• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Le conseguenze globali dello tsunami finanziario
IL ” CAMBIO DI PARADIGMA”

Tre domande a cui rispondere per capire in quale direzione bisogna muoversi. di Enrico Cisnetto

di Enrico Cisnetto | 2 Ottobre 2008

Confesso che la crisi finanziaria mondiale genera in me tre diversi sentimenti. Il primo è di invidia – ma il confine con la commiserazione è labile – nei confronti di coloro che tranciano giudizi e offrono ricette pronto-uso, di fronte ad una situazione straordinariamente complessa e difficile, che richiede invece umiltà e capacità di mettersi in gioco rinunciando a idee consolidate e precostituite. Il secondo sentimento è di intolleranza verso i tanti inclini a rivendicare primogeniture, che davvero in questa situazione nessuno può ragionevolmente vantare (altrimenti che dovrebbe dire il reietto Antonio Fazio, che intervenendo all’assemblea dell’Abi del 2003 denunciò il fatto che già allora i mutui ipotecari americani avessero raggiunto il 67% del pil e che Fannie Mae e Freddie Mac avessero un patrimonio pari solo all’1,6% dei 3.150 miliardi di dollari cui ammontava la loro esposizione?). Il terzo sentimento, infine, è di ripulsa contro chi, di fronte a fatti epocali, ripropone il trito schema “Stato-mercato”, senza aver capito che è dal 1989 e con l’avvento della globalizzazione che l’economia è di mercato (o non è) e che per Stato s’intende non la proprietà pubblica dei mezzi di produzione bensì la quantità e qualità di decisioni strategiche e di regole di governance che la politica sa produrre, e dalle quali dipende il suo essere buona o cattiva.

Racconto tutto questo per dire che siamo di fronte a quello che Kuhn avrebbe chiamato “cambio di paradigma”, rispetto ad una stagione dell’economia mondiale caratterizzata da una estrema finanziarizzazione – per ogni dollaro di pil mondiale ce ne sono 4,5 di debito – e da un sottostante modello socio-culturale di “arricchimento facile” che ha permeato l’intero Occidente. Questo “salto” di paradigma comporta la necessità di mettere in discussione tutte le certezze fin qui acquisite, comprese quelle di chi questo modello – vuoi da “sinistra” in nome dell’aumento delle disuguaglianze, vuoi da “destra” contro l’entrata in partita dei paesi emergenti – lo ha avversato. Dunque in questa fase, è molto meglio porsi delle domande che non dare delle risposte. Il primo e fondamentale dei quesiti è: cosa è successo esattamente? Di sicuro è “saltato” un sistema, quello finanziario di stampo anglo-americano, vittima di eccessi.

Troppa sproporzione tra la cosiddetta economia reale e quella finanziaria, troppo usata la leva finanziaria – le banche d’affari sono arrivate ad avere un rapporto di 1 a 25 tra attivi e debito – troppa spregiudicatezza nell’uso di prodotti sintetici arrivati a non più avere alcun riferimento a modelli matematici, troppi conflitti d’interessi non governati, troppa opacità, troppo labili le norme, troppo pochi i controlli. In Europa – per maggiore prudenza, certo, ma anche per incapacità – questo modello di business è stato importato in dosi se non omeopatiche di sicuro più circoscritte, mettendoci al riparo da alcuni di questi eccessi, o comunque dalla misura “taglia grande” americana di essi, anche se è stato e sarà difficile sfuggire alle conseguenze “globali” di questo tsunami.

La seconda, conseguente domanda è: esiste un rimedio? Tradirei l’assunto da cui sono partito se formulassi una risposta compiuta. Ho solo sensazioni. La più forte delle quali è che non si tratta “solo” di riscrivere le regole e di rafforzare o cambiare le autorità di vigilanza – cosa che comunque andrebbe fatta prendendo atto che la finanza è globale e tale resterà, dunque è bene avere norme universali e istituzioni di controllo mondiali – ma soprattutto e prima di tutto di ripensare il modello di business del sistema bancario e il ruolo della finanza rispetto alle altre componenti dell’economia.

Insomma, un ripensamento strategico del capitalismo, che certo non può essere scambiato per il “piano Paulson”, sul quale si possono formulare giudizi diversi – per esempio se ne può comprendere lo stato di necessità, senza per questo tacere la caratteristica di essere “a pioggia”, mentre finora si era giustamente distinto tra attività che hanno a che fare con il pubblico risparmio (come le due “gemelle” dei mutui ipotecari o l’assicurazione Aig) e quelle d’affari (Lehman), salvando le prime e lasciando fallire le seconde – ma si deve prendere atto che è stato pensato per “tamponare”, non per ricostruire.
Infine, mi dichiaro impotente di fronte alla terza e ultima domanda: se si tratta di trasformare e non di aggiustare, questo cambiamento come può essere realizzato? In quale direzione bisogna muoversi? Francamente, non lo so. Posso solo ribadire che mi sembra inutile riaffermare la supremazia dell’economia di mercato (Mario Monti) – e ci mancherebbe, con chi ha nostalgia di quella pianificata non vale neppure la pena di discutere – e sbagliato immaginare che “più regole” significhi “meno politica” (Michele Salvati), confondendo la nostra specificità con i problemi di governance dell’economia mondiale.

Anzi, a ben pensarci, due cose mi sentirei di tenerle ben ferme. La prima è che sarebbe deleterio immaginare la rivincita dell’economia reale sulla finanza, perchè di quest’ultima – più sana, più regolata, ma viva – ci sarà sempre bisogno per favorire lo sviluppo economico e anche per salvaguardare la mobilità sociale (interessante a questo proposito Fabio Sattin su Mf di ieri). La seconda che è sciocco considerare perdente in questa partita la globalizzazione in quanto tale, e che dunque il protezionismo – che è cosa diversa dalla difesa degli interessi nazionali – non è la strada da battere. Per il resto, sarà il caso di riparlarne.

Enrico Cisnetto

Pubblicato in : Primo piano

Info Enrico Cisnetto

Editorialista economico e opinion leader, da anni studio e descrivo i processi di cambiamento del capitalismo italiano e internazionale, soprattutto in relazione alle dinamiche politiche. Già direttore di diverse testate della Rusconi, vicedirettore del quotidiano l’Informazione e vicedirettore del settimanale Panorama, svolge un’intensa attività di editorialista per Il Messaggero, Il Foglio, Il Gazzettino di Venezia, La Sicilia di Catania, Liberal e Il Mondo. Cura una rubrica quotidiana nella trasmissione radiofonica Zapping (Rai Radio1) ed è spesso ospite delle trasmissioni di approfondimento e telegiornali di Rai, Mediaset, Sky, La7. Presidente di “Società Aperta”, è direttore responsabile del quotidiano on-line TerzaRepubblica.it

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Luisa Marzulli su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Francesco Altamore su La distanza che umilia l’Italia
  • Luca Bagatin su Netanyahu: “Israele difende anche voi”: e allora?

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti