per me lo “spazio-aperto” della globalizzazione.
Questo spazio è lo spazio del fenomeno mondiale, e in particolare europeo, dell’immigrazione. E qui, direi che sia senz’altro dipeso soprattutto dalle tendenze e dinamiche demografiche, in atto a partire dall’inizio della seconda metà del secolo scorso, così che sommariamente la popolazione mondiale è implementata da circa 2 a circa 7 e oltre i miliardi di individui attuali. E tuttavia, secondo il Suo ragionamento, se sia dipeso soprattutto da un percorso filosofico, culturale, etico e politico consolidatosi nell’ultimo quarantennio, allora Lei “sembra” (!?) concludere che: “l’io e l’altro non si differenziano ma si ‘interpenetrano’ al punto da confondersi e identificarsi, entrando in una terzietà neutra. Logica della mescolanza o, come dice Serres, ‘dei corpi confusi’” (p. 395).
Caro professore, se sapesse quanto ho a cuore la “terzietà”, che, mi permetta, non è e non può essere“neutra”; e questo, perché il pensiero che ho a cuore più di tutti è quello del più antico maestro Parmenide, in ordine al quale anche il Suo e il Mio Martin Heidegger tenne un corso di lezioni presso l’Università di Friburgo nel semestre invernale 1942-43, alla ri-scoperta del cosiddetto pensiero iniziale o originario (p. 442). Inoltre, facendo un piccolo passo indietro, Lei nel saggio ha anche precisato: “L’immigrazione sta infatti diventando il punto in cui tutte le difficoltà delle singole nazioni e quindi dell’Unione europea si incrociano, esplodendo. Se si interpreta questo punto di inflessione della linea storica europea come un passaggio naturale dei popoli da una condizione socio-culturale a un’altra, si tratterà semplicemente di attendere evoluzione e compimento di quel percorso, per trovarsi poi nella nuova realtà meccanicisticamente prodotta …”. E’ questo, l’altro punto che mi trova pienamente d’accordo. Cordiali saluti,
Angelo Giubileo

la foto contiene due lacune: il caos non si muove con rette e per sua natura è dinamico e quindi serviva un video più che una foto :)